Mannaggia a’ culonna!

Colonna

Mannaggia a’ culonna! Quante volte capita di sentirlo tra le viuzze strette e chiassose della nostra città?

Ho sempre immaginato Napoli come una donna paonazza e colorata che si altera, indugia e inveisce, poi improvvisamente si placa, ma solo un attimo, pronta a strepitare e starnazzare ancor di più. Mi ha sempre dato l’idea di una creatura complessa e minacciosa, attraente e calma, ma pronta a sferrare per prima il proprio attacco.

La gente che ci vive esce pazza per Napoli: prima la ama, la difende, “Napoli è la città più bella del mondo“. Poi la maledice, rinnega tutto, “qui fa tutto schifo: ‘a munnezz, ‘a camorr, ‘a politica“. Eppure la venera. E’ un rapporto così impegnativo, faticoso, è davvero difficile fare chiarezza nel proprio cuore. Credo che qualunque napoletano viva questa ambivalenza dentro di se’. Quante volte sogno e penso di andare via per studiare lontano e invece poi mi ritrovo con gli occhi luccicanti e curiosi davanti a questo spettacolo a cielo aperto, fatto di scenette e teatrini, baccano, improvvisamente mi ritengo fortunata, di colpo capisco quanto sia un privilegio vivere in questa stramba città.

Antefatto

E’ un mese che a Napoli piove. Diciamo che piove per modo di dire perché diluvia, il cielo intero ha deciso di riversarsi tra le vie e allagare le piazze, ormai c’è un nuovo tour dei ragazzi del Kayak Napoli che parte da Posillipo e arriva a Capodimonte, per poi riscendere ai Colli Aminei fino a via Marina, insomma anche Napoli in stile veneziano invasa dai canali e navigli, ormai visitabile in canoa o gondola a seconda delle preferenze e necessità. E in questo clima allegro di tuoni e lampi, la protagonista di tale epiphany per la stesura dell’articoletto settimanale è stata mia madre in una uggiosa mattina di fine Novembre. Pioveva, come di consueto nel paese del sole. Stavo bevendo un caffè stretto stretto e la voglia di andare all’Università era scivolata fin sotto le scarpe.

Ma vai con il motorino fino a Fuorigrotta?

Sì mamma…

Maronna santa!! Disgraziata! Mannaggia ‘a culonna!

Eccola lì, magnifica e bellissima, un’invettiva che accese improvvisamente tutta la mia curiosità. Mamma, ma che significa Mannaggia a’ culonna?

E quindi eccoci giunti finalmente a noi. A cosa si riferisce questo antichissimo detto napoletano?

La storia

Piazza Ottocalli

La storia della straordinaria colonna ha origini molto antiche, si riferisce infatti ad un aneddoto che risale addirittura al 1500. La Colonna di marmo, si trovava a Piazza Ottocalli nel quartiere San Carlo all’Arena, chiamata così per gli otto cavalli di dazio ( i cavalli erano una moneta di rame in uso all’epoca) che dovevano essere pagati per poter entrare in città. La colonna, che si trovava vicino alla Chiesa ai Santi Giovanni e Paolo, aveva poteri magici: era in grado di influenzare e dominare il tempo a seconda delle esigenze e lamentele del popolo.

Proprio per questo era venerata, e da una semplice superstizione si passò ben presto ad una vera e propria credenza popolare!

Si riporta in alcune testimonianze scritte dell’epoca che, in periodi di siccità il parroco della chiesa processasse la messa a destra della colonna, al fine di chiedere in grazia temperature più fresche ed umide per i raccolti, e in periodi di forte pioggia e catastrofi atmosferiche, a sinistra, così da far tornare un clima mite, temperato e secco.

La fine della tradizione

Questa tradizione bella e cara al popolo napoletano si interruppe bruscamente nel 1590 ad opera dell’arcivescovo Annibale di Capua. Egli decise di abbattere la colonna per arrestare una ormai dichiarata superstizione e per impedire la diffusione a macchia d’olio di un rituale ritenuto fortemente pagano.

Dopo questa terribile decisione, il popolo cadde nello sconforto. Alla colonna ci si affidava per risollevarsi dalle proprie angosce e per trovare consolazione e sostegno alle proprie paure. La perdita di tale pilastro nella vita dei cittadini fu un duro colpo da accettare.

Ben presto però, come accade in questi casi, nulla rimane in uno stato di quiete ed ogni sistema ricerca la nuova condizione di equilibrio. Così accadde per la colonna che, a metà tra “citazione folkloristica e bestemmia“, oggi ritorna nelle nostre case e nelle nostre strade per indicare una situazione che non è andata come avevamo previsto. Un’espressione attribuita all’epoca all’abbattimento della colonna che aveva portato alla cattiva riuscita dell’auspicio, e che oggi invece viene usata, in maniera meno nobile, per non riempire di insulti chi ci sta davanti!

Arianna Giannetti

Bibliografia&sitografia

[1] https://napolipiu.com/lo-sai-perche-si-dice-mannaggia-a-culonna Napolipiù.com

[2] https://www.vocedinapoli.it/2016/06/01/mannaggia-a-culonn-e-mannaggia-o-sang-ra-culonn-che-significa/ Vocedinapoli.it

[3] https://www.latestatamagazine.it/2019/06/23/mannaggia-a-culonna/ Latestatamagazine.it

[4] Gino Doria, Le strade di Napoli, R. Ricciardi, 1971, p. 331.

[5] Romualdo Marrone, Le strade di Napoli, in Quest’Italia, vol. 233, Roma, Newton & Compton, 1996, p. 650, ISBN 88-8183-426-X.

Tags from the story
, , ,
More from Arianna Giannetti

La prima regista cinematografica italiana è di Salerno

Negli anni Venti fiorì nel Meridione una delle figure più all’avanguardia della...
Read More