Odessa, la città napoletana in Ucraina

C’è Napoli anche nel cuore della lontana Ucraina. Precisamente nella strada principale della città di Odessa, ulitsa Deribasovskaya. 

Non c’è da spaventarsi per il nome: la strada fu infatti intitolata all’ufficiale napoletano José de Ribas, che fondò “Odesso” nel 1794, durante una missione nelle terre appena conquistate dall’Impero Russo. Il nome fu però subito cambiato in “Odessa” dalla zarina Caterina II di Russia, perché la città doveva avere un nome femminile perché doveva simboleggiare “forza e importanza“. 

L’imperatrice, nell’opera di conquista dell’Ucraina, fu aiutata da truppe napoletane. D’altronde, i rapporti di amicizia fra Napoli e la Russia nacquero proprio in quel periodo. 

In realtà esisteva già un villaggio nel luogo in cui nacque la cittadina italiana, ma le poche baracche degli indigeni sparirono presto quando arrivò un’infinità di emigranti da tutto il Sud Italia. 

Fotografia Odessa Ulitsa Deribasofskaya
L’antica ulitsa Deribasovskaya ad Odessa, nel XX secolo

Una bellissima colonia italiana 

Il clima di Odessa, a dispetto di quanto si possa immaginare, è molto mite e ricorda assai da vicino le atmosfere mediterranee. Bastò questa notizia per attrarre migliaia di meridionali in cerca di fortuna, affascinati dalla potenza immensa della Russia imperiale che, agli occhi di chi visse a fine ‘700, doveva sembrare bella e ricca quanto l’America dei tempi moderni. 

All’epoca tutti i sudditi del Regno delle Due Sicilie erano chiamati indistintamente “napolitani“. Ed ecco che Odessa ancora oggi è piena di palazzi “Pesce” “Rossi” “Anatra” , tutte famiglie emigrate da ogni parte del Regno nella nuova città “italiana“. 

In pochi anni aprirono ad Odessa un’infinità di attività commerciali italiane, dalla sartoria alla produzione di oggetti musicali.

Il settore alimentare vedeva un monopolio assoluto dei napoletani: dai ristoranti agli alimentari, passando per le panetterie e pasticcerie: tutti i negozi erano gestiti da emigranti duosiciliani. D’altronde l’Ucraina, da sempre considerata il granaio d’Europa, non poteva trovare ospiti migliori se non un popolo che ha sempre amato i prodotti del grano. Anche se -strano a dirsi- la pizza non prese mai piede ad Odessa. 

Gli italiani erano presenti in ogni aspetto della vita della regione meridionale dell’Ucraina, tant’è vero che, verso la metà dell’800, la città adottò ufficialmente l’Italiano come seconda lingua, con tanto di segnaletica e documenti ufficiali scritti in due lingue. Di conseguenza, il primo dizionario Russo-Italiano della Storia fu creato ad Odessa dal professore universitario Domenico De Vivo, di origini napoletane. 

Famiglia Menzione fotografia d'Epoca Odessa
Fotografia della famiglia Menzione ad Odessa, tutti i diritti a Marmi Menzione

C’è anche un esempio vivente del legame fra Odessa e Napoli: l’azienda della famiglia Menzione, storica ditta produttrice di marmi, si trasferì nel XIX secolo ad Odessa per espandere il proprio business. I marmisti napoletani erano infatti considerati una vera e propria “casta” in città e godevano di ricchezze immense, oltre ad avere lavori commissionati dall’intera Russia. 

Ne fu un esempio il cimitero monumentale di Odessa, interamente realizzato da artigiani italiani. Fu però distrutto nel XX secolo dall’occupazione nazista e poi da quella sovietica. Molti palazzi e monumenti della città ucraina portano però ancora la firma degli antenati degli attuali proprietari. 

La fortuna invece è stata benevola con la famiglia Menzione, che oggi ancora produce bellissime opere d’arte a Poggioreale. 

Marmi
La facciata di un palazzo di Odessa realizzata da Giustino Menzione, fotografia di Odessitaly

In effetti, l’intera città fu disegnata da architetti napoletani secondo canoni classici. I primi ad assumere il ruolo di “architetti cittadini” (una sorta di “pianificatori” del piano edilizio) furono i fratelli Frapolli e, successivamente, Ivano dall’Acqua. Tutti napoletani. Si aggiunse a metà ‘800 anche il sardo Francesco Boffo, l’autore della famosissima Scalinata Potemkin, quella del film “La Corazzata Potemkin“. 

La città fu immaginata “a misura d’uomo”, pensata e costruita seguendo i dettami della cultura mediterranea. 

Non c’è allora nemmeno da stupirsi se ‘O sole Mio, probabilmente la canzone napoletana più famosa nel mondo, non parla del sole di Napoli, ma di quello di Odessa! 

Il teatro della cittadina sul Mar Nero fu uno dei palcoscenici più importanti d’Europa ed Edoardo Capurro, durante una tournée in Russia, vide il tramonto sul Mar Nero e, sull’onda dell’emozione, scrisse il testo della canzone. 

Oggi la situazione è ben diversa dal passato: gli italiani sono quasi del tutto spariti da Odessa, anche se rimane una piccola colonia di discendenti delle antiche famiglie napoletane.

Le rivoluzioni, l’occupazione sovietica e le rigidissime punizioni inflitte all’Ucraina fecero morire o fuggire gran parte della popolazione. Così, a ricordare il passato di una città ricca e fiorente che fu la “Napoli ucraina” ci sono solo i nomi di strade, palazzi e negozi. 

-Federico Quagliuolo

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