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Libreria Tamu: uno sguardo su Oriente, Africa ed altri Sud

Era una calda serata di fine Settembre, una di quelle serate in cui l’afa era così opprimente da lasciarti addosso l’odore di scirocco, dall’arabo shurhùq, “vento di mezzogiorno”. Un vento proveniente da sud, un vento di novità e tradizione, quasi a sottolineare un senso di appartenenza all’evento che avrebbe avuto inizio di lì a poco quella sera: l’inaugurazione della libreria Tamu, un punto di riferimento per la cultura del Medio-Oriente, Africa e di altri Sud.

Scendevamo per Via Santa Chiara e ad accompagnarci c’era un caldo ed allegro chiacchiericcio che si sollevava, definendosi sempre più man mano che ci avvicinavamo al numero 10. Arrivati davanti alla libreria, decine e decine di persone erano riunite sulla strada curiose ed affascinate, come noi, da quella nuova iniziativa che a prima vista aveva l’aspetto di un portone color giallo sole.

Entrammo e fummo accolti dalle parole di Felwine Sarr, economista e sociologo senegalese, ospitato per presentare il suo ultimo libro: Afrotopia.

Sarr ci parlava di un’idea di Africa, un’idea che ancora non c’è, ma che dovrebbe esistere e che può essere costruita. Il libro è infatti un inno accorato, ma sostenuto da importanti riflessioni di carattere storico, economico e culturale, rivolto agli africani ma soprattutto all’Occidente.

Scrive infatti Sarr: “lo sviluppo occidentale è stata una forma che la storia ha inventato per rispondere ai bisogni delle società occidentali (…) Il continente africano è diverso. (…) l’Utopia africana vuole tracciare altri cammini del vivere comune (…) creando un nuovo spazio di significazione e costruendo una nuova scala di valori, questa volta fondati sulle proprie culture e sulle sue feconde ontomitologie. Costruire società che abbiano senso per chi le abita”.

La riflessione cui ci conduce l’autore è quindi che esistono realtà che vivono e convivono poggiate su equilibri diversi da quelli che siamo abituati a conoscere, su idee diverse, su diverse filosofie. La libreria Tamu vuole essere cassa di risonanza proprio di questo principio, vuole essere il mezzo attraverso il quale diffondere la storia e la cultura delle nazioni a sud del Mediterraneo attraverso la loro stessa voce.

Abbiamo allora chiacchierato con Fabiano, uno dei ragazzi fondatori della libreria.

Cecilia e Fabiano, ideatori di Tamu, illustrazione di Alex Amoresano

Come nasce Tamu?

Questa libreria è un progetto mio e di Cecilia. Nasce dalle nostre esperienze sia di studio sia personali. È il nostro sguardo sulla società di oggi.

Siete entrambi di Bologna?

Studiavamo entrambi lì, ma io sono di Latina, Cecilia è calabrese. Ci siamo incontrati in una scuola per migranti a Bologna. Questo è stato il nostro primo contatto con la lingua araba, non abbiamo esperienze di studio accademico. Io ho una formazione in lettere moderne. A me quindi interessava più il lato editoriale, la filiera del libro. Cecilia ha studiato scienze politiche concentrandosi sul Medio-Oriente, ha studiato per diversi mesi sia al Cairo che a Tunisi.

Perché avete scelto Napoli?

Perché avevamo voglia di non vivere più in una città del centro nord, volevo vivere esperienze e relazioni diverse con le persone. Poi anche per un fatto pratico: pensiamo che l’università L’Orientale ci possa aiutare a creare un bacino di persone interessate ai temi che trattiamo. Ci sarebbero state anche altre università che hanno corsi specializzati in determinati temi o anche soltanto sul mondo arabo, però Napoli aveva sicuramente un fascino maggiore.

Come vi state trovando?

Ci stiamo trovando molto bene. Siamo stati molto ben accolti da Via Santa Chiara, sia dai commercianti che dagli abitanti. Credo tutti trovino un po’ curioso che apra una libreria e non un bar o una pizzeria. Qualche giorno fa avevamo chiesto con un semplice cartello agli abitanti del condominio qui sopra se potessimo utilizzare per l’inaugurazione il cortile del condominio, poiché la libreria comunica con il cortile interno. Poi non c’è più servito perché abbiamo allestito sulla strada, ma comunque la risposta era stata molto positiva. Solo qualcuno ci ha detto di chiedere all’amministratore, ma giusto cosi (sorride). Abbiamo trovato molto rispetto e molta curiosità per questa idea, genuina, sincera.

Per la presentazione vi aspettavate che venisse cosi tanta gente?

Assolutamente no. Noi avevamo puntato sul giorno dopo ma credo che questo doppio evento abbia creato un po’ di confusione positiva, nel senso che il primo evento è stato preso come inaugurazione della libreria ed e venuta una marea di gente. Quasi si stava male dal caldo. Oggi cerchiamo di pubblicare la registrazione dell’intervista che è stata fatta all’autore del libro – parla di Felwine Sarr – e la diffonderemo.

Avete contatti diretti con intellettuali e autori, o avete un tramite?

Abbiamo alcuni contratti diretti. Ma poi il mondo è piccolo. Ci si conosce, ci si incontra. Abbiamo avuto una  esperienza con la casa editrice dell’Asino, che poi è quella che ha tradotto Afrotopia, e a un certo punto ci hanno chiamati e ci hanno chiesto se volevamo fare la presentazione di un libro sull’Africa e sulla sua posizione nell’economia globale e noi abbiamo deciso di farlo insieme all’inaugurazione della libreria. Non sarebbe potuta iniziare meglio di così. È stato un colpo di fortuna. Le persone in questo mondo dei libri, le persone che ci tengono, sono tante, quindi si organizzano cose molto belle.

E i vostri contatti con L’Orientale?

Abbiamo qualche legame ma tutto dipende più dal caso che da una ricerca mirata. Noi abbiamo mandato un invito formale a dei docenti de L’Orientale prima della presentazione. Ma poi più di questo non abbiamo fatto. Non abbiamo un legame ufficiale con l’università, non siamo così dentro e va bene così, forse è proprio meglio che siano i professori più curiosi ad avvicinarsi per fare delle cose insieme. La libreria vorrebbe essere questo. Portare le cose più interessanti dell’università fuori dall’università.

 

Alex Amoresano

Claudia Grillo

Author: Claudia Grillo

Studentessa di lettere classiche alla Federico II. Mi hanno sempre colpita le parole del nostro Massimo Troisi nel film "Il Postino": - Mi sono innamorato! - Non è grave, c'è rimedio - No, no, che rimedio, io voglio stare malato! Ecco, la penso proprio così, bisognerebbe innamorarsi ogni giorno di quello che si vive, delle piccole cose, delle persone, dell'arte.. e come non innamorarsi di Napoli?

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