La Misericordiella: una chiesa nascosta nel cuore della Sanità

Misericordiella

La chiesa ipogea

Qualunque napoletano conosce gli elementi principali di una architettura religiosa. Navata, abside, cupola, cripta. Per un napoletano, che di chiese ne ha viste molte, c’è bisogno di qualcosa in più per sorprenderlo.

Quel quid lo si può ritrovare magari in altre culture, o in altri paesi. Ma la cosa magnifica è che la maggior parte delle volte il napoletano rimane affascinato da ciò che ha nella propria città. E’ questo il caso della Chiesa della Misericordiella. Per chi non la conosce il suo nome intero è:

Situata all’ingresso della Sanità, questa chiesa ha qualcosa di speciale.

Il napoletano quando ci entra, potrebbe pensare di star vedendo un’ennesima chiesa barocca: stucchi, cupola, luce divina che filtra dalle finestre. Ed invece nella Misericordiella accade una magia diversa: basta arrivare all’altare, girare a sinistra, scendere qualche rampa di scale e ci si ritrova in un mondo totalmente diverso. Un’altra chiesa, grande come la prima, interamente stuccata come se fosse pronta per la prossima predica. Ma chi terrebbe una predica sottoterra? E perché una sola chiesa non bastava?

Ritornando indietro nel tempo: la prima datazione della chiesa ipogea si ha nel 1358, grazie al ritrovamento di una lapide in lingua lombarda. La chiesa faceva parte di un ospedale regio. Intorno al 1530 il conte Antonio Caracciolo, con l’aiuto di Benedetto Tizzoni, fondò la Confraternita del Santissimo Sacramento con lo scopo di compiere atti di misericordia. Su invito di Giampietro Carafa nel 1533 San Gaetano da Thiene, fondatore dell’ordine dei Teatini, alloggiò un anno presso la confraternita, ma poi su invito di Maria Longo si trasferì all’Ospedale degli Incurabili. Nel 1540 il complesso passò in mano alle monache Benedettine che arricchirono la chiesa di opere d’arte. A seguito dell’esito del Concilio di Trento, l’arcivescovo Carafa ordinò alle monache di ritirarsi all’interno delle mura, abbandonando così la chiesa. Fino a questo istante la Misericordiella condivide la stessa storia di innumerevoli complessi religiosi napoletani: nati per scopi benefici, condivisi da più ordini religiosi e poi improvvisamente abbandonati. Ma furono gli anni 1566 e 1569 a segnare un futuro diverso per questa signora. In quegl’anni si verificò il fenomeno della Lava dei Vergini: al seguito di numerose precipitazioni, fango e detriti furono spinti giù dalla collina di Capodimonte inondando come un fiume il vallone della Sanità.

La chiesa ne fu interamente ricoperta. Verso la fine del cinquecento si decise di innalzare il livello stradale e fu così che la chiesa, oramai divenuta ipogea, fu sormontata da una nuova struttura: l’attuale Chiesa di Santa Maria della Misericordia ai Vergini. La cella in cui sostò San Gaetano da Thiene, che all’epoca si trovava ad un livello superiore, divenne l’attuale sagrestia. E nel 1585 fu la Congregazione dei Nobili istituita proprio da Gaetano a rimettere a nuovo i locali del monastero e a riportarlo alla sua antica origine: ospedale per sacerdoti e pellegrini. Nel ‘700 entrambe le chiese furono invase da stucchi e ghirigori. Nella chiesa ipogea l’antico ingresso fu completamente nascosto e l’intera navata fu adibita a luogo di commemorazione per i fratelli defunti.

La Chiesa della Misericordiella entra nel cuore di chiunque la visiti. Dalla facciata di colore grigio si presenta piccola e imperscrutabile, ma una volta entrati, ed aver sceso quelle scale, ci si rende conto di quanto la città di Napoli possa nascondere nel sottosuolo. L’arte del non arrendersi mai e del guardare sempre verso l’alto ha reso questa chiesa unica nel suo genere. E in particolare, sottoterra, dalle bocche di lupo possono scorgersi dei finestroni dipinti con i colori del cielo, ad indicare che scendendo quelle scale non si supera un balzo di più di 8 metri, ma che si compie anche un balzo di più di mezzo secolo.

Author: Roberta Montesano

Studentessa di Ingegneria Edile-Architettura. Sarebbe scontato dire che amo Napoli, più in generale, amo viaggiare e scoprire le culture del mondo. E quale modo migliore per imparare e ricordare nuove cose se non con la fotografia?

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