I panorami dei pittori russi che amarono Napoli

Napoli è stata la musa ispiratrice di una intera generazione di pittori che, dalla lontana Russia, arrivavano sulle spiagge di Chiaia per ammirare e dipingere i panorami del Golfo: la Luna che illumina le spalle del Vesuvio è uno spettacolo senza tempo, che ancora oggi tutti noi fotografiamo con i cellulari e, due secoli fa, attirava pittori da ogni parte d’Europa.

D’altronde, i legami fra due mondi così lontani, sono stati strettissimi per secoli. Prima grazie all’alleanza fra le Due Sicilie e la Russia, poi con il fascino che esercitò Capri su Lenin e gli intellettuali russi.
Più in generale l’Italia, che è la culla del mondo antico, era una meta ambitissima dagli artisti russi, che da sempre sono innamorati dalla cultura classica.

Ivan Konstantinovič Ajvazovskij e il mare di Napoli

Il Mar Nero e il Mar Tirreno hanno qualcosa in comune, anche se sono distanti più di 3000km. Non si spiegano, altrimenti, le suggestioni e le emozioni tanto simili che hanno suscitato negli artisti che visitarono le rispettive terre: se il napoletano Eduardo Capurro, scrisse ‘o sole mio mentre il sole tramontava sul Mar Nero, e qualche anno prima un altro napoletano fondò Odessa nello stesso luogo, dalla vicina Crimea il pittore Ajvazovskij partì verso Napoli alla ricerca di nuovi panorami. E si innamorò delle vedute del Golfo, che dipinse con intensità e affetto, come se fosse stato proprio il mare della sua terra lontana.

Ajvazovskij era un pittore nato in Russia, ma di origini armene: nel 1840 decise di girare l’Europa intera alla ricerca di nuove ispirazioni e, dopo un lungo viaggio, si stabilì a Napoli per un anno. E stette così bene in città che tornò altre tre volte negli anni successivi.

Durante il suo periodo napoletano, decise di esplorare anche Castellammare di Stabia, Ischia e Capri.

“Qui è impossibile non dipingere: ora vi è una luna incantevole, ora il sole tramonta sulla sfarzosa Napoli. Non posso lasciarli passare senza prestare loro attenzione!”

Ajvazovskij, lettera all’Accademia di Belle Arti

Poi a Londra incontrò il pittore Turner che, davanti al quadro “Mare di notte a Napoli“, si emozionò talmente tanto da scrivere di getto una poesia che dedicò al suo collega russo.

Silvestr Ščedrin: vedi Napoli e poi muori

San Pietroburgo, che con l’architetto Carlo Rossi ha più di qualche legame con Napoli, è stata la città natale di uno dei pittori che hanno legato la loro intera vita alle terre napoletane: il viaggio del giovanissimo Ščedrin cominciò con un biglietto di sola andata verso il Sud Italia: appena vinse una borsa di studio all’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo, decise di partire verso Napoli e rimase qui fino alla morte, nel 1844.
Inizialmente il viaggio doveva finire a Roma con altri quattro pittori compagni di corso ma, una volta giunto in Italia, Ščedrin decise di rimanere nel Bel Paese per vivere con i proventi dei suoi lavori. E si trasferì a Napoli, in cui rimase incantato dal mare proprio come il suo contemporaneo Ajvazovskij.
Il rapporto con i napoletani, però, non fu all’inizio idilliaco: lo stesso pittore scrisse che non amava la cadenza del napoletano, perché “sembra che stiano tutti piangendo o facendosi il verso fra di loro“.

La vita di Ščedrin fu però molto breve: morì a Sorrento a soli 39 anni per colpa di una febbre. Molti dicono che fosse così innamorato dei piaceri della carne e del cibo di Napoli da condurre una vita completamente dissoluta. E proprio le sue pazze giornate, senza regole e senza orari, in cui rimaneva notti intere a dipingere e giorni interi in compagnia di donne, fu causa di qualche malattia letale.
Insomma, fu davvero il caso di dirlo: vedi Napoli e poi muori.
Quel che è certo è che il suo periodo napoletano fu il momento più vivace e ricco nella sua produzione artistica.

I suoi quadri, a parte qualche rara eccezione presente nelle pinacoteche napoletane e sorrentine, sono tutti presenti in collezioni private di magnati russi a Mosca e San Pietroburgo.

Lev Lagorio, il sorrentino

Lagorio anche è legato a quella Crimea tanto amica dell’antico Regno delle Due Sicilie. E i legami si intensificano ancora di più quando si scopre che suo padre, di origini genovesi, era viceconsole in Crimea per conto della monarchia napoletana.

Giunse in riva al Golfo intorno al 1850 e sua permanenza a Napoli fu molto breve. Ma non per questo meno intensa: rimase incantato dai panorami di Sorrento e decise di stabilirsi nella penisola sorrentina per ben 7 anni, raccontando le vicende quotidiane degli abitanti con decine di quadri dal discreto successo. Tornò a San Pietroburgo nel 1959, dopo la morte di Ferdinando II: era preoccupato per la piega che stavano prendendo le vicende politiche che avrebbero, di lì a poco, portato all’Unità d’Italia.

Karl Pavlovič Brjullov, il pittore delle emozioni

Gli ultimi giorni di Pompei, conservato al Museo Russo di San Pietroburgo

Uno dei pittori russi più amati nella parte del mondo in cui si parla con l’alfabeto cirillico: Brjullov, come i suoi colleghi, giunse a Napoli dopo aver vissuto per molto tempo a Roma.
Il suo stile era completamente diverso: ciò che colpiva il cuore, la fantasia e gli occhi di Brjullov erano i volti degli esseri umani. E tutti i suoi dipinti sono emozioni colorate su tela. Tant’è vero che il suo quadro più famoso, Gli ultimi giorni di Pompei, lo dipinse di getto dopo una visita presso gli scavi dell’antica città romana.
Si dice che, dopo aver visto le rovine dell’antica Roma e dopo essere stato a Pompei, il pittore sia caduto in depressione perché realizzò che non gli sarebbe bastata una vita intera per vedere tutte le meraviglie del mondo antico presenti in Italia.
Il suo quadro dedicato a Pompei fu un successo: lo espose in una tournée che cominciò a Napoli e passò per Milano, Parigi, Londra e Mosca.

I collegamenti fra le culture diventano ancora più fitti se si mette in mezzo anche la Sicilia: c’è infatti a Palermo una statua famosissima di Valerio Villareale, soprannominato “il Canova siciliano”, ispirata proprio ad una scena del quadro di Brjullov.

“Donna che raccoglie l’uva nei pressi di Napoli”, San Pietroburgo

Riferimenti:
https://www.mareonline.it/silvestr-scedrin-il-pittore-russo-rimasto-stregato-dal-fascino-del-mare-di-napoli/
http://www.amoit.ru/CulturaRussa/Brullov.htm
https://culturarussaitaliana.wordpress.com/2016/06/30/karl-brjullov/
http://www.cinquecolonne.it/italia-mon-amour-il-successo-di-karl-brjullov.html
https://www.ischialarassegna.com/rassegna/Rassegna2014/3-2014/pittori-russi.pdf
Napoli Russa, Aleksej Kara-Murza, Sandro Teti Editore, 2005

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