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Il culto di Cerere a Napoli

Muri che parlano, muri che raccontano storie, muri che ci riportano alla mente antichi culti in quel di Napoli.

Ed è così che, guardando un semplice bassorilievo, inosservato dai più, in San Gregorio Armeno, ci ritroviamo di fronte quella che è la figura dell’antica sacerdotessa Demetra/Cerere: sul capo una cesta ed in mano una fiaccola. Ecco com’è rappresentata l’antica sacerdotessa.

Proprio in quel luogo sorgeva il tempio a lei dedicato, di cui, ahimè, restano solo i resti di questo antico quanto prezioso bassorilievo. Simbolo vivo e fortunato di un antico culto o trasportato lì per caso in un secondo momento, sicuramente costituisce quella che è un’importante testimonianza di un rapporto molto forte e sentito della città con la divinità Demetra (nome con il quale era conosciuta nell’antica Grecia, nota come Cerere dai romani).

Ma per quanto poco se ne sappia, il culto di tale divinità era veramente molto sentito dai cittadini napoletani, molto più di quanto si possa pensare: ella, infatti, si accompagnava, mano per la mano, alla fondatrice della città, Parthenope. Ad entrambe, nei mesi di ottobre e novembre, venivano dedicati dei giochi, le cosiddette feste Lampadiche.

Le due divinità, infatti, sono indissolubilmente legate fra di loro, anche se non tutti lo sanno: Demetra aveva una figlia alla quale era molto legata, Persefone, la quale era affidata alle sue ancelle per proteggerla da Ade che la desiderava a tutti i costi. Le ancelle, però, fallirono miseramente nel loro compito e la rabbia della divinità per la sparizione della figlia non si fece attendere!

Le dolci ancelle furono tramutate in mostri col corpo di uccello ed il capo di donna, le Sirene. Il loro destino era segnato, erano condannate per la vita ad aiutare la dea nella ricerca della figlia, ma ben presto riuscirono a prendere il sopravvento sulla situazione ed ognuna seguì la sua strada, di una in particolare ben conosciamo la via: Parthenope, ella si spinse molto oltre, fino ad arrivare ad un isolotto fra Posillipo ed il Vesuvio, dove spirò l’ultimo respiro.14917252_620432748129478_2856145986251967354_o

Napoli, inoltre, era l’unica città in cui ancora riusciva a mantenersi in vita quello che era un antico culto greco: le antiche tradizioni erano infatti rimaste completamente inalterate solo nella nostra città. Molte giovani fanciulle, di nascita nobile, decidevano di dedicare la loro vita alla dea della terra e della fertilità, la dea della nascita, la dea che aveva insegnato la coltivazione agli esseri umani.

Il sacerdozio di Demetra non era accessibile a tutte: era riservato alle sole fanciulle vergini appartenenti alle famiglie aristocratiche più in voga dell’antica Napoli. Fin da piccole, le ragazze, trascorrevano la loro infanzia in collegi dove, dopo svariati anni, venivano iniziate a conoscere quelli che erano i culti più misteriosi della dea, era infatti un onore per queste fanciulle entrare a far parte di tale sacerdozio.

Di tale culto si è purtroppo tramandato ben poco, ma il suo fascino è ancora capace di catturare l’attenzione dei molti che passeggiano per San Gregorio Armeno, scorgendo quello che potrebbe a prima vista sembrare il bassorilievo di u

 

-Cristina Bianco

  • – Foto di Alessandro Genovese

Author: Cristina Bianco

Diploma di liceo classico ed attualmente studentessa di Giurisprudenza. Passione per tutto ciò che è creativo, amante della scrittura, del disegno e del canto. Profondamente innamorata della mia città, scrivo e disegno con piacere per Storie di Napoli

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