La farmacia Ignone e il tradimento a Francesco II

La farmacia Ignone era la farmacia ufficiale dei re di Napoli. Il 4 settembre 1860 ingaggiò alcuni operai per rimuovere gli stemmi dei Borbone perché...

Oggi non esiste più. La farmacia Ignone era la farmacia ufficiale della Real Casa Borbone delle due Sicilie. La farmacia Ignone aveva fornito per secoli i re di Napoli, aiutandoli a curarsi dalle malattie e dai malanni. Questa farmacia si trovava all’inizio di via Chiaia, sotto la foresteria, quella che oggi è il palazzo della prefettura. Gli Ignone fino al 4 settembre 1860 si erano sempre dichiarati “devotissimi al re”; già, fino a quella data, perchè poi tutto cambiò.

I giorni che precedettero il 7 settembre, data dell’ingresso di Giuseppe Garibaldi a Napoli, furono molto burrascosi in città. Il popolo era stato avvisato dell’imminente arrivo dell’ “eroe dei due mondi” alla stazione e non voleva farsi trovare impreparato. Francesco II era concentratissimo sul da farsi, per il futuro del Regno. Stava preparando l’atto con il quale avvertiva i napoletani della sua partenza, per impedire che la capitale potesse subire vittime e danni materiali dall’avanzata nemica ( cosa che invece avvenne). Contemporaneamente inviava a tutte le Corti europee una protesta contro l’acquiescenza di queste ultime agli accadimenti rivoluzionari nel Sud d’Italia. Questo proclama sarebbe stato pubblicato il 5 settembre di quello stesso anno.

Il re aveva una sana abitudine che aveva appreso dai suoi avi: farsi vedere in giro, farsi conoscere dalla sua gente. Si dice infatti che, come il suo bisnonno Ferdinando I delle Due Sicilie, era solito parlare in napoletano. Dunque, come dicevamo all’inizio dell’articolo, il 4 settembre del 1860 sarà una data traumatica per il re; questa giornata segna la più grande ferita per Francesco II perché sarà il giorno in cui capirà che anche il suo popolo gli aveva girato le spalle. Solo pochi mesi prima, il 26 giugno, aveva concesso la Costituzione, per ingraziarsi gli abitanti del suo Regno.

Il 4 settembre il Sovrano, in compagnia della moglie Maria Sofia e di altri due uomini, decise di fare una passeggiata, la sua ultima passeggiata, per le strade di Napoli, utilizzando una carrozza di legno scoperta. Molti furono gli uomini e le donne che si inchinarono e si tolsero il cappello in segno di rispetto. Ma non fecero in tempo nemmeno a fare cento metri che la carrozza dovette fermarsi, per un ingombro di vetture e carri; gli operai ingaggiati dalla farmacia Ignone avevano ostruito il passaggio. C’era una grossa scala con sopra un operaio, che, forse per sfida, forse in segno di libertà, non badò alla presenza del re e continuò a svolgere il proprio lavoro. Gli Ignone infatti si preparavano ad accogliere Garibaldi e i suoi mille nel migliore dei modi, e non vollero farsi trovare coi simboli borbonici. A Napoli erano presenti dappertutto gli araldi dei Borbone: da palazzo San Giacomo alle ringhiere che proteggevano le statue equestri di piazza del Plebiscito, ovunque si potevano guardare gli stemmi della dinastia reale. Così la farmacia della Real Casa Borbone delle due Sicilie, baluardo da sempre della monarchia, si apprestava anch’essa a smontare ogni riferimento alla famiglia dei Borbone: scomparvero la scritta REALE e i gigli. Re Franceschiello rideva e scherzava e addirittura fece pervenire alla famiglia Ignone un quadro direttamente dal Palazzo Reale, in segno di ringraziamento per il lavoro svolto negli anni.

Il giorno dopo il re e la regina partirono alla volta di Gaeta, imbarcandosi sulla nave Messaggero. Rivolgendosi al fedelissimo Vincenzo Criscuolo, unico suddito a potersi rivolgere al Re e alla Regina con l’appellativo di “Signore” e “Signora”, Francesco II pronunciò una frase profetica sul futuro del sud: “Vincenzino, i napoletani non hanno voluto giudicarmi a ragion veduta; io però ho la coscienza di avere fatto sempre il mio dovere, ad essi rimarranno solo gli occhi per piangere”.
E come per magia, la farmacia Ignone non riuscì a sopravvivere e ad oggi non esiste più. Nulla gli valse l’aver tradito il suo re.

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