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La prima regista cinematografica italiana è di Salerno

Elvira Notari, la prima regista cinematografica italiana

Negli anni Venti fiorì nel Meridione una delle figure più all’avanguardia della storia del cinema italiano e statunitense: Elvira Notari.
Fu un’autrice progressista, rivoluzionaria e scabrosa a volte, fu la prima regista cinematografica italiana ed una delle prime della tradizione cinematografica mondiale.

Originaria di Salerno si trasferì poi a Napoli dove ebbe quasi subito la possibilità di affacciarsi ad una realtà pittoresca e ad un modo di concepire la vita che tramutò per sempre la sua visione delle cose, di ciò che valeva raccontare.

La città partenopea fu il suo teatro a cielo aperto, il panorama perfetto dove orientare la sua macchina da cinepresa Pathè e lasciar sì che le cose avvenissero da sé. Il suo cinema mise le proprie radici nei bassifondi napoletani, nella povertà più indecente, nella miseria più nera.

Precorritrice di un Neorealismo penoso e insopportabile, una visione cruda dell’essere umano che dal pozzo della sua disperazione alza gli occhi al cielo e chiede salvezza.

Diede la firma a più di sessanta lungometraggi ed a un centinaio di cortometraggi e documentari di una Napoli popolana ed artigiana, prestò voce alla cronaca locale e ai più scomodi eventi di attualità, ricavando molto spesso un affresco rigoroso della realtà in cui era immersa. Molte sue pellicole furono tratte da romanzi di appendice e canzoni napoletane di autori come E.Scala e Bixio.

Inoltre la sua arte fu associata spesso ad una vera e propria esibizione multimediale, poiché le immagini e le scene erano interpretate dal vivo, creando così una perfetta sinergia tra il canto, la recitazione e la musica. Fu pioniera di una tecnica tutta nuova per la colorazione della pellicola, che associava la sfera emotiva dello spettatore ad un gradiente di pigmenti, passando così dalla melanconia bluastra all’ardore dell’ira, che brucia di rosso ogni cosa intorno a sé. I fotogrammi venivano colorati a mano, sfumando di giallo le scene d’amore e di verde quelle di tenerezza e suscitando una sensibilità collettiva in grado di miscelare i sentimenti e colori.

In questa cornice cittadina Elvira Notari fondò assieme al marito la Casa di Produzione Cinematografica Film Dora dove sviluppò a pieno il suo talento; svolse l’attività di regista con enorme precisione e passione. Si alienò del tutto dall’idea di Cinema-industria, sbriciolando le colonne portanti dell’arte cinematografica dell’epoca che incardinava i suoi capisaldi in una prospettiva patriarcale e saldamente maschilista, infettata da un regime fascista impossibile da controllare.

Elvira e Nicola Notari

Dunque in una scena dominata prettamente da personaggi maschili, Elvira Notari portò alla luce invece eroine dai bassifondi, refrattarie alle regole sociali, prorompenti e anticonformiste, spesso violente e spinte dalla follia.

Lavoratrici stacanoviste, come lei, nell’eterna lotta dell’emancipazione. Un mondo senza filtri, nel quale la verità è l’assoluta protagonista, con le sue regole e le sue ingiustizie, i suoi dolori. Uno spettacolo di pescatori e gente umile, uno spaccato della condizione umana nel quale l’amore riesce a portare però quasi sempre un lieto fine.

Fece recitare spesso amici e parenti, mantenendo sempre accesa la sua ricerca del vero, portò il figlio Eduardo davanti alla macchina da presa rendendolo uno dei primi attori bambini dell’epoca, addirittura si cimentò lei stessa nella recitazione, incarnando così la riproduzione perfetta dei suoi studi.

Elvira Notari in scena

Negli anni d’oro aprì una Scuola cinematografica, gettando le basi per una recitazione naturalistica che schernì gli eccessi di pathos e lasciò libero spazio invece ad una profonda analisi psicologica dei suoi personaggi: non più macchiette dunque ma uomini e donne a tutto tondo.

Infine sbarcò a New York aprendo una sede di Dora Film anche nella metropoli statunitense e denunciando con alcune pellicole la disgraziata condizione degli emigranti italiani, documentando e mettendo in discussione l’opinione pubblica. Ebbe infatti enorme successo, soprattutto nel quartiere di Little Italy. Una voce potente e contraddittoria disposta anche a scontrarsi, molto spesso, con la censura.

Parte della sua eredità fotografica e cinematografica è custodita oggi al Museo internazionale del cinema e dello spettacolo (MICS) di Roma e tra le sue pellicole più importanti ricordiamo senza dubbio: ‘A Santanotte e Piccerella del 1922 e Napoli sirena della canzone del 1929.

Locandina E Piccerella

Una figura dunque storica e sociale, una professionista di forte calibro ed incredibile spessore, in grado di far riflettere, ridere e commuovere i suoi spettatori. La prima grande maestra del cinema capace di raccontare il proprio Sud.

 

Arianna Giannetti

Bibliografia e Sitografia
[1] E. Troianelli, Elvira Notari pioniera del cinema napoletano (1875-1946), Roma 1989.
[2] Notari, Elvira. Francesca Vatteroni, Enciclopedia del cinema Treccani (2004)
[3] Elvira Notari: La prima regista donna. Elena Morrone, Noi salernitani, .ItSalerno https://salerno.italiani.it/elvira-notari-regista-salernitana/
[4] Il cinema in penombra di Elvira Notari. Chiara Ricci, LFA Publisher

Author: Arianna Giannetti

Diplomata al liceo classico Adolfo Pansini, ho conseguito la Laurea Triennale in Ingegneria Biomedica all'Università di Napoli Federico II ed ora sono studentessa del corso di Laurea Magistrale Industrial Bioengineering. Amante dei grandi classici della letteratura e dei viaggi avventurosi.

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