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Totò e Pasolini: una coppia improbabile

Non sembra anche a voi proprio una strana coppia quella di Pasolini e Totò? A me personalmente sì. La prima volta che lessi della loro collaborazione per la produzione di alcuni film, rimasi abbastanza sorpresa. Mi sembravano due personaggi così diversi per idee e modi di esprimersi! Così diversi da non riuscire neanche ad immaginarli seduti a chiacchierare davanti ad una tazza di caffè. Figuriamoci a girare interi film insieme.

Eppure ad un certo punto un regista-intellettuale di sinistra come Pasolini ha avuto bisogno proprio di un principe-clown napoletano come Totò. Era il 1965, Totò era ormai quasi completamente cieco e Pasolini bussò alla sua porta con un’idea ancora abbozzata. L’idea di una favola moderna che un anno dopo sarebbe diventata il film Uccellacci e uccellini.

Il rapporto tra Pasolini e Totò

Quando in una intervista fu chiesto a Pasolini perché avesse scelto proprio Totò per la parte di quel film, lui rispose così: riuniva in sé in maniera assolutamente armoniosa, indistinguibile, due momenti tipici dei personaggi delle favole, cioè l’assurdità, il clownesco, e l’immensamente umano, umano proprio come nelle favole della nonna insomma.

Mentre quindi Pasolini scelse Totò ancora prima di averlo conosciuto di persona, Totò all’inizio non amò il personaggio Pasolini e sottolineò la rigidità del nuovo regista che non lasciava lui alcuna libertà di espressione o improvvisazione (tipiche invece dei suoi lavori precedenti). Alla fine delle riprese però il Principe dovette ricredersi, dichiarò che Pasolini era un genio e  che il film sarebbe stato senza dubbio un successo, anche se non ne aveva ben compreso la trama…

Da questo momento le collaborazioni tra i due continuarono e, in particolare, con Pasolini Totò girò il suo ultimo film. Più che di film in realtà parliamo di episodio: era infatti il 1967 e in quegli anni andava di moda girare film divisi in vari episodi, affidati ciascuno ad un diverso regista. Nel nostro caso il film si intitola Capriccio all’italiana e l’episodio curato e interpretato da Pasolini e Totò Che cosa sono le nuvole?

Che cosa sono le nuvole?

Scena di Che cosa sono le nuvole?

Il titolo è bello, non c’è che dire. È uno di quei titoli che ti incuriosisce e ti attrae per un semplice motivo: non ti fa minimamente capire di cosa si tratti. Sebbene quindi mi aspettassi di tutto, non avrei mai immaginato di assistere ad una reinterpretazione (decisamente sui generis) dell’Otello.

Il film infatti segue le vicende di un piccolo teatro durante uno spettacolo di marionette che sono mosse per interpretare il dramma shakespeariano. A noi spettatori è concessa una visione a tutto tondo non solo della rappresentazione teatrale sul palco, ma anche del dietro le quinte e addirittura del pubblico.

La struttura dell’episodio è quindi molto particolare: si tratta di una fictio teatrale inserita nella fictio di un film. Un sogno dentro un sogno” come dirà Totò che, con la faccia dipinta di verde, simile a un grillo parlante, interpreta la marionetta del perfido Jago.

La trama si svolge con tenerezza e simpatia fino al momento in cui Jago convince Otello (interpretato da Ninetto Davoli) ad uccidere Desdemona, ma a questo punto, inaspettatamente, il pubblico si alza dalle proprie sedie e si oppone al classico esito della trama. A decine irrompono sul palco e salvano la marionetta Desdemona dalle grinfie delle due marionette Jago e Otello, che vengono irrimediabilmente rovinate.

Alla fine dello spettacolo i due burattini, ormai inutilizzabili, vengono portati dall’ ”immondezzaro”, interpretato da Domenico Modugno, in una discarica abusiva. Qui, distese e senza potersi muovere per salvarsi, le marionette guardano per la prima volta il cielo e le nuvole.

E che so’ quelle?, dice la marionetta-Otello.

Quelle sono… sono le nuvole, risponde la marionetta Jago.

E che so’ ste nuvole?

Mah! 

Quanto so’ belle, quanto so’ belle, quanto so’ belle!

Ah, straziante meravigliosa bellezza del creato. Aah!, risponde il grande Totò, pronunciando così la sua ultima battuta.

 

Claudia Grillo

 

Author: Claudia Grillo

Studentessa di lettere classiche alla Federico II. Mi hanno sempre colpita le parole del nostro Massimo Troisi nel film "Il Postino": - Mi sono innamorato! - Non è grave, c'è rimedio - No, no, che rimedio, io voglio stare malato! Ecco, la penso proprio così, bisognerebbe innamorarsi ogni giorno di quello che si vive, delle piccole cose, delle persone, dell'arte.. e come non innamorarsi di Napoli?

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