Corradino di Svevia, il condottiero che affascinò Hitler

Avete mai sentito parlare di Corradino di Svevia?
Ancora oggi nelle famiglie Napoletane e soprattutto tra le persone piu anziane, il nome di Corradino suscita un senso di tristezza e tenerezza attribuito alla sfortunata sorte di questo personaggio storico dal nome gentile. Considerato dal popolo “nu uagliunciello, incontrò la triste sorte del patibolo ad appena sedici anni, nel lontano 1268, infatti nella tradizione partenopea è ricordato come un giovane ragazzo stroncato dall’arroganza del potere, e dalla avidità del denaro, per il quale fu tradito e imprigionato.
Ebbene Corradino è stato l’ultimo pretendente della dinastia Normanno-Sveva Hohenstaufen, al trono del regno di Napoli e Sicilia.


Ma partiamo dal principio.
Alla morte di Federico secondo di Svevia gli successe il figlio Corrado che poco dopo morì, per cui i destini della casa di Svevia furono affidati a Manfredi figlio naturale, che intendeva attuare il vecchio progetto di Federico, ovvero unificare i territori conquistati, combattendo le ostilità delle forze Papali.
All’epoca sul soglio pontificio troviamo Papa Clemente IV che, per contrastare l’avanzata del sovrano Svevo chiese aiuto ai Francesi. Questi scesero in Italia sconfiggendo Manfredi a Benevento e posero sul trono Carlo d’Angiò. L’ultimo corraggioso tentativo di riconquista venne compiuto proprio da suo nipote Corradino, nella Battaglia di Tagliacozzo il 23 agosto 1268 , venendo duramente sconfitto.
Rifugiatosi nel castello di Astura, nel tentativo di rientrare in Germania per preparare una nuova offensiva contro gli angioini, fu ospitato da Giovanni Frangipane, nobile locale, che sperando di ottenere onori e privilegi da Carlo D’Angiò, lo tradì dopo avergli dato asilo.
Corradino infine venne portato a Napoli per esservi decapitato. Si racconta che mentre il giovane veniva condotto in prigione per poi essere giustiziato, la madre, Elisabetta di Baviera, partisse alla volta di Napoli con un ricco carico d’oro grazie al quale sperava di riscattare il figlio.
Ma giunse Tardi. Allora donò le ricchezze ai Carmelitani affinchè erigessero una chiesa nel luogo della tragedia, l’attuale chiesa di Santa Maria del Carmine, dove circa seicento anni dopo, nel 1847 un suo discendente , Massimiliano II di Baviera fece erigere una statua che lo rappresentava, alla cui base, in particolare nel piedistallo, raccolse e depose le spoglie del Giovane con una targa a memoria dell’evento.

Ma la curiosità più interessante, riguarda la ricerca da parte di Hitler, durante la seconda guerra mondiale, delle reliquie di Corradino.
Hitler era rimasto affascinato dalla figura del giovane Svevo, che rientrava nella schiera di quei personaggi che, secondo la componente esoterica del partito nazista, avrebbe rappresentato un antenato guerriero del popolo ariano.
Per questo motivo il dittatore tedesco, che aveva inviato diverse spedizioni nel mondo nel tentativo di recuperare reperti di qualsiasi tipo collegati al popolo tedesco, non esitò a mandare un plotone della Wermacht alla ricerca dei resti nella chiesa del Carmine, per riportarli in Germania.
Come in un film di Indiana Jones, quando nel settembre del 1943, i soldati tedeschi irruppero nella chiesa e chiesero indicazioni sulla sepoltura, non ottennero risposte precise dai Carmelitani .

Con grande astuzia, i preti condussero i nazisti alla lapide che commemorava lo spostamento dei resti collocati nel monumento funebre, perché sapevano che nell’inscrizione in cui si faceva riferimento alla sepoltura, la parola che precedeva “piedistallo” era mancante, infatti il pezzo di marmo che la conteneva era andato perduto per cui non era possibile capire se i resti fossero conservati dietro, dentro o sotto la statua. Allora, i tedeschi decisero di andare per tentativi, cercarono ovunque, spaccarono le lapidi alla base, forarono anche il pilastro principale ma non trovarono le ossa. Le reliquie infatti, erano e sono tuttora conservate all’interno del piedistallo dove non pensarono di guardare.

Nel frattempo i napoletani si preparavano ad insorgere nelle famose quattro giornate che, cacciando via i tedeschi, oltre alla liberazione della città, permisero a Corradino di rimanere per sempre a Napoli.

-Stefano De Crescenzo

Fonti:
Marcello d’Orta, Nero Napoletano

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