Il Laboratorio di Restauro della Chiesa dei Girolamini

Il 20 dicembre 2019 noi di Storie di Napoli siamo andati a dare un’occhiata a uno dei complessi monumentali più belli della nostra città, un piccolo gioiello nascosto nel cuore di via Duomo, aperto per una occasione davvero speciale: la visita della Navata Centrale della Chiesa dei Girolamini e del Laboratorio di Restauro.

Interno della Chiesa dei Girolamini visto dal Transetto

In questo Dicembre così ventoso abbiamo avuto la possibilità, presentataci quasi per caso, di visitare la magnifica Chiesa dei Girolamini o di S. FIlippo Neri riaperta al pubblico nel 2009 dopo circa trent’anni di dimenticanza e da allora visitabile saltuariamente secondo calendario.

L’intero Complesso dei Girolamini, monumento nazionale dal 1866, comprende: due chiostri, la Quadreria, la Chiesa, la Congrega dell’Assunta, ed infine, la più antica biblioteca pubblica della città, conosciuta da tutti come la Biblioteca dei Girolamini. Un’opera davvero maestosa che rappresenta uno dei centri culturali più fiorenti e preziosi del nostro territorio.

L’apertura del cantiere a cielo aperto ha permesso di seguire dal vivo la rinascita in fieri della Navata Laterale sinistra della Chiesa con le relative cappelle, comprese quelle del Transetto e laterali all’Abside.

Il progetto è della Soprintendenza Sabap per il Comune di Napoli ed è stato finanziato dal Pon Cultura e Sviluppo 2014-2020. Quest’ultimo rientra nella programmazione del Mibac, cofinanziato dai fondi europei FESR ed appartiene alla Programmazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

La facciata principale, firmata da Ferdinando Fuga, fa capolino sull’omonimo slargo a via dei Tribunali ed l’unica in tutta Napoli completamente costruita in marmo bianco. Anche se non possiamo vederlo, ma da sotto i bendaggi e le tende del restauro possiamo immaginare l‘antico splendore dei bardigli.

In un attimo, passiamo dalla caciara natalizia al silenzio rispettoso della magnifica Chiesa. Entriamo così incuriositi nel ventre della struttura, che al suo interno ci accoglie con una pianta a croce latina di tre navate, delineate da dodici colonne di granito dell’Isola del Giglio.

Navata destra- ph Luigi Iacopo De Blasi

Il LABORATORIO DI RESTAURO

Nella navata centrale è installato il laboratorio di restauro delle opere d’arte del sito. Così, quasi senza accorgercene, ci mettiamo in fila per ascoltare le spiegazioni delle restauratrici.

Restauratrici all’opera

Il restauro di una tela, ci dicono, segue l’iter theranostico di un vero e proprio paziente: vi è in primis una fase diagnostica, per valutare le cadute di colore e possibili sollevamenti. Successivamente si effettua una indagine sulle condizioni del telaio per stimarne la sostituzione, indispensabile è inoltre il riconoscimento della tecnica pittorica e lo studio dell’iconografia. Di seguito, si passa alla fase terapeutica, con il restauro vero e proprio che viene fatto a mano.

Nulla viene realizzato ex novo, altrimenti sarebbe produzione di un falso! Tutti gli innesti vengono aggiunti solo nei punti in cui la tela manca e vi sono dei buchi. ph Luigi Iacopo De Blasi

Ficchiamo il naso nel perimetro del laboratorio e ci avviciniamo alle tele stese sui lettini, placide e pronte per essere operate. Una delle restauratrici ci spiega che tra le cause di degrado di un’opera d’arte, la principale è l’attacco di agenti biotici, che nei dipinti su supporto ligneo e tessile si presentano sotto forma di funghi, batteri e insetti.

Il fenomeno è strettamente legato alla presenza di umidità, e talvolta le opere possono essere addirittura aggredite da roditori, come topi e ratti. Sono comunque gli insetti a provocare i danni più significativi, in particolare il legno viene rovinato poiché ricco di proteine, vitamine e zuccheri. La tela dell’Immacolata, ci racconta, aveva subito gravissimi danni a causa di una aggressiva infestazione, il legno era diventato estremamente friabile, ma che tramite opere massive di soccorso, era stata salvata.

Procedendo lungo la navata poi, passeggiamo tra le tele stese ad asciugare sotto le garze trasparenti di una leggerissima carta giapponese, quest’operazione è chiamata velinatura, ed è uno step necessario alla tutela del dipinto che potrebbe subire traumi o incidenti durante le successive fasi di restauro. Sembra di trovarsi all’interno di un vero e proprio pronto soccorso, con tutti gli strumenti poggiati sul tavolo di lavoro, e le dottoresse che si muovono sicure da un punto all’altro della Chiesa, un luogo che ormai conoscono nei minimi dettagli.

Doratura -ph Luigi Iacopo De Blasi

Guardate verso l’alto, ci dicono, stanno eseguendo la doratura!

Il cantiere è un via vai di ingegneri, progettisti e tecnici: la tentazione di infilarci il casco giallo e arrampicarci su per le impalcature, così da vedere più da vicino, è forte, ma rinunciamo, e continuiamo a fantasticare da giù.

Laboratorio di Restauro- Luigi Iacopo De Blasi

Con lo sguardo rivolto al soffitto a cassettoni, gravemente colpito dai bombardamenti del 1943, assaporiamo la bellezza e lo sfarzo delle decorazioni barocche. Esse si rincorrono dalla controfacciata, decorata con un affresco di Luca Giordano “la Cacciata dei mercanti dal tempio”, fino all’Altare Maggiore, incorniciato da due Angeli reggi fiaccola scolpiti nel marmo bianco di Carrara.

Continuiamo la nostra piccola gita e raggiungiamo il Transetto sinistro che raffigura la Natività squisitamente ideata in marmo, in quello destro invece si erge il cappellone dei Santi Martiri, scolpito nel legno. Questo apparato era in realtà una macchina scenica, in grado, tramite l’uso di contrappesi, di calare nelle profondità della Chiesa le tele dei santi, mostrando invece il reliquiario di San Filippo Neri.

Tele dei santi – ph Luigi Iacopo De Blasi

Concludiamo il giro entusiasti, siamo affascinati e felici di aver avuto questa incredibile soffiata. L’essersi immersi nel complesso mondo del restauro ci ha rapiti e coinvolti, le restauratrici ci hanno trasmesso tutta la passione che sperimentano ogni giorno nel loro lavoro, nell’amare ciò che si fa. Basta poco allora per innamorarsi delle piccole cose, basta un amico che dice: Ti va di visitare una chiesa riaperta dopo trent’anni?

Arianna Giannetti

Foto di Luigi Iacopo De Blasi

Bibliografia&Sitografia

[1] https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/girolamini_ecco_i_restauri_ma_ci_servono_piu_soldi-4656008.html

[2] https://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/19_agosto_03/chiesa-girolamini-via-restauroma-il-complesso-servono-17-milioni-f2767f62-b5d2-11e9-a884-d9cf10931ecd.shtml

[3] AA.VV., Napoli e dintorni, Touring Club Italiano Milano 2007, ISBN 978-88-365-3893-5

[4] Manuale tecnico-Restauro e dipinti su tela. Chiara Caruso

[5] https://www.beniculturali.it/mibac/opencms/MiBAC/sito-MiBAC/Luogo/MibacUnif/Luoghi-della-Cultura/visualizza_asset.html?id=150943&pagename=157031

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