Napoli celebra il suo Principe Totò

Napoli celebra il Principe Totò

La Basilica di Santa Maria alla Sanità è gremita. Un intero quartiere, e non solo, si è raccolto tutto in questo giorno speciale: il 50esimo anniversario della morte di Antonio de Curtis, in arte Totò.  Persone anziane,  giovani ragazzi, donne e bambini; chi è cresciuto attraverso le sue risate e chi purtroppo, per dati anagrafici, non l’ha mai conosciuto. C’erano proprio tutti a rendere l’ultimo omaggio al loro principe, un forte  abbraccio metaforico, inevitabile, da parte del suo quartiere, la Sanità, che lo ha visto nascere in via Santa Maria Antesecula in una fredda notte di febbraio nel 1898.

Qui Totò ha mosso i suoi primi passi, andando in giro per i vicoli stretti e brulicanti di vita, già alla tenera età di sei anni, quando improvvisava i primi travestimenti con gli abiti della madre.  Un quartiere animato da forze contrastanti, oggi considerato da alcuni ” il tempio della malavita napoletana”, ma che in realtà trabocca di storia e arte millenaria. Già in vita più di duemila anni fa quando greci e romani lo utilizzavano come luogo di sepoltura, tante sono le testimonianze di cimiteri, catacombe,tumuli…  Tra ‘600 e ‘700, poi, rappresentava il centro preferito da nobili e borghesi napoletani, circondato da boschi e botteghe di artigiani e falegnami. Ma quando poi il re decise di costruire un ponte per raggiungere la sua residenza a Capodimonte, fu allora che cominciò il lento declino del quartiere e della sua gente, oggi sempre più in difficoltà.
E allora  anche  ricordare Totò può essere un passo importante per il riscatto di questa delicata zona di Napoli; figlio di questo quartiere che non si è mai fermato davanti ai “caporali” come li chiamava lui, ma ha combattuto le intemperie della vita  per inseguire i propri sogni, senza mai perdere le speranze.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                             Totò, caratterizzato da un’estrema umiltà, pensava che, una volta morto, non sarebbe rimasto nulla della sua arte. Niente di più sbagliato.

Facendo una  passeggiata per il quartiere, addentrandosi nei meandri, è facile intuire come in realtà Totò non abbia mai abbandonato questo quartiere né la sua gente che ancora oggi continua a donargli tutto il suo amore. Innumerevoli sono le testimonianze che lo ricordano, come la targa posta sopra la casa della sua infanzia, il monolite da poco inaugurato a Largo Vita, la scultura in via S.M. Seculara, un Museo a Palazzo dello Spagnuolo.

La funzione religiosa termina con un lungo ed emozionante applauso, come se fossimo in un teatro ad assistere all’ultimo capolavoro di Totò, e alla fine in tanti si commuovono ancora.

Usciti dalla chiesa, parlo con Elena Anticoli de Curtis, la nipote di Totò, la quale mi spiega che “Totò  è rimasto un figlio del popolo, non ha mai perso di vista le proprie origini, anche dopo aver raggiunto il successo. E’ stato questo a renderlo immortale“.

 

Poi le chiedo come spiegherebbe la figura di Totò ai ragazzi di oggi, e mi invita innanzitutto a guardare i suoi primi film, ma soprattutto a leggere le sue poesie.

Sì, perché Totò non è stato solo il più grande attore, il principe della risata come tutti lo conosciamo. Ma molto altro, tra cui anche un romantico poeta: sono numerosissime le sue composizioni  come ad esempio  “Passione”, “Pe’ nun te scurdà cchiù”, “O saccio sultant’io”, ma il capolavoro fu “Malafemmena“, dedicato alla moglie Diana, il vero amore della sua vita, e non a Silvana Pampanini, come molti credevano.

-Secondo lei, cosa starà facendo oggi suo nonno? principe

Sorridendo, Elena mi risponde che secondo lei, suo nonno sarà bello seduto da qualche parte, gustandosi quest’ultimo spettacolo in suo onore, e un po’ deridendoci anche se dopo 50 anni è riuscito finalmente ad ottenere ciò che si meritava.

E già, perché se oggi sono tutti pronti, in prima fila, a ricoprire Totò di elogi e belle parole, prima non fu affatto cosi: la critica fu spesso spietata nei suoi confronti, tanto da indurre alcuni a parlare di un vero e proprio “boicottaggio” ai suoi danni , e di questo Totò ne soffrì tantissimo. Ricordiamo un episodio, ad esempio, in cui a Napoli gli fu conferito un premio per la sua lunga carriera artistica, ma la cerimonia venne inspiegabilmente disertata dalla critica. Totò allora, appoggiatosi sulla spalla dell’amico Steno che lo aveva accompagnato, scoppiò in lacrime per la delusione.
Prima di lasciarla definitivamente, le chiedo un’ultima curiosità: se Totò non fosse diventato il grandissimo attore che ancora oggi ricordiamo, cosa sarebbe diventato?

“Un prete, o almeno ci ha provato!” Cosi risponde sorridendo Elena alla mia domanda, riferendosi ad un episodio molto particolare della vita di Totò, legato al triste destino di una donna: principe

Totò ha sempre avuto un legame molto forte con le donne, il suo cuore ne ha amate tantissime, e un posto speciale era occupato da Liliana Castagnola, una bellissima soubrette che Totò  conobbe nel 1928 al Teatro Nuovo di Napoli; tra i due esplose subito un amore travolgente, ma proprio quando Liliana pensò di aver trovato il proprio equilibrio, Totò decise di partire per una tournée a Padova. A quel punto, il 3 marzo, Liliana ingerì un potente sonnifero, scrisse un biglietto d’addio al suo amato e si preparò al suicidio.  Per Totò fu un periodo molto duro, cadde anche in depressione per l’accaduto, tanto che per un momento decise di abbandonare la sua carriera teatrale ed entrare in un convento ad Assisi. Ebbe un lungo e fitto discorso con il priore, ma quando comprese che il voto di castità sarebbe stato totale,  gli subentrò un’improvvisa  voglia di scappare. Salutò in fretta il priore e lasciò il monastero con la convinzione sempre più forte che il suo destino sarebbe stato quello dell’attore.

Ci salutiamo con questo simpatico aneddoto.  Ormai è buio  e  quando lascio questo affascinante quartiere sono accompagnato da un duplice sentimento: perché se da un lato provo il rammarico per  non aver  conosciuto forse il più grande artista mai nato in questa città, dall’altro, invece,  mi piace pensare  che in fin dei  conti  Totò rinasca ogni volta che qualcuno guardi un suo film, ricordi una sua battuta  o  semplicemente pronunci il suo nome, rendendo cosi la sua figura immortale.

 

 

 

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