Ismāʿīl: il Pascià che soggiornò a Posillipo

Ismāʿīl Pascià fu viceré e poi primo chedivè d'Egitto tra il 18 gennaio 1863 e l'8 agosto 1879. Fu colui che commissionò l'Aida a Giuseppe Verdi.

Il rapporto che Napoli ha con le culture straniere è davvero incredibile. Questa è la storia di un Pascià, non uno come gli altri, un Pascià tanto amato dal suo popolo quanto odiato dalle nazioni più potenti. Ismāʿīl Pascià detto anche Isma’il il Magnifico, albanese di famiglia, nacque a Il Cairo, nel Palazzo al-Musafir Khana. Secondo dei tre figli di Ibrahim Pascià e nipote di Mehmet Ali, sua madre era Hoshiar (Khushiyar), terza moglie del padre.
Fu viceré e poi primo chedivè d’Egitto tra il 18 gennaio 1863 e l’8 agosto 1879. Fu colui che commissionò l’Aida a Giuseppe Verdi.

Questo principe, già noto per aver aperto sotto il suo regno il canale di Suez, mentre era al potere diede un grande impulso alla modernizzazione dell’Egitto e del Sudan, indebitando però drammaticamente il Paese.
La sua filosofia può essere racchiusa in una dichiarazione che egli rese nel 1879: “Il mio Paese non è più in Africa; noi siamo ora parte dell’Europa. .. è pertanto naturale per noi abbandonare le nostre antiche strade e adottare un nuovo sistema, adatto alle nostre condizioni sociali“.
Fu rimosso dal trono dal Regno Unito e costretto a lasciare il suo paese per non aver pagato gli interessi del debito pubblico egiziano.
Ismāʿīl abbandonò la sua carica il 26 giugno 1879 e, imbarcatosi sul panfilo Mahrusse ai primi di luglio, lasciò l’Egitto insieme a una truppa composta da 225 persone alla volta di Napoli.

Ismāʿīl Pascià, si era rifugiato in una villa a Posillipo, dopo essersi stabilito in un edificio a Mergellina, in Riviera di Chiaia 9 / A, nell’attuale villa San Felice: il principe Tommaso di Savoia, duca di Genova, commissionò all’architetto svizzero Augusto Guidini la progettazione di questa villa per ospitare proprio Isma’ īl Pascià. Questa villa venne quindi realizzata in maniera diversa rispetto al design originale e inoltre questo edificio neorinascimentale doveva affrontare direttamente il mare, mentre la “colmata” (un’operazione per ottenere grandi tratti di terra dal mare con la creazione di nuove strade) e la costruzione di una nuova linea di edifici hanno definitivamente separato la costa dalla villa.

Successivamente l’allora Presidente del Consiglio Benedetto Cairoli, offrì al principe la bella villa della Favorita a Resina (costruita da Ferdinando Fuga negli anni 1762-68). Lo scopo dello statista lombardo era quello di accogliere l’ex chedivè nel migliore dei modi per poter poi avere notevole influenza sugli affari dell’Egitto.
Ismāʿīl Pascià accettò l’offerta con grande entusiasmo e si stabilì, col suo seguito, in quell’angolo suggestivo fra il Vesuvio e il mare, prendendo dimora al primo piano. La villa era già caratterizzata da uno stile orientale grazie alla presenza di camere cinesi al secondo piano. Fece costruire un’apposita scala a chiocciola, a destra del portone e la arredò in stile turco, con balconi e finestre protetti da sbarre di ferro. Il resto del primo piano, e tutto il secondo, era per le principesse. Nell’ultimo piano matto e nel sotterraneo erano ubicate, alla rinfusa, le schiave.

Il re Umberto I concesse il diritto di extraterritorialità, motivo per il quale la villa fu difesa dalle guardie armate che impedivano l’accesso a chiunque. Il Pascià si era portato a Napoli le sue tre mogli ufficiali (ed un grande harem di concubine ed odalische, che erano rinchiuse al primo e secondo piano e che potevano essere avvicinate solo da eunuchi). Generali, soldati, schiavi e servitori di sesso maschile, furono sistemati in una depandance della villa.

L’arrivo di un Pascià turco che aveva tre mogli (e un harem guardato da eunuchi) eccitò talmente la fantasia dei napoletani che molti di loro si recarono nella zona, con la speranza di scoprire qualcosa su questa corte misteriosa. In breve si sparsero varie leggende su quello che accadeva nella villa e si arrivò anche a dire che nei suoi scantinati si eseguivano esecuzioni capitali. L’aneddoto più diffuso diceva che il Pascià aveva acquistato dalla Richard Ginori dei servizi di porcellana, per un valore di 80.000 lire in oro, senza però pagarli. La ditta gli aveva fatto causa e l’ufficiale giudiziario, che non fu ammesso nella villa, per notificargli la sentenza fu costretto a lanciargli l’atto nella carrozza quando egli uscì dall’edificio.
Ismāʿīl Pascià, venuto a conoscenza di queste chiacchiere, sperando di risolvere la situazione, si recò al teatro San Carlo portando con sè le tre mogli, ma vi furono dei gravi disordini per la quantità enorme di gente che voleva entrare per vederli da vicino.

Intanto, non si sa come, una principessa turca alle dipendenze del Pascià, Nasik Misak, conobbe un giovane napoletano, Pasquale Follari, un avvocatuccio che abitava nei dintorni. I due giovani si innamorarono e il 13 gennaio 1881 Nasik, travestita da ufficiale, riuscì a fuggire dalla villa e raggiunse Pasquale che l’attendeva poco lontano. La notizia della fuga, di cui parlarono tutti i giornali, si diffuse rapidamente nel popolo napoletano che prese le difese dei due giovani, quando le autorità tentarono inutilmente di riportare Nasik alla villa. Ismail Pascià si rivolse allora a Umberto I mentre Pasquale e Nasik si appellarono alla regina Margherita. Durante questo periodo Nasik si convertì al cattolicesimo e fu battezzata con il nome di Margherita, in onore della regina. Il Pascià, per non inimicarsi il regno che lo ospitava, finì con il rinunciare a riaverla nel suo seguito. Pasquale e Margherita si sposarono il 30 giugno del 1881, in una chiesetta poco lontana dalla villa ‘La Favorita’, circondati da una folla di napoletani che vollero festeggiare così la vittoria dei due giovani.

Il Sultano ottomano dopo sei anni concesse al Pascià di tornare in patria e ritirarsi nel suo palazzo di Emirgan, sul Bosforo. Qui ci rimase, più o meno in condizione di prigionia dorata, fino alla sua morte (Istanbul, 2 marzo 1895), fino a quando fu fatto seppellire a Il Cairo.

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