Storia dell’Imbrecciata: tra prostitute e femminelli

Tra le taverne più celebri c'era "dal Crispano"; un luogo ideale per mangiare del buon cibo fresco e bere del vino, ma con la possibilità di andare a donne. D'altronde Napoli è stata una delle capitali della prostituzione dal XV al XVII...

L’Imbrecciata era una vasta area che si estendeva all’esterno di Porta Capuana. In origine tutta questa zona era di proprietà di Alfonso d’Aragona, il quale la donò al figlio Ferrante in età avanzata. Ma il giovane re se ne disfò subito, cedendo l’Imbrecciata al religioso Fabio Incarnato, a causa di debiti di gioco. Alla sua morte, tutto il territorio passò a degli agricoltori che pensarono bene di affittarlo al miglior offerente.

Fu così che dal Quattrocento all’Ottocento la zona dell’Imbrecciata si riempì di taverne, balordi e prostitute. Addirittura nel 1855, si decise di delimitare tutto il perimetro della zona con un muro di cinta e con un solo cancello d’accesso, solo che era abbastanza basso, pieno di buchi e lo si poteva scavalcare anche a notte fonda. Fu posta una guardia fuori Porta Capuana che a mezzanotte richiamava tutti coloro che si trovavano ancora ad “amoreggiare”: “Chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori”- era solito gridare l’ufficiale, chiamato da tutti “papà”.

Tra le taverne più celebri c’era “dal Crispano“; un luogo ideale per mangiare del buon cibo fresco e bere del vino, ma con la possibilità di andare a donne. D’altronde Napoli è stata una delle capitali della prostituzione dal XV al XVII secolo. Nel 1781 fu emanato un editto che rendeva l’Imbrecciata l’unico quartiere dove era possibile praticare il meretricio. In quell’area le cortigiane vennero localizzate attraverso delle lanterne di colore rosso poste lungo le vie o nei “Bordelli”, parola derivata dalla frase francese “Au bord de l’eau”, ai bordi dell’acqua.

 

 

Flaubert soprannominò l’Imbrecciata come “Suburra napoletana”; invece Alexandre Dumas padre la descrisse così:

Un luogo abitato soltanto da donne le quali, vecchie o giovani, belle o brutte, di ogni età e di ogni paese, di ogni condizione, sono buttate lì alla rinfusa sorvegliate come criminali, parcheggiate come gregge, braccate come bestie alla rinfusa“.

Una delle prostitute più famose fu Bernardina da Pisa, moglie di Masaniello. Dopo la morte del marito fu prelevata e di forza fu portata al cospetto della regina, la quale le tolse ogni bene riducendola a praticare il mestiere più antico del mondo per poter sopravvivere. Solo che allora non esistevano né protettori né sfruttatori (infatti ricottaro è un termine da far ricondurre al gergo camorristico, successivo a quest’epoca, poiché la ricotta era sinonimo di sperma) e Bernardina morì di peste a 31 anni nel 1655.

Una strada simbolo dell’Imbrecciata è senza dubbio via Pietro Antonio Lettieri, per tutti anticamente vico dei femminielliChi si imbatteva lì sapeva a cosa andava incontro: questa stradina era appannaggio dei soli travestiti ed i loro clienti erano i mariti che erano insoddisfatti delle proprie mogli.

La zona cadde nelle mani della camorra verso la metà del Settecento; proprio qui reclutavano le nuove leve. Anche la prostituzione fu inglobata nel business della camorra, senza distinzione tra prostitute e prostituti.

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