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Torre Caselli (o Villa Bertè): dove si riunivano gli artisti

Torre Caselli (o Villa Bertè): dove si riunivano gli artisti.

Torre Caselli è un edificio abbandonato che versa in pessime condizioni in Cupa Imparato, ai Colli Aminei. Un tempo era la Villa di Campagna dei Marchesi Caselli, una famiglia nobiliare di origine cosentina, insediatasi a Napoli già dalla metà del Quattrocento. Ma perchè Torre Caselli veniva chiamata fino a qualche anno fa Villa Bertè?

Dove oggi ci sono via Nicolardi e viale Colli Aminei, un tempo c’erano vigneti e coltivazioni di ogni tipo; da queste parti pare che sia nato il vino preferito dai Romani: il Falerno. In questo scenario che per 5000 anni ha continuato a persistere, non era insolito imbattersi in ruderi e prefabbricati. Uno di questi fu rimesso a nuovo nel XVIII secolo dalla famiglia Caselli, il quale veniva utilizzato come villino di Campagna.

Antonio Bertè negli anni Cinquanta ci mise gli occhi sopra, e non solo. Bertè era un artista contemporaneo napoletano molto famoso , che fece della pittura la sua fonte di vita. Tra le sue amicizie infatti vanno ricordati Giorgio De Chirico, Renato Guttuso, e i poeti La Barcaccia, Carlo Bo e Giuseppe Ungaretti. Laureatosi in Lettere Classiche, cominciò la sua carriera come giornalista per poi dedicarsi completamente all’arte e alla pittura. Bertè trasferì il suo studio a Torre Caselli (di cui non ne fu mai proprietario) e pian piano convinse la moglie Livia a traslocare proprio nella Villa tanto spaziosa. Gli anni Sessanta e Settanta rappresentarono il periodo d’oro dell’artista napoletano, il quale era solito invitare numerosi artisti per cene e serate a tema. Domenico Rea, Michele Prisco, Vittorio Como, Aldo De Francesco, Nello Pandolfi, Aldo Angelini, Amedeo Clarizia, Alfredo Schettini, Antonio e Rosalba Pecci, Roberto Murolo, Nunzio Gallo, Albino Froldi, Gabriele Zambardino, Carmine Vitagliano, Gaetano Palisi, Aristide La Rocca, A. Cantalamessa, Michele Loria, Silvio Mastrocola erano abituali frequentatori della residenza dei Colli Aminei. Al tempo Villa Bertè era di un rosso vermiglio acceso e il suo giardino in stile inglese faceva gola ai tanti visitatori.

Dopo il terribile terremoto degli anni Ottanta, Bertè decise di andare a vivere al Vomero, precisamente a via Gian Lorenzo Bernini 45, insieme alla moglie, utilizzando Torre Caselli come studio privato in cui poter esprimere tutta la sua arte fino agli anni Novanta. Fu in questo periodo infatti che Bertè lasciò la sua firma su una parete esterna della Villa, oggi coperta da tantissimi murales. L’artista dipinse con un pennello bianco la semplice scritta A. BERTÈ.

Oggi Torre Caselli somiglia più a un rudere abbandonato, spesso frequentato da senzatetto in cerca di un luogo in cui ripararsi.

Fino a qualche anno fa si diceva che Bertè avesse lasciato incustoditi all’interno di Torre Caselli le sue opere, le sue onorificenze, i tanti libri, il suo pianoforte, il suo cavalletto con su l’ultimo quadro incompiuto e l’ultima tavolozza ancora da utilizzare.

Author: Francesco Li Volti

Giornalista con la passione per la storia e per la legalità, sono per metà siciliano, per un quarto spagnolo e per un altro quarto tanzaniano. Sogno una Napoli priva di parcheggiatori abusivi, di saccenti e di youtubers. Non uso social, possiamo parlare tranquillamente da vicino se ti va di scambiare due chiacchiere. O se vuoi sentire il mio pensiero, puoi leggermi.

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