I dipinti più belli degli artisti austriaci che visitarono Napoli

“Colata di lava del Vesuvio” – Michael Wutky

Questo dipinto, fino all’invenzione della fotografia, era considerato dagli scienziati come “la più accurata rappresentazione di un’eruzione vulcanica“.

Fu realizzato dal pittore austriaco Michael Wutky durante la devastante eruzione del Vesuvio del 1794.
Era l’epoca del Grand Tour e le atmosfere dell’antica capitale del Regno delle Due Sicilie attiravano nobili e studiosi da tutto il mondo, tutti alla ricerca della bellezza classica che il Sud dell’Europa custodisce gelosamente. Qualche anno dopo arrivò in città anche Joseph Rebell, proprio su consiglio del collega, che regalò alla storia alcuni fra i panorami più belli e sinceri delle strade della città.
I pittori austriaci furono dei veri precursori dell’arte napoletana: Pitloo, il fondatore della scuola di Posillipo, giunse a Napoli alcuni anni dopo questi dipinti e, prima di lui, i panorami della città più famosi avevano solo il nome di un mostro sacro della pittura campana, il modenese Antonio Joli, che era il pittore di corte dei Borbone.

Il vesuvio che erutta

Michael Wutki, l’avventuroso

Quando giunse in città sul finire del ‘700, Wutky era un pittore di scarso successo in patria. All’accademia di belle arti di Vienna era conosciuto per lo più come pittore di scene storiche e, spinto proprio dalla curiosità verso il mondo classico, decise di viaggiare in Italia e di stabilirsi a Napoli.

Fu proprio qui che ebbe la possibilità di assistere all’eruzione del Vesuvio, un evento che lo sconvolse tremendamente per la potenza irresistibile del vulcano distruttore. Una scena che non poteva non dipingere con i colori più carichi e intensi che la fantasia poteva concepire. Per l’occasione conobbe William Hamilton, un diplomatico e vulcanologo inglese, e chiese di accompagnarlo in una lunga passeggiata fino al punto più vicino alla lava del Vesuvio.

Ma l’esperienza non gli bastò. Era troppo curioso di vedere il cuore del Vulcano. E si avventurò in viaggi solitari pericolosissimi, armato della curiosità irresponsabile di un bambino. Volle vedere con i propri occhi la pietra bollente e rabbiosa del Vesuvio, probabilmente ancora furioso per aver perso la sua amante Leucopetra.

I suoi quadri furono tanto vivi, intensi e veritieri dal punto di vista fotografico che il pittore austriaco, intorno ai 50 anni, si riscoprì panoramista di successo. E la sua avventura regalò alla Storia immagini studiate dalla comunità scientifica per un secolo intero.

Per scoprire nuove esplorazioni pazze sul Vesuvio bisognerà aspettare più di un secolo. E il protagonista sarà Giuseppe Mercalli, il papà dei terremoti.

Largo di Palazzo, Joseph Rebell

Joseph Rebell e i dipinti che anticiparono la Scuola di Posillipo

Rebell aveva 19 anni e sognava di fare l’architetto. Poi, nel mezzo degli studi universitari, conobbe Wutky nell’Accademia di Belle Arti di Vienna. L’anno era il 1809 e i dipinti dell’eruzione del Vesuvio erano ben conosciuti fra tutti gli artisti del tempo: i colori colpirono talmente tanto la fantasia e le emozioni dello studente che decise di cambiare indirizzo di studi per dedicarsi alla pittura di panorami. Proprio come il suo nuovo maestro, Wutky, che l’Italia la conosceva decisamente bene.

Anche Rebell decise quindi di partire alla volta di Napoli passando per Milano. L’anno era il 1812 e il mondo era ben diverso da quello che aveva visto il maestro: Ferdinando IV di Borbone era in esilio e l’Europa intera era diventata un dominio francese. In città regnava Murat e c’era una forte sensazione di rinnovamento nell’aria: proprio Carolina Bonaparte, dietro una raccomandazione del viceré di Milano, accolse il giovane pittore e gli commissionò tredici dipinti di Napoli.

Porto del Granatello, Portici
Il porto del Granatello a Portici, Joseph Rebell

I dipinti di Rebell furono ben diversi se confrontati con quelli del suo maestro. I colori erano chiari, i tratti ordinati e definiti, quasi come se l’artista volesse cercare di trattenere ogni singolo dettaglio della scena, perché ogni frammento rappresentato male sarebbe stato un torto alla bellezza infinita che voleva raccontare con le sue pennellate.

Dopo il 1815, anno in cui fu fucilato Murat, Rebell scappò a Roma. Ma continuò a dipingere vedute di Napoli anche lontano dalla città. Anzi, i suoi quadri erano così apprezzati che il quadro “Burrasca al chiaro di luna nel golfo di Napoli” gli fu commissionato addirittura dall’imperatore d’Austria in persona nel 1822, ben sette anni dopo l’addio da Napoli.

Così Rebell e Wutki, guidati dalla proverbiale sensibilità del popolo austriaco, lasciarono una eredità che fu raccolta da buone mani: mentre Rebell scappava, a Napoli arrivò un certo Anton Sminck Van Pitlo. Radunò nella sua bottega i migliori talenti dell’epoca e fondò la scuola che ci ha fatto incantare davanti alla bellezza pura e sublime delle vedute antiche di Napoli.

-Federico Quagliuolo

Chiaro di luna sul Golfo di Napoli, Joseph Rebell

Fonti:
http://www.istitutomatteucci.it/dizionario-degli-artisti/rebell-joseph
https://www.positanonews.it/2019/09/lamore-joseph-rebell-la-campania-sorrento/3329818/
http://www.museumofanimatedpaintings.org/artwork.aspx?id=294

Seguici su Facebook!

More from Federico Quagliuolo

Giuseppe Pisanelli, il padre del primo codice civile italiano

Giuseppe Pisanelli, padre del Codice Civile Italiano. La vita avventurosa di un...
Read More