Quando San Tommaso parlò con Dio a San Domenico Maggiore

San Tommaso d'Aquino ebbe un rapporto speciale con la città di Napoli. Qui infatti avvenne il dialogo col Signore, all'interno della chiesa di san Domenico Maggiore.

Napoli ha un rapporto speciale con san Tommaso d’Aquino. Considerato l’ottavo santo patrono della città, san Tommaso d’Aquino scelse di vivere a Napoli in due momenti storici differenti della sua vita.

Guglielmo da Tocco, il biografo di san Tommaso d’Aquino, riferisce che fu suo zio, Landolfo Sinibaldi, ad avviarlo alla carriera ecclesiastica. Infatti lo spinse ad entrare all’età di cinque anni alla schola del convento di Montecassino degli oblati, i consacrati a Dio sin dalla tenera età. Qui rimase fino ai quattordici anni, quando decise di approdare a Napoli a causa dalle lotte tra il papa e l’imperatore Federico II che fecero dell’abbazia un posto non più sicuro per il giovane.

Tra il 1239 ed il 1244 Napoli si configura, infatti, come centro culturale di grande prestigio grazie alla sensibilità di Federico II che aveva chiamato a corte personalità del calibro di Michele Scoto, traduttore di Averroè e di Aristotele. Tra i professori dell’Università: Bartolomeo Pignatelli ( famoso per essere stato un acerrimo nemico di Manfredi di Sicilia e per essere stato criticato da Dante nel III canto del Purgatorio per aver negato la sepoltura al re scomunicato, dopo aver profanato la sua tomba), Roberto di Varano e Pietro d’Irlanda, già maestro di  San Tommaso d’Aquino a Montecassino. Durante la sua permanenza a Napoli, san Tommaso d’Aquino fu vittima di diverse gelosie da parte dei suoi compagni di lezioni e, spesso, anche di bullismo. Veniva soprannominato “il bue muto” da alcuni di loro; l’insegnante, venendo a conoscenza di questo nomignolo, si adirò e disse loro: « Voi lo schernite e deridete, ma un giorno sentirete parlare di lui. Io vi dico, quando questo bue muggirà, i suoi muggiti si udranno da un’estremità all’altra della terra». A 19 anni decise di entrare nell’ordine dei dominicani di san Domenico de Guzmàn. Negli anni napoletani san Tommaso si distinse per il suo ingegno e il suo studio appassionato e successivamente il giovane si recò a Parigi e a Colonia per completare i suoi studi come discepolo di Alberto Magno.

Il ritorno a Napoli

Fu richiamato da Carlo I d’Angiò nel 1272 perché il re era intenzionato a reinventare lo Studium, e san Tommaso avrebbe dovuto fondare e dirigere uno Studio Generale dell’Ordine. Divenne dunque insegnante dell’Università Federico II che all’epoca era negli spazi della chiesa di san Domenico Maggiore. Proprio al pianto terra del convento di san Domenico Maggiore persiste ancora l’aula dove il santo aveva l’abitudine di tenere le sue lezioni di teologia. Al primo piano invece c’è la stanza, piccola ed emozionante, dell’Aquinate. Dal 1272 fino al 1274 il Doctor Angelicus (come veniva definito dai suoi contemporanei), visse a Napoli e fu stimatissimo dai suoi colleghi.

Il miracolo di san Tommaso

Si racconta che il 6 dicembre del 1273 san Tommaso avesse finalmente ultimato il suo trattato sull’Eucaristia e una volta posto il testo sull’altare, avesse cercato dal Signore un segno. Di fronte a lui una tavolozza di un dipinto di Gesù crocefisso. Pare che il crocifisso abbia pronunziato queste parole:

« Bene scripsisti, thoma, de me quam ergo mercedem accipies? (Bene scrivesti di me, Tommaso, cosa vuoi in cambio?)». E san Tommaso rispose: « Non aliam nisi te domine (Nient’altro che te, Signore)».

Questo fu il breve dialogo che san Tommaso ebbe col Signore nella cappella san Nicola in san Michele Arcangelo a Morfisa (detta Cappellone del Crocefisso), nella chiesa di san Domenico Maggiore.

Le reliquie

Ad oggi nella cella del santo è possibile visitare il crocefisso in questione, ma non solo. Appesi al muro sono custodite anche delle reliquie incredibili; la bolla originale con la quale nel 1567 Pio V proclamò l’Aquinate Dottore della Chiesa: tra le firme, quella del papa e di S. Carlo Borromeo. Nel vestibolo, la piccola campana ( tintinnabulum ) che annunziava l’inizio delle lezioni del Santo. Vicino la finestra mezza pagina di un codice autografo di San Tommaso che è molto particolare, poiché è pieno di abbreviazioni, proprio come facciamo noi quando scriviamo di fretta degli appunti, che san Tommaso era solito utilizzare. Il testo intero è conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Si tratta del commento al terzo libro delle Sentenze di Pietro Lombardo. Nella stanzetta che funge da sagrestia, sulla parete sinistra, il dipinto di San Tommaso d’Aquino, opera di Francesco Solimena. In basso, il reliquiario contenente l’omero sinistro del Santo. All’omero manca la testa dell’articolazione del gomito, staccata e rinchiusa nella statua argentea che si trova nella cattedrale, in occasione della proclamazione, nel 1605, di San Tommaso d ’Aquino a ottavo patrono di Napoli per voto fatto durante la peste del 1600. La reliquia, sistemata in un reliquiario recente, viene esposta nel giorno della festa del Santo.

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