Etimologia e storia di tutti i quartieri di Napoli

In questo articolo cerchiamo di fare chiarezza sull'etimologia e la storia di tutti i quartieri di Napoli.

Oggi i quartieri di Napoli sono 30 e ognuno di loro è indispensabile per descrivere la bellezza e le controversie di questa città. Ma non è sempre stato così. Infatti era il 1779 quando Ferdinando IV decise di dividere la città di Napoli per la prima volta in 12 quartieri, per poter stabilire e far risiedere in ognuno di essi un giudice della Gran Corte Criminale. Questo fu un modo brillante per mantenere la sicurezza pubblica.

Nacquero così i primi dodici quartieri di Napoli:

1) Quartiere di San Ferdinando

2) Quartiere di Santa Maria della Vittoria

3) Quartiere di Monte Calvario

4) Quartiere di San Giuseppe

5) Quartiere di San Giovanni Maggiore

6) Quartiere di Portanova

7) Quartiere di San Lorenzo

8) Quartiere dell’Avocata

9) Quartiere della Stella

10) Quartiere di San Carlo all’Arena

11) Quartiere della Vicaria

12) Quartiere del Carmine Maggiore

Come dicevamo nell’incipit di questo articolo, i quartieri di Napoli sono 30 e pur essendo stati raggruppati in 10 municipalità, ogni abitante di un quartiere sente particolarmente l’attaccamento alla propria zona. Di seguito l’etimologia e un breve riassunto storico dei quartieri di Napoli.

Arenella: il canonico Celano ricorda la sua etimologia, attraverso le parole di Gino Doria, in questo modo: «Prende questo nome dalle arene che vi lasciano i torrenti delle acque piovane che calano dal monte dei Camaldoli, al quale da questa parte vi sale». L’Arenella era anticamente il luogo di villeggiatura prediletto dai napoletani.        

Avvocata: Deriva dall’attributo latino Advocata, dato alla Vergine Maria, Difensore degli uomini e Mediatrice per i peccatori presso una chiesa fondata in queste zone nel 1580 dal carmelitano Alessandro Mollo. Si tratta del participio passato (advocatus), reso sostantivo femminile del verbo advocare che vuol dire “chiamare al cospetto”.           

Bagnoli: Questo toponimo, che usato al singolare si trova anche in altre regioni, deriva dal nome della terma Balneolum (in volgare lo Bagnuolo) qui esistente. Questa terma era però molto piccola e angusta; aveva origine dalle radici del monte Olibano. La più antica testimonianza di Bagnoli risale al XIII secolo, nel poemetto latino “De balneis terrae laboris” di Pietro d’Eboli, il quale scrisse che il nome della terma si estese a tutta la località.

Barra: Grazie alla sua vicinanza al fiume Sebeto, Barra era una zona molto in voga già dai tempi romani, ma con la fine dell’Impero, questo territorio cadde in un graduale abbandono, e le terre un tempo fertili divennero paludose. Deve il suo nome allo sviluppo di numerosi casali e nel 1275 l’intera area fu donata alla famiglia Coczi dal re Carlo I Angioino, e questo casale fu chiamato, per la presenza di numerose torri, Barra de Coczi.

Chiaia: Chiaia è la corruzione napoletana dell’antichissimo playa e già nelle epistole del VI secolo di papa Gregorio Magno questo termine serviva a designare tutto il litorale marittimo occidentale di Napoli. Durante l’epoca romana questa era una antica strada chiamata via Puteolana, poiché era l’itinerario più veloce per giungere a Pozzuoli.

Chiaiano: Deriverebbe dal latino medievale plagia (pendio)- anus (derivazione). Durante l’epoca angioina questo territorio assunse il nome di Clojanum; Nei cedolari dei duchi di Durazzo e dei viceré spagnoli il luogo è indicato coi nomi Plajanun, Chiaianun e Chiaiana.         

Fuorigrotta: In età augustea c’era l’esigenza di costruire una via tra Napoli e Pozzuoli per migliorare le comunicazioni dirette; per questa ragione Agrippa, generale di Ottaviano, decise di aprire una galleria sotto il colle di Posillipo, chiamata successivamente Crypta Neapolitana. Terminati i lavori, i soldati romani iniziarono a chiamare un antico villaggio di poche anime pie chiamato Casapagna, posto sulla strada, Foris criptae. Ed ecco svelata l’etimologia di Fuorigrotta!

Materdei: L’intera zona prende origine dal nome della chiesetta Santa Maria Mater Dei, eretta nel 1587 da Padre Agostino de Juliis dell’ordine dei Serviti.

Marianella: Circa l’origine del nome, le notizie sono poche o totalmente assenti. Marianella è indicato come uno dei casalia regis nella seconda cedolare angioina. Forse deriva addirittura da Marillenellum, ovvero la fusione di tre parole: Maria ille nellum, luogo nuovo (dedicato) a Maria. C’è chi invece sostiene che il nome Marianella derivi da un’antica famiglia, i Marinellum, risalente ai tempi di Carlo d’Angiò.       

Mercato: Questa zona deve il suo nome alla piazza che un tempo fungeva da mercato: precisamente due volte alla settimana dal 1270. Anticamente qui c’era il Foro Magno, nient’altro che un campo incolto che in epoche successive prese il nome di Campo del Moricino.        

Miano: Deriva dalla fusione con un villaggio a poche centinaia di metri di distanza, Mianella. Myana e Mianella erano due realtà con pochi abitanti e qualche casale. Quando il numero di abitanti aumentò, i due centri si fusero definitivamente.

Montecalvario: Questo quartiere prende il nome dalla chiesa cinquecentesca che oggi espone il semplice nome di “Montecalvario”. Sappiamo che la costruzione della chiesa fu voluta dalla nobile napoletana Ilaria (o Iberia) d’Apuzzo nel 1560.

Pendino: Gino Doria scrive che le discese che conducevano dalla collina al mare erano dette pendini.

Pianura: L’origine del centro abitato risale ad un gruppo di operai addetti alla escavazione, al taglio e al trasporto del piperno, pietra molto dura che è stata ampiamente usata per lastricare le strade di Napoli e dintorni, abbellire i palazzi signorili, compreso i palazzi reali. Il toponimo deriva dal suo territorio pianeggiante circondato da alture. «Il villaggio di Pianura, detto anticamente Casale Planurii e Villa Planuriae Majoris (Registri Angioini dell’Archivio della Zecca di Napoli), sorge a 180 metri di altezza sul livello del mare, appiè di un’altura tufacea nell’estremità nord-est di un antichissimo cratere di un vulcano estinto de’ Campi Flegrei del perimetro di sette chilometri; distante quattro miglia dalla città di Napoli […].» (Giuseppe di Criscio, Cenni storici sul Comune di Pianura).

Piscinola: I primi abitanti di queste zone furono i soldati romani rientrati dalle guerre puniche. Poi ci vissero gli Opici, gli Osci ed i Sanniti. L’etimologia di Piscinola deriva dal termine piscinula, ossia “piscina” o “vasca”, in riferimento forse ad un’antica struttura idraulica nelle vicinanze del primitivo insediamento abitativo. Nonostante il chiarissimo riferimento all’acqua, del tutto oscure sono l’ubicazione e le funzioni di tale vasca. A quanto pare le vasche erano due: c’era una vasca più piccola e antica, chiamata “piscinella”, sita presso le masserie delle cupe Filanda, Teverola e Perillo, dalla quale forse derivò l’etimologia della località, chiamata tuttora “Piscinella“ ed un’altra vasca, posta più a sud e più grande della prima, di costruzione successiva. Altre ipotesi vogliono che villaggio si chiamò Piscinola per via dei numerosi pozzi, ma qui non esistono vene pozzolaniche o sorgenti.

Poggioreale: Il Risorgimento napoletano vide come protagoniste un re in assoluto: Alfonso d’Aragona, duca di Calabria. Nel 1487 il re spagnolo affidò i lavori per la costruzione della Duchesca a Giuliano da Maiano; nello stesso anno, pur non essendo ancora terminati rifacimenti della Duchesca, Alfonso d’Aragona diede sempre a Giuliano da Maiano il compito di erigere una villa enorme, dai saloni decoratissimi e affrescati, ai giardini che si prolungavano di vigne, roseti, sculture, fontane e piscine. Oggi non rimane nulla di tutto ciò, ma un tempo fu soprannominata la villa di Poggioreale.

Ponticelli: Il toponimo sta ad indicare una serie di ponti che servivano ad andare da una parte ad un’altra.

Porto: Deve il suo nome non alla zona portuale come molti immaginano, bensì al seggio di Porto, uno dei più antichi della città. Per seggio si intende la circoscrizione (una parte del territorio di uno Stato, entro i cui confini è limitata la competenza di un organo). Le circoscrizioni furono abolite nel 1800 da re Ferdinando IV. Piccolo aneddoto storico- calcistico: la famiglia de Laurentiis era iscritta in questo seggio.

Posillipo: Il nome Pausilypum fu dato da Publio Vedio Pollione alla sua villa in ricordo o in onore del Zeus Pausìlipos, di cui parla Sofocle nel Nauplio. La traduzione letteraria è tregua dal dolore. Alla sua morte nel 15 d.c. la casa fu donata all’Imperatore Ottaviano, il quale fece della villa a Posillipo una propria villa.

San Carlo all’Arena: Il nome di questo quartiere è radicato nella chiesa di san Carlo Borromeo, edificata nel 1602 a spese di Silvestro Cordello e del canonico Giovanni Longo. L’aggiunta “all’Arena” si deve al fatto che proprio davanti alla chiesa, la via Foria dell’epoca non era altro che uno scolo di acque piovane, fangoso d’inverno e sabbiosa e polverosa d’estate. Arena in spagnolo infatti significa spiaggia, sabbia.      

San Ferdinando: Il nome di questo quartiere si deve alla presenza del teatro San Ferdinando, costruito tra il 1789 e il 1791, a cura dell’architetto Camillo Lionti.

San Giovanni a Teduccio: I Romani erano innamorati delle terra della Campania. Una testimonianza ci viene data dal fatto che in questa zona fu costruita la villa dell’Imperatore Teodosio, Teodosia. Secondo alcuni studiosi nel 390 d. C. Theodosia innalzò nella sua villa una colonna in onore degli imperatori Valentiniano, di suo padre l’Imperatore Teodosio e del figlio di quest’ultimo Arcadio. Intorno a questa colonna si sarebbero svolte grandi feste, a cui erano solite partecipare le più importanti famiglie di Napoli e dintorni. Per la notorietà della villa, della colonna e dei festini ivi celebrati col tempo si prese l’abitudine di appellare tutta la zona “ad Theodociam“, facendo così riferimento alla villa di Teodosia, termine che col tempo si sarebbe poi trasformato in Teduccio. Ora quella colonna è custodita presso la chiesa di San Giovanni Battista

San Giuseppe: Nel 1779 la città fu divisa amministrativamente in 12 quartieri e quindi furono definiti i limiti tra gli altri del quartiere San Giuseppe che prende il nome dalla chiesa di San Giuseppe Maggiore, chiesa che oggi non esiste più ma che si trovava all’incirca sul sito oggi occupato dalla Questura. Si ergeva in via San Giuseppe, prosecuzione di via Medina verso Monteoliveto, dove oggi inizia via Armando Diaz, nel punto in cui la strada s’incrocia con via Medina, via Monteoliveto e via Cardinale Guglielmo Sanfelice, a pochi passi da piazza Bovio e piazza Municipio e davanti a piazza Matteotti.

San Lorenzo: Il nome di questo magnifico quartiere deriva dalla presenza del Complesso Monumentale San Lorenzo Maggiore.

San Pietro a Patierno: Sulle mappe catastali di epoca angioina si indicava questa zona come San Petrus ad Paternum.

Scampia: La denominazione anticamente si riferiva a una borgata che oggi non esiste più. Fa parte di quei quartieri che hanno preso il nome dal loro antico villaggio.

Secondigliano: La famiglia romana dei Secondili era una potenza. Vivevano proprio in questa zona di Napoli. Qui è stato scoperto il secondo miglio della via Appia che portava a Roma.

Soccavo: Questo è uno dei tanti quartieri che risale all’epoca romana. Infatti era usato dai greci come campi da coltivazione e solo grazie ai romani si intuì la potenzialità dell’estrazione di piperno. Da qui l’origine del nome sub-cava.

Stella: Questo è uno dei quartieri più antichi di Napoli. Tutta la zona prende il nome dal santuario della Stella, chiamato così per via di un’icona mariana che raffigura la Madonna con una stella sul capo.

Vicaria: La Vicaria deriva dalla costruzione del rione Vasto, a ridosso della stazione centrale, caratterizzato dalla toponomastica dedicata alle città italiane e la cui etimologia è molto risalente e deriva dalla corruzione di guasto. Il nome di “Vicaria” (Vicaria nova) viene dal tribunale vicereale sito in via dei Tribunali, già via della Vicaria, che diede il nome all’intero quartiere; la parte più antica della “Vicaria vecchia” rimane nel quartiere San Lorenzo.

Vomero: L’etimologia del quartiere Vomero deriva dal greco Bomòs (βωμός, cioè “altura”) ma c’è chi scommette che invece trae origine dal gioco del vomere, un passatempo contadino che sanciva come vincitore chi, con il vomere dell’aratro, avesse tracciato un solco quanto più possibile dritto. 

Bibliografia: Le strade di Napoli, Romualdo Marrone 1996 Newton&Compton- Le strade di Napoli, Gino Doria 1979, Riccardo Ricciardi Editore- I dodici quartieri di Napoli, Salvatore Di Giacomo 2009, Treves Editore

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