Il vero nome dell’Aeroporto di Capodichino è “Ugo Niutta”

Tutti lo conoscono come "Aeroporto di Capodichino", ma in realtà l'aeroporto di Napoli è intitolato ad Ugo Niutta, un leggendario aviatore napoletano morto nella prima guerra mondiale. Chi era quindi Niutta e cosa fece per meritarsi un simile riconoscimento?
Facciata aeroporto Niutta

Sbrigativamente la struttura è conosciuta come “Capodichino“, ma in realtà questo nome dalle origini sconosciute si riferisce alla collina sulla quale si trova la struttura, sin dai tempi della Regina Giovanna.

Con i Borbone la zona fu chiamata Campo di Marte e vide, esattamente duecento anni fa, la partenza su di una mongolfiera della prima donna aviatrice del mondo, dinanzi agli occhi ammirati e stupiti di Gioacchino Murat: l’aereo era un sogno, una visione immaginata solo da Leonardo, eppure già allora la collina di Capodichino fu teatro dei primi voli al mondo. Servirà infatti aspettare il ‘900 per veder sorgere un piccolo aeroporto militare, chiamato “Aeroporto di Campo di Marte“, nome mantenuto fino al 1919.

Niutta a 25 anni
Niutta a 25 anni

Ugo Niutta è invece conosciuto per aver dato il nome ad una traversa di Piazza Medaglie d’Oro (dato che proprio lui è stato insignito della medaglia d’oro al valore militare), ma non per aver dato il suo nome anche all’Aeroporto di Napoli.

Ma chi era Ugo Niutta?

Un eroe per caso, uno dei padri dell’aviazione napoletana.
Ironicamente si laureò a ventiquattro anni in ingegneria navale, con il massimo dei voti. Sognava di progettare navi e diventare un grande navigatore, ma la Storia aveva ben altri progetti per lui: si trasferì a trent’anni nel genio aeronautico e cominciò a studiare la progettazione degli aerei.

L'aereo di Niutta
L’aereo di Niutta

Italia soffiavano venti di guerra, con le arringhe di D’Annunzio e le pressioni degli interventisti: nel 1915 cadde l’ultima goccia. Iniziò la Grande Guerra e Niutta fu arruolato fra gli aviatori, che per la prima volta diventarono protagonisti dei conflitti.

Le lotte in aereo erano quasi un duello fra gentiluomini: erano i tempi del Barone Rosso e di altri leggendari aviatori che, sulle loro carrette volanti, si affrontavano quasi a colpi di fioretto. Niutta, però, era solo un bravo pilota di ricognizione, non avendo mai avuto un addestramento militare.

Fu proprio una missione di ricognizione a condannarlo: durante una missione in provincia di Trento, si imbatté in due aeroplani austriaci, che lo ingaggiarono in un duello. Manovre evasive, acrobazie e piroette in aria riuscirono ad allontanare gli aggressori, ma, ahilui, nel tentativo di tornare alla base, fu visto dai soldati austriaci in trincea, che cominciarono a sparare all’impazzata.
Fu colpito il timone dell’aereo: chissà cosa pensò Niutta in quel momento, mentre, perso ormai ogni controllo su quella carcassa di ferro e legno, stava per incontrare inevitabilmente la sua fine. Forse non ebbe neanche il tempo di realizzare l’accaduto quando, in pochi istanti, il suo aereo si sfracellò contro una roccia. 

La guerra così portò via un giovane laureato che sognava di fare del mare la sua vita e, per gli strani giochi del destino, si trovò a pilotare aerei.

La sua memoria però non è morta: nel 1919, con l’Italia devastata dai danni della guerra, fu aperta la sezione civile dell’Aeroporto militare di Napoli, che per l’occasione, cambiò il nome dal borbonico Campo di Marte ad Ugo Niutta, in onore del primo di tanti famosi aviatori napoletani ed in memoria della antica natura militare dell’aeroporto.

Insomma, quando leggerete nuove richieste di intitolare l’aeroporto all’eroe del giorno o articoli scritti da qualche persona poco informata, rispondetegli: “Capodichino ha già il suo eroe: si chiama Ugo Niutta!”.

-Federico Quagliuolo

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