Giuseppe Navarra, il guappo che recuperò il tesoro di San Gennaro

Durante la guerra qualcuno provò a rubare il tesoro di San Gennaro, ma Giuseppe Navarra, il Robin Hood di Napoli, dopo la guerra riuscì a salvare quanto di più caro ci fosse per il popolo di Napoli

Giuseppe Navarra è famoso per essere “il guappo più famoso di Napoli”.

Ma chi era realmente il “Guappo”? Un singolare individuo che passava rapidamente dalle parole ai fatti senza aver paura di nulla e di nessuno.

Chi commetteva ingiustizie nel suo territorio, soprattutto nei confronti di giovani fanciulle, doveva vedersela direttamente con lui . Riusciva a risolvere qualsiasi tipo di situazione sia con la violenza, inizialmente mediante intimidazioni, ed eventualmente passando ai fatti, sia con le parole, dispensando consigli e infondendo coraggio a tutti coloro che gli chiedevano aiuto. Ma bisognava rispettarlo. Era impossibile incrociare un guappo senza togliersi il cappello o salutarlo. In alcuni casi l’ affronto poteva essere punito persino con la morte del malcapitato. Aveva inoltre un modo di porsi molto particolare, a dir poco teatrale: tra i suoi gesti “classici” si ricordano lo schiaffeggiamento e lo sfregio del volto. La seconda pratica in particolare, consisteva in un colpo di rasoio atto a ferire la guancia della donna che aveva tradito.


Non può certo mancare un aneddoto legato al tesoro di San Gennaro.

Nell’ottobre del 1943 Napoli è ormai devastata dal conflitto mondiale, i tedeschi sono stati ricacciati oltre la linea gotica e la città è ridotta allo stremo dalle difficili condizioni di vita che gravano sulla popolazione.
In questo clima di incertezza in cui episodi di violenza e di illegalità si succedono quotidianamente, si teme per il tesoro di San Gennaro che, per iniziativa dei monaci di Montecassino, d’intesa con la Deputazione del Tesoro stesso, viene in gran segreto trasferito nel Vaticano per garantirne la protezione.

Giuseppe Navarra


Accade però che, negli anni successivi agli eventi bellici, cominci a farsi incalzante il desiderio popolare di riportarlo nel luogo d’origine ma sia il Vaticano che la stessa Delegazione prendono tempo, temendo ancora per la sicurezza dell’operazione di recupero.
E’ a questo punto che entra in scena Giuseppe Navarra, detto ‘o Re ‘e Poggioreale, al quale viene attribuito un ruolo di guappo/camorrista, guadagnato a seguito di vari episodi in cui si segnalava come una sorta di moderno Robin Hood.
Navarra si presenta nell’inverno del 1947 in una riunione della giunta proponendosi per l’operazione di recupero : “ ’O tesoro ‘o vaco ‘a piglià jo stesso ! ”.
In un paio di giorni Navarra, accompagnato dal novantenne Principe Stefano Colonna di Paljano, vicepresidente della Delegazione del Tesoro di San Gennaro, dotatosi di un lasciapassare del Cardinale Ascalesi, parte alla volta di Roma con la sua Lancia guidata da autista.
In Vaticano trovano ad attenderli il commendatore Diana che organizza il carico sulla vettura delle casse sigillate contenenti l’intero tesoro. E’ evidente che l’esito positivo del viaggio fu dovuto all’influenza che il Navarra aveva sulla malavita locale alla quale non fu consentito alcun tentativo di sottrazione. L’unico imprevisto avvenne a Capua dove l’auto, nel corso di un violento temporale, fu fermata ad un posto di blocco dei carabinieri. Fu qui che Navarra, per evitare scomode spiegazioni, tirò fuori esibendola una tessera di Vicesindaco aggiunto di Napoli che gli era stata fornita da assessori compiacenti ed in tal modo poterono ripartire senza difficoltà.
L’8 marzo del 1947 Navarra con l’auto ed il principe giungono davanti al Duomo di Napoli, consegnando il Tesoro alle autorità ecclesiastiche ed al popolo inneggiante.
Non voglio nulla per me, solo baciare il sacro anello” furono le sue uniche parole.

Giuseppe Navarra, personaggio con un passato piuttosto oscuro, palombaro da giovane ed imprenditore edile con Ottieri negli anni successivi, monarchico convinto e guappo popolare arricchitosi tra le macerie e le speculazioni del dopoguerra, si riscattò con questa fantastica e coraggiosa operazione che ispirò nel 1961 il film “Il re di Poggioreale” con Ernest Borgnine.

La storia e le fotografie sono tutte merito del gruppo “Il Corpo di Napoli”, al quale vi invitiamo ad iscrivervi.

-Luigi Sperandeo

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