Gianturco: dai 28 mulini a “L’amica geniale”

La zona Est di Napoli, meglio conosciuta come Gianturco, fino a qualche decennio fa veniva chiamata da tutti i napoletani "la zona industriale". Questo perchè Gianturco è stato per secoli il terreno designato dal re per innalzare le fabbriche di cuoio, lontano dal cuore di Napoli. Ma andiamo con ordine.

La zona Est di Napoli, meglio conosciuta come Gianturco, fino a qualche decennio fa veniva chiamata da tutti i napoletani “la zona industriale”. Questo perchè Gianturco è stato per secoli il terreno designato dal re per innalzare le fabbriche di cuoio, lontano dal cuore di Napoli. Ma andiamo con ordine.

Dove oggi ci sono i mega store cinesi e le baracche dei rom, simbolo di una Napoli “accogliente” solo in parte, anticamente sorgevano le paludi che costeggiavano il mitico fiume di Napoli, il Sebeto. Infatti da queste parti esistevano ben 28 mulini alimentati dalle acque del Sebeto, che poi defluiva a mare. La particolarità di questi mulini era che ognuno di loro possedeva un nome: c’erano Maltempo, Salice, Certosini e le Carcioffole. Questi mulini fino al Settecento hanno dato una grossa mano all’economia di Napoli, permettendo ai piccoli proprietari terrieri di sopravvivere anche nei momenti di grossa crisi.

La pietra miliare di Gianturco è certamente la piccola e bellissima chiesetta del 1300 di Sant’Anna alle Paludi (piccolo riferimento alle condizioni di Gianturco nel passato). Questa chiesa è sopravvissuta al Risanamento e ad oggi si trova nella zona delle Case Nuove. Ogni 26 luglio, il giorno a lei consacrato, l’intero quartiere di Gianturco si tinge di verde e di giallo (i colori indossati dalla santa) e tutti gli abitanti festeggiano sparando fuochi d’artificio e intonando delle litanie rivolte a sant’Anna.

Poco lontano da qui sorgeva il celebre Ponte della Maddalena (oggi c’è la strada che porta questo nome, proprio nella medesima posizione in cui si trovava), teatro del sanguinoso combattimento che ci fu nel 1799 durante la Repubblica Partenopea, che si concluse con la ritirata dei francesi. Il ponte della Maddalena aveva un’origine antichissima, era del 1555 e fu innalzato al posto del pons padulis, il quale sovrastava i terreni stagnanti del fiume Sebeto.  in seguito, cambiò nome in ponte Guizzardo o Ricciardo o Licciardo, nomi le cui origini potrebbero spiegarsi con un collegamento all’assedio che fecero alla città nel 1078 Roberto il Guiscardo e Riccardo di Capua.

Con Ferdinando II sul trono l’area di Gianturco fu destinata ai fabbricanti di cuoio. Il re infatti desiderava liberare la città dai miasmi insopportabili prodotti dalle piccole fabbriche e trovò nella zona est di Napoli il luogo ideale per questo obiettivo.

Infine la legge dell’8 luglio 1904 per l’incremento industriale di Napoli voluta fortemente dal napoletano d’adozione, politico e giurista potentino Emanuele Gianturco, portò quest’area ad essere smantellata e ricostruita interamente per rappresentare la svolta industriale per una città che si augurava in questo modo di arginare il problema della disoccupazione.

Oggi Gianturco sta vivendo un periodo un po’ più florido grazie all’ormai best seller di Elena Ferrante “L’Amica geniale“, ambientato proprio nel cuore di Gianturco, il Rione Luzzatti. Dal libro, che ha avuto successo a livello internazionale, è stata tratta anche una serie TV, interamente girata tra i vicoli di Gianturco.

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