Il furto della tomba di Pitloo, il fondatore della Scuola di Posillipo

Antonio Pitloo, il fondatore della Scuola di Posillipo, vide profanata la sua tomba proprio dagli assistenti di un suo discendente

Cimitero degli inglesi Poggioreale

 

Tra il corso Garibaldi e via Arenaccia si estende, per quasi ottomila metri quadrati, il cimitero acattolico di Santa Maria la Fede, conosciuto dal popolo con il nome di “cimitero degli inglesi”. Fino al 1990, anno in cui la Fondazione Napoli 99 ha restaurato il parco, questo si presentava come una spettrale distesa di erbacce e tombe, nascoste da un alto muro di tufo.

Tra le personalità qui sepolte, l’area poteva vantare il pittore olandese Anton Sminck van Pitloo, fondatore della Scuola di Posillipo. Ma un triste destino lo accomunava ai tanti “milordi” che riposavano nel cimitero degli inglesi, benché tanto avessero dato alla crescita economica, morale, culturale e spirituale di questa città: l’incuria e il degrado accompagnavano il loro sogno eterno.

Un aneddoto, raccontato personalmente allo studioso Carlo Knight dal professor Adrian Pitlo, pronipote dell’artista e docente di Diritto Privano all’Università di Amsterdam, illustra in maniera irriverente ma chiara a quale grottesco limbo la burocrazia costringesse le spoglie dei defunti,  esponendoli più volentieri all’avidità dei mercanti d’arte che alla premura dei discendenti.

Nel 1970, in occasione del compiersi del primo quarto di secolo della carriera accademica del professore, alcuni suoi assistenti vennero a sapere che il consolato inglese stava per cedere, e pure con una certa fretta, la desolata area che ospitava il monumento funebre del pittore olandese: quale regalo più gradito di un ricordo tangibile del famoso avo?

Così, a bordo di una Station Wagon, partirono a tavoletta alla volta di Napoli e conquistarono rapidamente il permesso del console inglese. Il giorno dopo, però, l’esponente del consolato fu punzecchiato da qualche tarlo e ripensò all’abnormità di ciò che stava per fare: così fece pervenire ai tre olandesi il suo rifiuto. Ma i giovani, non comprendendo i motivi di quel repentino ripensamento, che appariva, a giusta ragione, ridicolo alla luce del degrado in cui versava il cimitero, staccarono ciò che avanzava del monumento e a tutto gas ripartirono per i Paesi Bassi.

La loro bravata non sfuggì allo sguardo, mai come quella volta attento, del custode, e immediatamente la polizia italiana spiccò un ordine di arresto per i tre, che furono fermati alla frontiera di Aosta.

Enorme eco ebbe quella notizia sui giornali, sia olandesi che italiani: assistenti del professor Pitlo profanatori di tombe!

La lapide tornò così al suo posto.

Ma attraverso le pagine dei giornali i mercanti d’arte appresero dell’esistenza di quel museo abbandonato tra il corso Garibaldi e via Arenaccia: e della lapide di  Anton Sminck van Pitloo si perse ogni traccia.

 

-Danilo De Luca

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