Borgo Orefici, il cuore d’oro di Napoli

Napoli è una città fatta di microcosmi. Piccoli universi più o meno nascosti alle spalle delle arterie principali che ne disegnano il territorio, messi lì a disordinare e a dare vita.

Oggi ci addentriamo insieme in uno dei questi microcosmi: il Borgo Orefici.

Il Borgo Orefici si estende tra il corso Umberto e via Marina. Questa zona della città è da sempre stata destinata, per via della vicinanza con il porto, ad attività commerciali. Non è un caso, perciò, che la caratteristica che definisce la storia e l’identità del borgo abbia a che fare con questo aspetto.

Breve storia del Borgo Orefici

Sotto il regno di Giovanna D’Angiò , i mastri orafi napoletani e le loro botteghe ebbero riconoscimento ufficiale, e nacque così la loro corporazione. Immediatamente, l’insieme di vicoli che si estendeva tra le due principali strade della zona portuale divenne la base delle loro attività. E ancora oggi il Borgo, che appunto da questo fenomeno prese il nome, è il luogo perfetto dove recarsi in cerca delle migliori oreficerie e gioiellerie della città: pensate un po’ da quanti secoli!

La zona divenne così caratterizzata dal lavoro dell’oro e dei gioielli che nel XVII secolo il viceré stabilì che quel tipo di attività potessero essere svolte soltanto nel Borgo Orefici. Non solo la maggior parte dei sacri arredi delle nostre chiese (tra cui quelli dell’immenso tesoro di San Gennaro), ma anche i gioielli più antichi che circolano, di madre in figlia, nelle famiglie napoletane sono stati battuti proprio tra questi vicoli e queste botteghe.

I tesori del Borgo (…non solo gioielli)

Il cuore del quartiere è rappresentato da Piazza Orefici. In questa piazza, tra il 1500 e il 1600, avveniva il processo di fusione dell’oro, all’esterno delle botteghe, i modo che i rappresentati della Corporazione orafa e tutti i cittadini potessero verificare con i loro occhi la purezza e la qualità dei materiali.

In questa piazza c’è dal 2015 una targa intestata a Matteo Treglia, l’orafo napoletano che ornò il busto di San Gennaro con la famosissima Mitra, gioiello sorprendente realizzato con 3694 pietre preziose, 358 diamanti e 43 smeraldi su una base di oro e di argento. Inoltre, la piazza ospita il crocifisso ligneo realizzato nel XVIII secolo a seguito di un’epidemia di peste. Il Crocifisso, posto sotto una copertura in rame battuto, è sostenuto da un basamento dove sono rappresentate scene della passione di Cristo.

borgo orefici

Altra piazzetta del Borgo è Piazza Carlo Troya, dove c’è una storica fontana di Napoli, la Fontana della Pietra del Pesce, realizzata nel 1578. La chiesa principale del quartiere è invece San Giovanni a Mare, che ospita una imponente testa marmorea di donna. Si tratta di una copia: l’originale, oggi a Palazzo San Giacomo, fu ritrovato intorno al 1594 nella zona dell’Anticaglia. Il busto fu associato sin da subito alla sirena Partenope, anche se in realtà rappresenta probabilmente Afrodite. La storia di questo busto fu piuttosto tribolata, e quando, tra un’avventura e l’altra, nell’800 venne posizionata nei pressi della chiesa di Santa Maria nell’Avvocata, e vicino a un busto di Sant’Anna, venne soprannominata Marianna, ‘a capa ‘e Napule.

Vi è poi nel borgo una chiesa tra le più conosciute di Napoli, quella di Sant’Eligio. Fu edificata nel 1270, accanto ad un ospedale. Nel ‘500, per questa ragione, venne fondato dal viceré Pedro de Toledo un educandato femminile in cui le giovani donne potevano essere istruite al servizio infermieristico. La struttura è stata vittima di incendi, terremoti e dell’incessante scorrere del tempo. Ma l’arco che collega il campanile alla chiesa, con il famosissimo orologio, costituisce ancora una testimonianza preziosissima della nostra Storia.

borgo orefici

Oggi, il Consorzio Antico Borgo Orefici si occupa di valorizzare questo splendido quartiere di Napoli, nel quale si trovano una prestigiosa scuola di oreficeria, La Bulla, e il Museo di Arti Orafe.

Questo è solo un piccolo assaggio del Borgo Orefici: nei prossimi giorni, tenete d’occhio i nostri canali, perché approfondiremo molte delle sue storie. E, soprattutto, andate a fare una passeggiata tra i suoi vicoli!

Beatrice Morra

Fotografie di Federico Quagliuolo


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