O’ sole mio, storia di una canzone arrivata nello spazio

O’ sole mio, storia di una canzone arrivata nello spazio

Odissea, Ucraina.

Dopo l’ennesima interminabile serata di lavoro, Eduardo De Capua si affaccia alla finestra.

È il 1898, i musicisti napoletani sono richiesti in tutto il mondo. Per questo motivo Eduardo e il padre violinista trascorrono notti insonni per intrattenere con la loro musica le sfarzose feste dei Paesi orientali. Danno il loro meglio per guadagnare il più possibile. Dalla finestra si intravedono le prime luci del mattino. È a questo punto che Eduardo si ricorda dei versi di una poesia, scritta su un foglio di carta e consegnatagli dall’amico giornalista Giovanni Caputo con la richiesta che diventasse presto una canzone. Il musicista l’ha portata con sé in questo viaggio per mantenere la promessa. Così, mentre l’alba risplende a poco a poco sul Mar Nero, Eduardo si siede al pianoforte e suona per la prima volta O’ sole mio.

Nasce da due artisti un’opera destinata ad essere conosciuta in tutto il mondo.

Quando viene presentata al concorso musicale La Tavola Rotonda durante la festa della Madonna di Piedigrotta arriva seconda. In seguito la casa editrice musicale Bideri ne acquisisce i diritti. Sarà quest’ultima a riscuoterne i guadagni, mentre gli autori moriranno in povertà.

Nel 1920 alle Olimpiadi di Anversa accade qualcosa di inaspettato. Durante la cerimonia di chiusura la banda suona gli inni nazionali dei Paesi in gara dinanzi al re Alberto del Belgio. È il turno dell’Italia e tutt’a un tratto il maestro di musica appare spaesato: è stato perso lo spartito musicale dell’inno nazionale. Così i musicisti improvvisano e scelgono di suonare O’ Sole mio, conosciuta da tutti e cantata all’unisono dal pubblico.

Nel 1961 la canzone raggiunge anche lo spazio. Mentre sulla Terra si vivono nel terrore gli anni della guerra fredda, il primo cosmonauta della storia Jurij Gagarin, canticchia a bordo della propria navicella spaziale il capolavoro dei due autori napoletani.

O’ sole mio viene interpretata da artisti di tutto il mondo. Celebri le versioni di Enrico Caruso e Luciano Pavarotti fino alle versioni in inglese come quella di Elvis Presley, con il titolo It’s Now or Never e di Tony Martin, There’s no tomorrow.

Negli anni ogni cantante conferisce all’opera una sfumatura. Chi la dedica al sole di Napoli e chi, forse, riesce a cogliere tra le parole di Caputo un significato più sottile: quel sole abbagliante di cui scrive il poeta è probabilmente il volto della sua amata. Tra i versi compare, infatti, oi né, che in napoletano fa riferimento a una “nennella”, cioè a una figura femminile.

Ma n’atu sole
Cchiu’ bello, oi ne’.
‘O sole mio
Sta ‘nfronte a te!

Laura d’Avossa

Tratto da una storia Bruno Castaldi

Foto di Federico Quagliuolo

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