La storia del “corno” napoletano

Il corno napoletano affonda le sue radici nel Neolitico, passando per il Medioevo, giungendo fino ai giorni nostri, sulle bancarelle del centro di Napoli.

Senza dubbio è uno degli amuleti più conosciuti a Napoli. Il corno è rosso, un po’ curvo e rigido, a volte scambiato per un peperoncino; c’è chi lo appende dentro la propria casa ma anche chi fuori la porta. Di solito sono i napoletani a farne maggior uso, ma grazie al turismo, è diventato uno dei gadget più in voga per chi viene a soggiornare a Napoli per brevi momenti di vacanza. Ma vi siete mai chiesti da dove derivi questa antica credenza/usanza?

Il corno è una delle testimonianze del sincretismo culturale e religioso dell’anima napoletana, mescolanza di sacro e profano che convivono in ogni aspetto del quotidiano, tra contraddizioni soltanto apparenti. Ai tempi del Neolitico si riteneva che le corna degli animali erano un simbolo della forza fisica, ma soprattutto portatrici di buona sorte. Infatti spesso utilizzavano porre fuori alle caverne le corna degli animali uccisi. Questo perché in quei tempi la forza di un animale si misurava in base alla lunghezza delle sue corna.  Inoltre esistono tante raffigurazioni di personaggi storici che indossavano elmi con le corna in occasione di eventi importanti, come nelle battaglie, come Alessandro Magno, Mosè o i faraoni d’Egitto.

Durante l’epoca romana il corno si trasforma e viene assunto il concetto del pene come amuleto portafortuna. Priapo era la figura divina a cui si ispiravano: infatti Priapo era il simbolo dell’istinto sessuale e della fecondità maschile ed era protettore della natura e custode di orti e giardini. A Napoli c’è stata un’epoca in cui vivevano in città alcune comunità egiziane (vedi “la statua del Dio Nilo“, in Largo Corpo di Napoli) e grazie a loro sappiamo dell’ antica usanza di offrire dei corni come voto alla Dea Iside, affinchè assistesse gli animali nella procreazione. Poi c’è un altro mito intorno al corno napoletano; la mitologia  collega il corno portafortuna alla figura di Amaltea, nutrice di Zeus. Amaltea fu la capra che allattò il futuro re dell’Olimpo sul monte Ida, a Creta. Diventato re degli dei, Zeus, in segno di ringraziamento, diede un potere magico alle sue corna: il possessore poteva ottenere tutto ciò che desiderava. Da qui la leggenda del “corno dell’abbondanza“, detto anche Corno di Amaltea.

Per arrivare al corno come lo conosciamo oggi, bisogna però aspettare il Medioevo. È in questa era infatti che in Europa si diffonde maggiormente la convinzione che l’amuleto sia di buon augurio, e a Napoli, città particolarmente superstiziosa, dove la gente aveva bisogno di protezione dalla malasorte e da tutto ciò che veniva considerato come il male, si inizia a produrne uno più tradizionale. Il materiale scelto dovrà essere il corallo, che di per sé è ritenuto magico perché in grado di scacciare il malocchio dalle donne incinte. Inoltre il corallo viene prelevato dai fondali marini del mondo animale, così da non allontanarsi dalle antiche usanze primitive. Il colore rosso, poi, si credeva di buon auspicio per il suo legame con sangue e fuoco, simboli della potenza e della vita ma in realtà ha un doppio significato nascosto: esso, infatti, simbolizzava la vittoria sui nemici in battaglia. Era anche utilizzato in altri paesi come Cina e Giappone, dove era simbolo di buon auspicio.

Questo simbolo deve essere rigorosamente fatto a mano, questo perché l’artigiano riesca a tramandare le sue influenze positive nell’oggetto. E ultima cosa, non per importanza, il corno deve essere assolutamente regalato. Solo così potrà avere i suoi effetti benefici e scacciare il malocchio e avere il potere scaramantico, che si associa a questo simbolo.

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