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Quando Rossini fu imprigionato nel palazzo Barbaja

Questa storia ha inizio nel 1815, quando Gioacchino Rossini, compositore italiano di fama internazionale, fu invitato da Domenico Barbaja a dimorare nel suo palazzo, al civico 205 di via Toledo. Rossini era stato nominato direttore musicale del Real Teatro San Carlo, incarico questo tra i più ambiti dell’epoca perché significava essere il primo “direttore musicale” della penisola italiana ed aveva stipulato un contratto con il Teatro Mercadante (all’epoca Teatro del Fondo), per musicare l'”Otello, ossia il moro di Venezia“, un’opera del librettista napoletano Francesco Berio di Salsa, ispirata al celebre “Otello” di Shakespeare, ma in chiave moderna.

Barbaja è l’ombra celata dietro le grandi carriere di compositori come Rossini, Bellini, Donizetti, Mercadante e Pacini;  commissionò opere persino a Beethoven e Schubert ed introdusse per primo il gioco della roulette in Italia. Si dice che fu proprio Barbaja a inventare il “mocaccino”, una bevanda calda costituita da cappuccino, panna e cioccolata, talvolta con l’aggiunta di polvere di cacao.

Il giovane Rossini aveva solo 23 anni quando giunse a Napoli, ma era già una personalità molto acclamata nel campo musicale. Aveva composto opere del calibro di “Sigismondo”, “La pietra del paragone” e “La scala di seta”. Rossini non era mai stato nella capitale del Regno delle Due Sicilie e subito potè apprezzare le bellezze di questa terra. Dai panorami mozzafiato alla bontà del cibo, dalla sregolatezza della vita notturna per finire alle donne napoletane, che con i loro sguardi e la loro classica bellezza mediterranea, avevano fatto breccia nel cuore del compositore pesarese.

Per cinque mesi il Maestro Rossini non fece altro che passare il proprio tempo in ottima compagnia, gioendo pienamente della napoletanità piena, che lo aveva conquistato immediatamente, dal momento in cui aveva messo piede a Napoli. Si dice che fosse un donnaiolo e infatti a Napoli si innamorò per la prima volta. Qui conobbe la sua futura moglie, il soprano Isabella Colbran che sposò appena andato via da Napoli nel 1822: quella che si dice essere stata l’amante segreta proprio di Domenico Barbaja.

 

Alexandre Dumas ci racconta che, quando giunse il primo giorno del sesto mese, alla richiesta del conte Barbaja di incominciare la composizione, Rossini abbia risposto seccato che doveva andare ad una partita di pesca al Fusaro e per questo impossibilitato ad intraprendere un’opera così maestosa come l’ “Otello”. Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Barbaja non ne potè più dei vizi del Maestro e così ebbe un’illuminazione.

Il giorno seguente le grida di Gioacchino Rossini svegliarono tutti quelli che abitavano all’interno di palazzo Barbaja; i suoi starnazzamenti inutili non si potevano udire sulla strada principale, via Toledo, perchè, scrive Dumas: Palazzo Barbaja era l’edificio più sordo che poteva mai esistere. Le urla e le imprecazioni erano rivolte al suo mecenate, reo di aver fatto murare la porta della sua camera, non permettendogli più di uscire.

La punizione ebbe l’ effetto sperato e la sera stessa fu redatta tutta l’introduzione. Fu lo stesso Rossini in una delle sue lettere a raccontare questo aneddoto:

 

 

L’Ouverture dell’Otello in una cameretta del palazzo Barbaja, dove il più calvo e il più feroce dei direttori mi aveva rinchiuso per forza, senz’altra cosa che un piatto di maccheroni e con la minaccia di non poter lasciare la camera, vita durante, finché non avessi scritto l’ultima nota.

 

 

Dopo tre giorni l’opera fu completata e consegnata al Barbaja, il quale si gettò al collo di Rossini ringraziandolo e scusandosi platealmente. 

Davanti al portone d’ ingresso del palazzo, ad oggi, c’è una targa che ricorda il soggiorno di Gioacchino Rossini nella residenza di Domenico Barbaja.

Author: Francesco Li Volti

Giornalista con la passione per la storia e per la legalità, sono per metà siciliano, per un quarto spagnolo e per un altro quarto tanzaniano. Sogno una Napoli priva di parcheggiatori abusivi, di saccenti e di youtubers. Non uso social, possiamo parlare tranquillamente da vicino se ti va di scambiare due chiacchiere. O se vuoi sentire il mio pensiero, puoi leggermi.

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