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Il pomodorino del “Piennolo”, tra storia e leggende

Il pomodoro è un frutto che proviene dal Sud America e su questo non ci piove. In principio gli Aztechi lo chiamavano xitomatl e la salsa prodotta era parte integrante della loro cucina. Ma il Piennolo non ce lo avevano perchè è un prodotto che cresce solo ed esclusivamente alle pendici del Vesuvio. Infatti i terreni ideali per la coltivazione del pomodorino del Piennolo sono senza dubbio il risultato di millenni di stratificazione della lava, tipica della zona vesuviana; sono luoghi che si trovano a 300 metri sul livello del mare e che sono difficili da raggiungere: per questo motivo spesso vengono soprannominati pomodori “di montagna”. Quando il pomodoro giunse a Napoli grazie al vicerè del Perù che volle omaggiare il nuovo re di Napoli Ferdinando IV, si pensò immediatamente di coltivarlo nelle zone più fertili del Regno.

Il pomodorino del Piennolo è caratterizzato dalla singolare punta in giù e dalla sua buccia dura di color rosso intenso: il suo gusto intenso è riconoscibile grazie alla forza di attaccatura al peduncolo, l’alta concentrazione di zuccheri, acidi e altri solidi solubili che lo rendono un prodotto a lunga conservazione durante la quale nessuna delle sue qualità organolettiche subisce alterazioni. Tali peculiarità sono profondamente legate ai fattori climatici tipici dell’area geografica in cui il pomodorino è coltivato dove i suoli, di origine vulcanica, sono costituiti da materiale piroclastico originato dagli eventi eruttivi del complesso vulcanico Somma-Vesuvio. Sono tradizionalmente raccolti a grappolo e appesi sui balconi, prendendo, in questo modo, il nome di piennolo (pendolo) o spongillo (per il pizzo che presentano alla loro estremità).

Le zone dove sono maggiormente coltivate queste varietà sono nell’intero territorio dei comuni della provincia di Napoli: Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa Di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Portici, Sant’Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase ed in una parte del territorio del comune di Nola.

I pomodorini del Piennolo sono entrati a pieno titolo all’interno del presepe napoletano già da quasi due secoli, diventando un simbolo con i suoi pomi-d’ori appesi alle taverne dei locandieri. Il primo a parlarci del pomodorino del Piennolo fu Achille Bruno nel 1847 all’interno dell’opera “Annali civili del regno delle Due Sicilie“, dove all’interno del paragrafo intitolato “Degli ortaggi e loro coltivazione presso la città di Napoli“, parla dei pomodori a ciliegia, molto saporiti, che “si mantengono ottimi fino in primavera, purché legati in serti e sospesi alle soffitte”. Le descrizioni successive risalgono invece alle pubblicazioni di Luigi Palmieri ed i testi di Francesco De Rosa, professore della Regia Scuola Superiore di Agricoltura di Portici negli anni 1885, 1902 e 1916 . De Rosa sul suo “Italia Orticola” del novembre 1902, precisava che “la vecchia “cerasella” vesuviana era stata via via sostituita dal tipo “a fiaschetto”, più indicato per la conservazione al Piennolo“.

Interessanti sono le leggende che circondano la storia del pomodorino del Piennolo. La prima racconta della nascita della città di Napoli, creata da Lucifero rubando un pezzetto del Paradiso; ma il tocco del diavolo rese la terra arida e sterile e per questo Gesù iniziò a versare lacrime alla vista della terra sottratta al Cielo, che cadendo sulle pendici del Vesuvio resero quella terra vulcanica fertile: da lì nacquero i meravigliosi e saporiti pomodori del Piennolo.
Un’altra leggenda narra che a Torre del Greco, le mogli dei pescatori erano solite occuparsi di intrecciare e sistemare le reti che servivano per la pesca. Quando, però, i mariti andavano in mare, per continuare a lavorare, le donne usavano la stessa procedura per intrecciare i piccoli nodi delle reti del nostro mitico piennolo”.

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Author: Francesco Li Volti

Giornalista con la passione per la storia e per la legalità, sono per metà siciliano, per un quarto spagnolo e per un altro quarto tanzaniano. Sogno una Napoli priva di parcheggiatori abusivi, di saccenti e di youtubers. Non uso social, possiamo parlare tranquillamente da vicino se ti va di scambiare due chiacchiere. O se vuoi sentire il mio pensiero, puoi leggermi.

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