Il Parco Virgiliano: la terrazza degli Dei

Molti napoletani avranno di certo intuito che il luogo in questione non può che essere il Parco Virgiliano. Attenzione, Virgiliano, non Vergiliano. Difatti sebbene anche questo parco che troneggia sulla collina di Posillipo deriva la sua attuale denominazione proprio da un omaggio al sommo poeta, non è da confondere con il parco che ospita la sua tomba (nonché anche la tomba di Giacomo Leopardi).

Il Parco Virgiliano è un luogo dove oggi questo spirito rinasce, dove è possibile ammirare il Golfo di Napoli nella sua interezza, dove è possibile navigare con lo sguardo dal Vesuvio alla Costiera Sorrentina, perdersi nel profilo frastagliato di Capri per poi approdare a quello dolce e minuto di Procida, dietro alla quale si erge quello maestoso di Ischia. Lo sguardo si perde, sprofondando in questo dolce infinito.

Dove ci troviamo dunque? Molti napoletani avranno di certo intuito che il luogo in questione non può che essere il Parco Virgiliano. Attenzione, Virgiliano, non Vergiliano. Difatti sebbene anche questo parco che troneggia sulla collina di Posillipo deriva la sua attuale denominazione proprio da un omaggio al sommo poeta, non è da confondere con il parco che ospita la sua tomba (nonché anche la tomba di Giacomo Leopardi).

Il nome originale era “Parco della Vittoria”, come si può immaginare esso infatti fu voluto in epoca fascista e inaugurato nel 1931. In seguito fu ribattezzato “Parco della Rimembranza”, mentre successivamente, sotto iniziativa di Guido Della Valle, esso fu denominato per l’appunto “Virgiliano”.

Il Parco si estende su un promontorio, attraversato dalla celebre “Grotta di Seiano”, la quale conduce al “Parco archeologico del Pausylipon”, un luogo unico nel suo genere, talmente suggestivo da suscitare commozione nell’ammirare i tramonti.

Al Parco si accede da Viale Virgilio, dove troviamo un ingresso monumentale che immette in un ampio cortile; sul lato opposto rispetto all’entrata campeggia una fontana di recente costruzione. Il Parco è dotato di molte attrezzature, difatti al suo interno sono presenti sia un campo di atletica che uno da calcio, oltre a piste per il pattinaggio e una cavea per concerti. Di notevole interesse è la presenza all’interno del parco di due busti: uno raffigurante il mitico Simòn Bolìvar, donato dal Venezuela come segno di amicizia e un altro di Gandhi, come simbolo di pace.

I punti panoramici sono infiniti, si può dire che quasi ogni luogo del parco riservi una particolare vista del golfo. Da una parte vi è appunto lo scenario più canonico della città, mentre il lato opposto, che si affaccia su Bagnoli e i Campi Flegrei, offre una visuale del tramonto davvero unica. Sfumature dal rosso fuoco al viola acceso si avvicendano di giorno in giorno, creando ogni volta spettacoli del tutto nuovi.

Sebbene nel 1997 sia stata avviata la riqualificazione del parco, riaperto poi nel 2002, non sembra che la situazione sia molto migliorata. Ad oggi infatti, anche se la struttura è ben delineata e progettata, il parco sembra versare in uno stato di abbandono perenne, lì dove imperversano piante dalla crescita incontrollata, zanzare che nemmeno nelle paludi della Louisiana e soprattutto sentieri interrotti.

Fa piangere il cuore il non poter più scendere su quello che secondo me era il punto panoramico più bello di Napoli, ovvero quello affacciato sulla baia di Trentaremi. Una vera e propria impresa erculea arrivarci e soprattutto poi risalire, ma lo spettacolo valeva tutta la fatica!

Gaia Borrelli

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