Marianna, ‘a capa ‘e Napule fra francesi e greci

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Quella di Marianna è una storia d’amore. L’amore di Napoli e dei napoletani che riesce a superare la barriera dei sessi, addirittura arrivando anche ad oltrepassare la barriera della stessa vita.

Donna Marianna” è infatti la testa di una statua ritrovata per caso nel 1594. All’epoca si credeva fosse la testa della mitica sirena Partenope, ma, secondo studi seguenti, fu accertato che è la testa di una antichissima statua di Afrodite presente in chissà quale tempio dell’antica Neapolis.

Nonostante fosse considerata particolarmente brutta (tant’è vero che era comune il detto “pare ‘a capa ‘e Napule” per indicare una persona con la testa grossa e sproporzionata), i napoletani accolsero l’insolito ospite di buon grado, posizionandola in una strada del borgo degli orefici e dandole il nomignolo di Marianna.
Quando c’erano feste cittadine, poi, le donne la adornavano con fiori e gioielli per farla partecipare a tutti gli eventi allegri.

Il popolo, dal più pezzente al migliore fra i nobili, si affezionò così tanto a quella strana testa da dichiarare addirittura un lutto cittadino quando la soldataglia spagnola le distrusse il naso durante la rivolta di Masaniello. La testa fu riparata alla buona dai marinai del Mercato, ma il naso tornò solo nel 1879, a spese di un facoltoso cittadino particolarmente affezionato che, personalmente, finanziò i lavori di restauro.
La II Guerra Mondiale neanche la risparmiò: i bombardamenti del Porto la lesionarono, non distruggendola del tutto.
La statua, sopravvissuta ad invasioni barbariche, incendi, rivoluzioni, nasi rotti, guerre e bombardamenti, fu infine portata nel 1961 a Palazzo San Giacomo, dove si trova anche oggi.

E quella in foto?
E’ una copia creata nel 2003 dall’istituto “Campo del Moricino” e posizionata dalla cittadinanza nella chiesa di San Giovanni a Mare, dietro Piazza Mercato.
Quarant’anni di lontananza, infatti, non hanno fatto dimenticare l’amore dei residenti del Mercato verso la loro millenaria, silenziosa e fedele compagna.

-Federico Quagliuolo

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