Torre Caselli (o Villa Bertè): dove si riunivano gli artisti

Torre Caselli è un edificio abbandonato che versa in pessime condizioni in Cupa Imparato, ai Colli Aminei. Un tempo era la Villa di Campagna dei Marchesi Caselli, una famiglia nobiliare di Napoli sin dai tempi dei Normanni. Ma perchè Torre Caselli veniva chiamata fino a qualche anno fa Villa Bertè?

Torre Caselli (o Villa Bertè): dove si riunivano gli artisti.

Torre Caselli è un edificio abbandonato che versa in pessime condizioni in Cupa Imparato, ai Colli Aminei. Un tempo era la Villa di Campagna dei Marchesi Caselli, una famiglia nobiliare di origine cosentina, insediatasi a Napoli già dalla metà del Quattrocento. Ma perchè Torre Caselli veniva chiamata fino a qualche anno fa Villa Bertè?

Dove oggi ci sono via Nicolardi e viale Colli Aminei, un tempo c’erano vigneti e coltivazioni di ogni tipo; da queste parti pare che sia nato il vino preferito dai Romani: il Falerno. In questo scenario che per 5000 anni ha continuato a persistere, non era insolito imbattersi in ruderi e prefabbricati. Uno di questi fu rimesso a nuovo nel XVIII secolo dalla famiglia Caselli, il quale veniva utilizzato come villino di campagna. Nel cortile c’erano le antiche stalle. Durante l’ occupazione tedesca, e poi americana, è probabile che fosse diventato un bordello.

Antonio Bertè alla fine degli anni Cinquanta ci mise gli occhi sopra, e non solo. Tra il 1968 e 1969 ci trasferì il suo studio, perchè la moglie Livia Langella Bertè, che era alla ricerca di un luogo idoneo per aprire una scuola privata materna ed elementare e nello stesso tempo una casa in cui poter viverci. In verità i Bertè, prima di Torre Caselli, avevano preso accordi con il proprietario di quella che è conosciuta a Napoli come la ” Corte dei Leoni” dietro Piazza Europa… ma quella bellissima villa fu persa al gioco qualche giorno prima dal proprietario. Il Marchese Caselli fu ben lieto di affittare la villa della zona Ospedaliera ai Bertè, alla cifra di mille lire mensili. Alla fine Livia Bertè riuscì ad aprire l’asilo nel 1970, che chiamo Apollo 11, per celebrare l’allunaggio dell’anno precedente.

Durante il terremoto del 1980 Bertè mise a disposizione la villa e il suo giardino per far riposare intere famiglie. I figli di Bertè aiutavano chiunque, portando bevande calde al Cardarelli.

Bertè era un artista contemporaneo napoletano molto famoso , che fece della pittura la sua fonte di vita. Tra le sue amicizie infatti vanno ricordati Giorgio De Chirico, Renato Guttuso, e i poeti La Barcaccia, Carlo Bo e Giuseppe Ungaretti. Laureatosi in Lettere Classiche, cominciò la sua carriera come giornalista per poi dedicarsi completamente all’arte e alla pittura. Bertè trasferì il suo studio a Torre Caselli (di cui non ne fu mai proprietario) e pian piano convinse la moglie Livia a traslocare proprio nella Villa tanto spaziosa. Gli anni Sessanta e Settanta rappresentarono il periodo d’oro dell’artista napoletano, il quale era solito invitare numerosi artisti per cene e serate a tema. Domenico Rea, Michele Prisco, Vittorio Como, Aldo De Francesco, Nello Pandolfi, Aldo Angelini, Amedeo Clarizia, Alfredo Schettini, Antonio e Rosalba Pecci, Roberto Murolo, Nunzio Gallo, Albino Froldi, Gabriele Zambardino, Carmine Vitagliano, Gaetano Palisi, Aristide La Rocca, A. Cantalamessa, Michele Loria, Silvio Mastrocola erano abituali frequentatori della residenza dei Colli Aminei. Al tempo Villa Bertè era di un rosso vermiglio acceso e il suo giardino in stile inglese faceva gola ai tanti visitatori.

Oggi Torre Caselli somiglia più a un rudere abbandonato, spesso frequentato da senzatetto in cerca di un luogo in cui ripararsi.

Fino a qualche anno fa si diceva che Bertè avesse lasciato incustoditi all’interno di Torre Caselli le sue opere, le sue onorificenze, i tanti libri, il suo pianoforte, il suo cavalletto con su l’ultimo quadro incompiuto, un grammofono, il cappello di Totò, l’ elemosiniera per Santo Antonio e il ferro di cavallo, una immagine di Padre Pio e l’ultima tavolozza ancora da utilizzare.

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