Bagnoli: vita, morte e miracoli (mancati)

Bagnoli Nisida Tramonto

Bagnoli era una zona di Napoli nel cuore dei Campi Flegrei, amata dai romani per la bellezza del suo paesaggio e per le proprietà termali delle sue acque. Questa era conosciuta come Balneolis.

Se questo nome rimanda alla mente una zona descritta dai romani come un piccolo paradiso dotato però di un enorme potenziale, oggi, se la si chiama col suo nome attuale, ossia Bagnoli, l’immagine che sorge nella mente di chi vive o conosce questo quartiere è quella di una zona mortificata, segnata da un passato travagliato.

Il destino di Balneolis iniziò a configurarsi dalla seconda metà dell’800.
Il marchese Candido Giusso, d’accordo con le intenzioni del sindaco Nicola Amore, acquistò alcuni terreni per dar vita ad una “zona per la villeggiatura”. Ad assecondare il progetto del sindaco, ci provò un architetto napoletano dalla mente visionaria: Lamont Young. Egli propose un progetto solo all’apparenza utopico, ma dettagliato nella realtà. Bagnoli doveva trasformarsi in una piccola Venezia mista ad un paradiso tropicale, doveva pullulare di alberghi di lusso e di zone termali, le strade dovevano essere collegate da canali, tutto sullo sfondo degli incredibili tramonti caratterizzanti il paesaggio. Il Comune però rese irrealizzabile il progetto che rimase solo un sogno nella mente dell’architetto il quale morì suicida nel suo appartamento dopo aver visto cedere Bagnoli al proprietario dell’Ilva per un prezzo irrisorio.

Un’altra cartolina risalente all’800 raffigurante Bagnoli vista con gli occhi di Lamont Young

La morte di Young è una metafora del destino che attendeva la vecchia Balneolis.
Il destino di Bagnoli mutò così una prima volta dal momento che nel 1904, con una legge speciale, fu prevista la costruzione dello stabilimento siderurgico dell’Ilva, poi Italsider nel 1964 . Tutte le fonti termali furono cementate per ergere un quartiere industriale orbitante attorno alla fabbrica che avrebbe dato vita a tante famiglie, ma alla loro insaputa anche morte.
Dopo la chiusura dello stabilimento, il compito era quello di dare un nuovo volto a Bagnoli riconvertendola a vantaggio dell’economia napoletana ma in primis del benessere dei cittadini. Nonostante sia cruciale per la città nel suo insieme, la conversione della zona dopo innumerevoli tentativi ancora non è stata compiuta.

Un gigantesco canale che avrebbe dovuto collegare Bagnoli a Posillipo, navigabile con gondole e barchette

È possibile che Bagnoli sia destinata a non avere un destino?

Negli anni si viene a conoscenza della dannosità delle attività industriali e durante gli anni ‘70 il Comune di Napoli, con due piani regolatori, provò a ridimensionare l’area industriale che si espandeva su 120 ettari di terreno. Il Comune dimostrò così di temporeggiare per la chiusura dello stabilimento che avvenne, dopo quindici anni di crisi, nel 1985.
Il Comune prese del tempo per la bonifica dei territori. Solo nove anni dopo, nel 1994, fu prevista la prima operazione di bonifica e nel 1996 fu designata a tal proposito una società ad hoc: la Bagnoli s.p.a., la quale proseguì (a rilento) le operazioni fino al 2001, anno in cui si interruppero per via di numerosi ricorsi. Solo successivamente si scoprirà che la società falsificò i dati riguardanti la bonifica; questa affermava che il lavoro fosse completo all’81%,mentre nella realtà era avvenuto solo per meno della metà, ossia per il 30,35%.
Nel frattempo, il Comune di Napoli acquista i terreni che ospitavano l’ex Italsider e nel 2000 il rinomato Renzo Piano presenta un progetto urbanistico per dar vita ad una zona turistica che comprendesse un porto e non solo strutture alberghiere, ma anche per la ricerca scientifica. Nel 2005 avvia la realizzazione del progetto la società Bagnolifutura s.p.a., ma dopo pochi anni questa si rivela fallimentare. Bonifiche realizzate negligentemente rendono poco appetibili i terreni posti all’asta e nel 2013 la Procura di Napoli indaga dopo aver ipotizzato disastri ambientali. Infine, Bagnolifutura dichiara fallimento con a carico 109 milioni di Euro di debiti di cui 59 contratti con Fintecna, società subentrata all’ex IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale).

Spiaggia Coroglio Bagnoli Italsider
La spiaggia di Coroglio, con l’Italsider a fare da sfondo

Verso la fine dello stesso anno, il sindaco Luigi de Magistris tenta con un’ordinanza di applicare il principio delineato nella direttiva 2004/35/CE “chi inquina paga” che avrebbe addossato a Fintecna i costi per la prevenzione e la riparazione del danno ambientale. Nel 2014 il TAR accoglie il ricorso della società contro l’ordinanza del sindaco, essendo il Comune di Napoli subentrato nella titolarità dei siti inquinati e dunque nella titolarità dell’obbligo di bonifica. Tuttavia, con un nuovo ricorso, su Fintecna ricade l’onere di rimuovere la colata.
Nello stesso anno, l’allora premier Matteo Renzi firma col sindaco un accordo d’intesa da cui nasce il decreto legge 12 Settembre 2014, più comunemente conosciuto come “Sblocca Italia“. Il provvedimento istituì nel 2017 un commissario speciale per sorvegliare le operazioni effettuate nella zona, nonostante i timori del sindaco di una possibile lesione all’autonomia del Comune di Napoli.

Italsider di notte, anni 80
L’Italsider di notte, anni ’80

Il decreto, il provvedimento più recente, sta avendo effetto?
Questo all’art. 33 comma 12 ha designato una società, ossia la Invitalia, che attuerà quanto disposto dal PRARU, Programma di Bonifica e Riqualificazione Urbana, approvato pur con qualche esitazione il 14 giugno del 2019. Le perplessità erano dovute, secondo la Regione Campania all’assenza di “informazioni essenziali” per l’elaborazione del piano. Nonostante ciò, il 9 dicembre è stato bandito un concorso che ha vantato la presentazione di ben 160 progetti per ridisegnare il volto di Bagnoli. La prima fase si è conclusa il 7 gennaio ma nel frattempo le ruspe di Invitalia erano al lavoro per rimuovere cumuli di cemento residui.

Non ci resta che confidare che questa sia la svolta decisiva per Bagnoli
L’occasione che le consenta di vantare la reputazione che merita, sperando che anche questa iniziativa non venga interrotta per la foga di vendetta verso chi ha approfittato per speculare pur lasciando la zona nell’incuria.

Ci sarà vita dopo la morte per Bagnoli? O dovremmo confidare in un miracolo?

-Alessia Esposito

Riferimenti:
http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1074
http://www.comune.napoli.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/4777
https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32004L0035&from=IT
http://www.astrid-online.it/static/upload/protected/TAR-/TAR-Campania_679_2015_V.pdf
http://cdca.it/wp-content/uploads/2016/04/Decreto-legge-del-12-settembre-2014-n.133-detto-Sblocca-Italia-.pdf
https://www.invitalia.it/chi-siamo/area-media/notizie-e-comunicati-stampa/bagnoli-inizia-la-bonifica-ruspe-al-lavoro

Seguici su Facebook!

More from Alessia Esposito