Pompei : La Villa dei Misteri

 

 

 

 

 

Pompei, luogo dell’anima. Pompei apre le porte del tempo, un tempo che è stato per capriccio della natura “congelato”. Non c’è dunque bisogno di una macchina del tempo se si ha la possibilità di camminare per le strade di questa città, concessa ai posteri come un lascito storico.

Innumerevoli scorci suggestivi caratterizzano la Pompei che possiamo ammirare oggi, innumerevoli testimonianze sono state lasciate impresse nella pietra o dipinte su di essa.

La grande rivelazione di Pompei fu infatti dovuta sostanzialmente al ritrovamento di abitazioni private pressocchè intatte. La casa pompeiana quindi, a differenza delle case ad esempio escavate a Roma o in altri luoghi, appare come l’emblema della casa descritta nella trattatistica vitruviana.

Oggi però non ci focalizziamo su una casa urbana, bensì su una villa suburbana: la Villa dei Misteri.

Scoperta parzialmente nel 1909-1910, la sua conformazione architettonica si prefigura come costruzione intermedia tra la villa d’otium e villa rustica;

. Purtroppo rimane ancora sconosciuto il fautore della sua costruzione, sebbene sappiamo che forse appartenne alla famiglia degli Istacidii, fra le più importanti famiglie pompeiane di età augustea.

Secondo recenti studi si è potuto stabilire che l’impianto architettonico sia risalente al I secolo a. C. con successive trasformazioni fino al momento dell’eruzione (79 d.C.).
L’odierno assetto della villa si deve agli interventi che hanno avuto luogo in seguito al terremoto del 62 d.C., quando si avviò la conversione dell’edificio da villa residenziale a complesso agricolo e produttivo. Le tracce dei lavori dopo questo terremoto ci hanno permesso di conoscere alcune tecniche di restauro adottate appunto dai romani in quell’epoca. Al momento dell’eruzione del 79 d.C., erano dunque in corso lavori di adeguamento della struttura da parte dell’ultimo proprietario.

Oggi si arriva a questa magnifica villa passando per la necropoli, un cammino suggestivo che fa da perfetto proemio alla poeticità delle vestigia dell’antica costruzione.
La villa si  trova sul lato ovest e si affacciava sul mare,  impostandosi su un suggestivo asse prospettico costituito in sequenza da atrio, tablino e sala di soggiorno chiusa in fondo da una panoramica esedra semicircolare fenestrata.
Dal soggiorno con esedra si accede, attraverso un passaggio laterale, alla sala dei Misteri.

Ma dunque, perché questa villa si chiama appunto “Dei Misteri”?

La villa deve il suo nome a uno straordinario ciclo di affreschi che adorna la sala del triclinio. Questi affreschi sono sostanzialmente a grandezza naturale e sono posti lungo tutto il perimetro interno della sala. Avvolgono il visitatore in un antico abbraccio.

Gli affreschi di questa villa costituiscono ancora oggi un terreno scivoloso per quanto riguarda l’interpretazione della critica d’arte. Sicuramente essi rappresentano un rito di iniziazione ai misteri dionisiaci, per quanto ad una più attenta analisi si può comprendere come la critica tradizionale dia delle spiegazioni poco convincenti di alcune parti di esso.

In questo fregio pittorico appunto assistiamo all’iniziazione dionisiaca di una bambina, la quale dalla prima scena ci pare poco incline a prendere questa strada. Il ciclo continua portando avanti la narrazione dell’iniziazione di questa bambina,nel frattempo diventata fanciulla, che nolente manda avanti il rito (come si può percepire dall’incurvatura, spesso verso il basso, della bocca).

Assistiamo dunque a un climax in questo dipinto, dove troviamo sostanzialmente una repulsione per la vita dionisiaca e anche rassegnazione. Nel contempo però vi ritroviamo una mirabilissima rappresentazione del II stile pittorico pompeiano, con i suoi accesi colori che ci sono stati restituiti grazie al più recente restauro.

Il restauro ha però forse appiattito i viola che caratterizzano le vesti delle devote a Dioniso. Queste sfumature erano state mantenute pressocchè inalterate nei precedenti restauri novecenteschi, mentre ora appaiono sostanzialmente scomparse. Il colore viola è inoltre un altro dato importante per comprendere questo dipinto, in quanto rappresenta per eccellenza il colore del vino.

Vi è una parte dell’affresco dove è facile riconoscere un atto di  ”oinomanzia”, cioè la lettura dei fondi del vino rimasti all’interno dei vasi, finalizzata a predire il futuro. Una pratica largamente in uso tra i romani e dalla quale si sviluppò poi quella della lettura dei fondi di thé e di caffè.

Tutta la scena è dominata dalla coppia divina posta al centro della parete di fondo, in cui si identificano Dioniso e Afrodite, della quale però, a causa di un crollo dell’intonaco, non ci è pervenuta la parte superiore del corpo.
Ad ogni modo, il culmine della tensione narrativa dell’affresco è raggiunto nella scena rituale in cui la donna inginocchiata scopre il fallo, coperto sempre da un manto viola, mentre un personaggio alato (forse una Lare, una divinità di origine etrusca) è intento alla flagellazione rituale. Ora può darsi anche che questa flagellazione risulti quasi come un monito a non andare in contro alla vita lussuriosa e sregolata propria dei culti dionisiaci.

Purtroppo per questa rappresentazione pittorica si possono fare soltanto deduzioni e supposizioni, ma è anche questo mistero riguardo il vero significato dell’affresco a conferire tanto valore a questa stupenda villa pompeiana.

Adesso sta a voi immergervi in questa realtà ed assaporare un antichità così lontana, eppure anche così vicina.

 

 

 

 

 

 

 

Author: Gaia Borrelli

Diplomata al Liceo Classico Sannazaro di Napoli, ora studentessa di architettura presso la Federico II. Amo disegnare, fotografare ,ballare e scoprire la mia città. Speranzosa di poter trasmettere la mia passione per Napoli e le sue storie il più possibile.

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