Letizia De Martino: la prima giudice donna d’Italia

15 anni corrono dal 1948, data dell’entrata in vigore della Costituzione, e quello che per tutti viene ricordato come l’anno della ribalta per le donne nel mondo giuridico. Infatti quella che raccontiamo non è una storia di Borboni e di re, nemmeno di tradizioni o leggende, la storia di Letizia De Martino è una storia recente, di coraggio e che dovrebbe insegnarci a non mollare mai, a tutte le età e a prescindere dalle nostre capacità, sesso o colore della pelle.

Con la legge 9 febbraio 1963 numero 66 avvenne un atto rivoluzionario che vedeva riconosciuta alla figura della donna l’entrata a pari merito degli uomini nelle cariche della Magistratura. La nuova legge promulgata dal Governo Fanfani, cita testualmente:

“La donna può accedere a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, compresa la Magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie, senza limitazione di mansioni e di svolgimento della carriera, salvi i requisiti stabiliti dalla legge. L’arruolamento della donna nelle forze armate e nei corpi speciali è regolato da leggi particolari.”

Il primo concorso di Magistratura aperto anche alle donne venne bandito il 3 maggio 1963; tra i partecipanti c’era anche una certa Letizia De Martino, una giovane napoletana di 27 anni, sposata e con due figli. Dunque, Letizia, che è bene sottolineare che studiò, prendendosi cura del marito e dei figli, al termine del concorso ricevette una grandiosa notizia. Erano otto le donne che riuscirono ad entrare nella Magistratura e lei arrivò prima tra di loro, ma soprattutto seconda nella classifica generale nazionale, dietro ad un uomo. Sarebbe doveroso ricordare anche le altre donne che riuscirono ad accedere: Ada Lepore, Maria Gabriella Luccioli, Graziana Calcagno Pini, Raffaella D’Antonio, Annunziata Izzo, Giulia De Marco, Emilia Cappelli. Entrarono in servizio nel 1965 e di queste solo Luccioli è ancora in servizio. Attualmente riveste la carica di Presidente della prima sezione civile della Corte di Cassazione.

In una recente intervista a Radio Radicale (nel 2005), la De Martino ammise:

«Il pretore di Napoli voleva assegnarmi all’ufficio civile e di fronte alla mia richiesta di essere assegnata al settore penale cercò di dissuadermi perché aveva un carico di lavoro molto pesante. Ho dovuto fare delle scelte perché ero sposata e avevo dei figli e chiesi di essere assegnata in Pretura, con orari più normali

Nel settembre del 2000 ha riposto per sempre la toga nell’armadietto, dopo 36 anni di servizio trascorsi in pretura, poi in tribunale ed infine in corte d’appello.

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