La gelateria napoletana che inventò il gelato da passeggio

Se nella vita hai mangiato almeno un gelato da passeggio, devi ringraziare Domenico Pepino, l'inventore del gelato con lo stecco. Emigrato a Torino, scrisse la storia con la sua invenzione geniale.

 

Napoli e Torino sono capitali di culture diverse, opposte, rivali. Eppure, fra Ferdinando e Vittorio Emanuele, fra la Mole ed il Castel dell’Ovo, fra la Spagna e la Francia, proprio l’incontro delle due città ha cambiato il mondo con l’invenzione più semplice e geniale di tutte: il gelato con lo stecco. 

La storia inizia circa centotrent’anni fa, nel 1884, e ce l’ha raccontata proprio l’attuale proprietario del negozio.

L’Italia era unita da poco più di vent’anni e Napoli, malinconica, assisteva impotente al suo declino: in uno scenario confuso, dietro ai Cafè Chantant e dietro la bella vita borghese, plebi smisurate vedevano le loro proprietà espropriate e rase al suolo per costruire l’elegantissima Chiaia e l’austero Corso Umberto, con centinaia di famiglie povere che, dopo aver perso la casa in favore della nuova e ricca borghesia, decisero di trasferirsi in altre città per cercare fortuna.

Tutto cominciò nella Ferrovia di Napoli. 

Il locale storico di Piazza Carignano conserva ancora il suo stile in Art Noveau

In Piazza della Ferrovia, nel 1884, si incontrarono due treni: mentre un tale Isidoro Odin emigrò da Torino verso Napoli per portare con sé l’antichissima arte piemontese nella lavorazione del cioccolato, nello stesso anno un altro ragazzo prese la direzione inversa, partendo da Napoli per Torino: Domenico Pepino caricò su un carro merci i suoi pochi attrezzi per creare gelati, gli ultmi soldi e la sua famiglia. Il suo era un sogno ambizioso: portare la pasticceria napoletana a Torino, la roccaforte dei dolci più prelibati.

Il primo negozio di Don Pepino nacque a Piazza Solferino e proponeva “dolci freddi”, fra i ghigni beffardi dei vecchi pasticcieri piemontesi: il primo frigorifero industriale della Storia, infatti, sarebbe stato a breve inventato in Germania, mentre in Italia ci si arrangiava ancora con le antiche nevaie medievali per mantenere freschi i cibi, rendendo il gelato un dolce difficilissimo da conservare, per giunta con costi elevatissimi.

Così, mentre in pochi anni la cioccolateria Gay Odin a Napoli spopolò in tutti i salotti borghesi, a Torino la gelateria di Pepino rimaneva uno sfizio per qualche nobile piemontese dai gusti stravaganti e per qualche ricevimento di Re Umberto. Almeno fino all’Expo del 1911.

Durante l’esposizione italiana, infatti, Pepino diede forma e volto ai suoi gelati, recuperando alcuni vecchi stampi disegnati da artisti napoletani, risalenti ai tempi di Ferdinando II.

Una poltiglia fredda non poteva competere con i raffinati disegni sui pasticcini piemontesi: bisognava trasformare il gelato in arte e quelle figure di bronzo salvarono il destino di Pepino: nacquero le “figure gelate”, che rappresentavano un cavallo rampante, il simbolo di Napoli.

La prima “torta gelato” del mondo fu un successo senza precedenti: Pepino ottenne le più alte onorificenze e grandi ricchezze, tanto che decise di vendere il marchio della sua gelateria ad un imprenditore torinese per 10.000 lire.

Il pinguino originale

Di lì, la gelateria di Pepino non smise di innovare. Anzi, nel 1939, nei laboratori di Piazza Carignano, fu inventato il Pinguino, il primo gelato da passeggio al mondo.

La ricetta era semplice: un gelato alla crema attorno ad uno stecco di legno, il tutto ricoperto dal cioccolato che, indurendosi con il freddo, lo chiude in un guscio croccante.

Il successo fu mondiale: il piccolo pinguino di Pepino fece il giro del mondo e fu copiato in ogni modo: dal Cremino al bastoncino di liquirizia; dalla granella di mandorle ai gusti più vari.

Domenico Pepino morì a Torino senza funerali epocali o grandi commemorazioni: nessuno comprese che un gelataio napoletano unì l’Italia meglio di qualunque spedizione armata; nessuno capì che, grazie ad un bastoncino di legno, il gelato è diventato il dolce più amato al mondo.

Oggi la gelateria esiste ancora nella sua sede storica di Piazza Carignano, ma non è più gestita dalla famiglia Pepino, bensì da una famiglia torinese, i Cavagnino. Ed i pinguini sono sempre lì, venduti secondo la ricetta originale, infischiandosene di tutti gli imitatori e delle grandi multinazionali.

Gay Odin sul Golfo, Pepino sul Po: Napoli e Torino si incontrano per regalare al mondo la felicità. Con un morso al cioccolato.

-Federico Quagliuolo 

 

 

P.S.

Vogliamo celebrare così la nostra nuova amicizia con Storie di Torino, un sito web con cui abbiamo deciso di gemellarci: vogliamo, con un gesto simbolico, “stringerci la mano”, perché la cultura è amore e dialogo fra persone nuove, città lontane, pensieri diversi.

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