Le questue napoletane

Il popolo napoletano è tradizionalmente un popolo credente e devoto. Come nel caso delle questue.

Le questue a Napoli.

Non è un caso, infatti, che moltissime delle chiese napoletane sono state costruite e poi ampliate, abbellite, proprio grazie alle offerte del popolo e di ricche famiglie.

Una delle antiche usanze utili a raccogliere questi fondi è proprio quella della questua.

Una delle prime questue napoletane fu certamente quella perle Anime del Purgatorio. Sin dal XVII secolo, infatti, si iniziarono a raccogliere offerte per far sì da celebrare messe in onore delle anime ed in pochissimo tempo, proprio grazie all’enorme devozione napoletana, fu fondato un complesso parrocchiale. Inizialmente, i fedeli crearono la congrega nel complesso di Sant’Arcangelo a Segno, ma, a seguito di alcuni screzi con il parroco, furono costretti a trasferirsi, fino a confluire nella chiesa di S.Angelo a Nilo.

La questua, però, ebbe sicuramente più successo del previsto, tanto che la congrega riuscì a costruire una propria chiesa, quella dell’Avvocata e Rifugio, conosciuta dai più come la chiesa del Purgatorio ad Arco.

Un celebre architetto si occupò dei lavori, Cosmo Fanzaga,il quale strutturò sia il disegno che il modello su cui la chiesa sarebbe stata eretta. Grazie alle cospicue offerte di Francesco Mastrilli, nobile napoletano,inoltre, i lavori iniziarono e finirono in men che non si dica. La voce si sparse e tutti cercarono di entrare a far parte della congrega del Purgatorio.Per farne parte era sufficiente pagare l’entrata nella congrega, senza obbligo di versamento mensile, e ciò sicuramente contribuì all’enorme partecipazione.Un solo obbligo sorgeva in capo ai confratelli ed alle consorelle che vi entravano. Tutti, infatti, per un giorno a settimana prendevano l’impegno di andare in giro per Napoli a questuare.

La congrega delle anime del purgatorio crebbe a dismisura,oltre 1500 erano i suoi adepti. 

Di questi, circa 900 avevano proprio il ruolo di questuanti.I fratelli della congrega, infatti, andavano in giro per Napoli a raccogliere offerte per le anime del Purgatorio. Al di fuori del giorno obbligatorio, gli altri giorni erano solamente i confratelli a girovagare per Napoli in cerca di offerte. La loro organizzazione era molto semplice: vi era un capo paranza,cioè un confratello a capo di tutti, il quale, a conclusione della giornata raccoglieva dagli altri il denaro offerto dai napoletani. Le somme raccolte nel corso della settimana, si depositavano il venerdì presso Santa MariaVertecoeli, sede di governo della congrega.

Oltre alle questue utili a raccogliere offerte, vi era anche un’altra mesta e particolare occasione in cui i confratelli andavano questuando per la città. Tutte le volte in cui, infatti, vi era una condanna a morte del malcapitato di turno, i questuanti iniziavano il loro consueto giro per Napoli per raccogliere somme sufficienti a dire messe in suffragio dell’anima del giustiziato. A differenza delle altre volte, in questi casi i questuanti, i quali camminavano in gruppi di tre o quattro, avevano un abbigliamento ad hoc: vestito nero e cravatta bianca, con borsa a tracolla in cui raccogliere il denaro. Un grido si alzava per le vie delle città:

“Facimmo bene ast’anema co le Santissime Messe”

I napoletani, allora, commossi dalla malasorte dell’uomo condannato, offrivano fiumi di denaro.

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