Vincenzo Capasso: da Nisida al riscatto, grazie alla pizza

Casa Capasso è una pizzeria che si trova a via dei Tribunali 292. Difficilissimo non notarla: infatti sono tantissimi i turisti che si fermano a fotografare l'interno del locale, adornato da vestiti appesi e pentolini di rame.

Casa Capasso è una pizzeria che si trova a via dei Tribunali 292. Difficilissimo non notarla: infatti sono tantissimi i turisti che si fermano a fotografare l’interno del locale, adornato da vestiti appesi e pentolini di rame. Ma Casa Capasso è il sogno realizzato di Vincenzo Capasso, napoletano DOC, classe 1990, che con passione e fatica è riuscito ad aprire la pizzeria nel cuore di Napoli. Vincenzo ha una storia incredibile, impossibile da non raccontare.

Questo giovane pizzaiuolo dagli occhi azzurrissimi, a tratti glaciali, quando era piccolo non avrebbe mai immaginato un futuro del genere. Cresciuto con un padre col vizio dell’alcool e una mamma dolcissima, ma che perderà a 16 anni a causa di una trasfusione di sangue infetto, Vincenzo vive la strada come un vero scugnizzo. Conosce il centro storico come la sua casa; gioca, scherza e frequenta persone non proprio perbene. Questa sua vicinanza alla strada lo porterà a commettere uno scippo che gli costerà caro. Già, perché dopo un po’ di tempo le indagini della Polizia si concretizzano e viene arrestato nel 2006. Sembra che il suo destino sia segnato per sempre.

Vincenzo viene trasferito nel carcere minorile di Nisida, dove ci passerà 10 mesi. Si chiude in sé stesso, non parla con molti ragazzi; forse ha paura, forse ha un piano. Vuole riprendersi la sua vita e vuole farne qualcosa di più di uno scippo. Non beve, non fuma, non si droga: per questi motivi gli altri suoi compagni lo sfruttano per occultare le analisi, utilizzando la sua urina. Durante questo periodo non riceve visite, a parte quelle della sua fidanzatina di sempre, Marianna, con la quale è legato da quando aveva 11 anni. Il giudice vede in Vincenzo Capasso qualcosa di diverso e per questo gli concede la “messa alla prova” dalle suore di Calcutta: qui dovrà occuparsi di aiutare i senzatetto.

Dopo aver passato un anno nel convento, gli vengono concesse 48 ore per trovarsi un lavoro e mettersi alle spalle la sua vecchia vita. Riesce a entrare nello staff di una nota pizzeria del centro storico e dopo aver appreso l’arte del pizzaiuolo, viene assunto nella pizzeria “Il Pomodorino”. In questo ristorante vivrà 10 anni intensissimi, sfornando migliaia, milioni di pizze. Nel 2013, poi passa a lavorare da “For o’mar” sul Lungomare dove inizia a frequentare la “Napoli bene” tra giudici, calciatori, medici. Lì conosce un procuratore di calcio, Vincenzo Pisacane, con il quale decide di aprire “Casa Capasso”. Nel 2014 ottiene il diploma grazie alla scuola serale; l’indirizzo è quello alberghiero, ovviamente.

Il 27 luglio è la data del riscatto. Casa Capasso apre i battenti e diventa realtà. La sua vita cambia, è un imprenditore-pizzaiuolo adesso, ha un figlio e 14 dipendenti. Vincenzo sorride, è diventato un uomo e vuole essere un esempio con la sua storia. E siamo sicuri che farà strada. Ha la stoffa, la passione e le giuste motivazioni. Vincenzo è grande. Adesso Vincenzo non cerca di sopravvivere, ma vive appieno la sua vita.

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