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“A Maronn t’accumpagn!”: l’invenzione di Gregorio Rocco

“A Maronn t’accumpagn!” è un’ espressione molto utilizzata a Napoli. Dapprima all’interno della case, quando si augurava ai propri cari di essere sorvegliati dalla madre di Gesù per proteggerli dalle pericolosità del mondo, ultimamente è tornata in voga a Napoli grazie alle continue omelie del vescovo Crescenzio Sepe. Ma “A Maronn t’accumpagn!”( che la Madonna ti accompagni!) è un modo di dire che a Napoli veniva utilizzato già dal Settecento.

Per comprendere bene la storia e l’etimologia di “A Maronn t’accumpagn!” bisogna ripercorrere la storia dell’illuminazione cittadina a Napoli. Cosa c’entra l’illuminazione con il detto “A Maronn t’accumpagn!”?

A Napoli nel corso del Settecento c’è stata una figura che più di tutte si è distinta per misericordia ed opere di bene: il frate domenicano Gregorio Maria Rocco. Padre Gregorio Maria Rocco nacque nel 1700 a Napoli e sin da giovane si fece notare per le sue azioni compassionevoli nei confronti dei più bisognosi. Diventato frate a tutti gli effetti, fu lui a convincere il re Carlo III ad intraprendere i lavori per la costruzione di un luogo che poteva accogliere gli indigenti: l’Albergo dei Poveri

Padre Gregorio Rocco era molto stimato ed apprezzato da tutti, il popolo ed i re succeduti; c’era chi diceva che contasse più lui del sindaco. Insomma partito il re per la Spagna nel 1759, salì sul trono Ferdinando IV di Borbone. Negli anni Settanta del Settecento il giovane re si accorse che la malavita in città stava dilagando e le forze dell’ordine facevano fatica a contenere questo fenomeno. Così Ferdinando IV pensò bene di impiantare alcuni rivoluzionari pali della luce per scoraggiare i criminali, poiché il buio pesto che vigeva in città facilitava ancor di più i ladri e gli assassini nei loro obiettivi.

Il Segretario di Stato, il marchese Domenico Caracciolo, cominciò con la costruzione di pali di luce artificiale nei pressi di Palazzo Reale e nelle strade più importanti. Era davvero poca roba per una città così grande come Napoli, ma il problema era che le casse del Regno erano in continua crisi e più di una manciata di pali della luce non era possibile innalzare.

Così un giorno il frate domenicano padre Gregorio Maria Rocco si recò a Palazzo Reale deciso ad incontrare il re: aveva un’idea geniale da presentargli. “Maestà date a me la licenza dell’illuminazione della città. E state tranquillo, non farò spendere alle casse del Regno nemmeno un ducato!“- affermò Gregorio Maria Rocco. Il re gli accordò la licenza: “Voglio fidarmi di voi, anche se non ho ben chiaro che cosa avete in mente!“.

Padre Gregorio Maria Rocco aveva trovato un po’ di tempo prima un dipinto della Madonna nei sotterranei del monastero del Santo Spirito ( che si trovava nei pressi di piazza del Plebiscito, allora Largo Palazzo); ottenuta la licenza dal re, ordinò che si facessero centinaia di copie a colori del quadro e che fossero sistemate in altrettante edicole votive sparse per la città. Don Gregorio intuì che poteva eliminare il problema della criminalità e garantire l’illuminazione in città facendo leva sull’orgoglio cittadino:

 

 

Napoletani, la Madonna che sta nella vostra strada è uguale a quella delle altre strade di Napoli. Ora però, se voi volete veramente bene alla vostra Madonna, dovete sempre tenerla illuminata“.

 

 

Non ci fu più un quartiere che non si impegnò a mantenere accese le lampade ad olio poste ai lati delle edicole. Senza spendere neanche un ducato don Rocco riuscì nell’intento di tenere le strade della città più sicure e l’immagine della Vergine Maria rischiarava ogni via del centro. Finalmente si sentirono più sicure anche le madri e le mogli che, appoggiandosi sull’uscio di casa, divennero famose per la loro classica esclamazione: “A Maronn t’accumpagn!”.

Author: Francesco Li Volti

Giornalista con la passione per la storia e per la legalità, sono per metà siciliano, per un quarto spagnolo e per un altro quarto tanzaniano. Sogno una Napoli priva di parcheggiatori abusivi, di saccenti e di youtubers. Non uso social, possiamo parlare tranquillamente da vicino se ti va di scambiare due chiacchiere. O se vuoi sentire il mio pensiero, puoi leggermi.

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