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Il gusto intramontabile dei biscotti di Castellammare

Il gusto intramontabile dei biscotti di Castellammare.

Probabilmente a molti è capitato trovarsi lungo la strada del litorale campano bloccati nel traffico di una calda giornata estiva o magari in spiaggia, sotto il sole di luglio, e incrociare un venditore ambulante dei tipici biscotti di Castellammare. Dalla classica forma di sigaro, questi prodotti vengono generalmente offerti insieme ai taralli ricoperti di glassa zuccherata.
Questi ultimi furono realizzati per la prima volta all’epoca degli Angioni e probabilmente fu per tale motivo che vennero anche conosciuti come anginetti. Molti, invece, vogliono che tale nome derivi dalla loro particolare forma, che si avvicina a quella di un uncino.
Il loro gusto inconfondibile ha accompagnato intere generazioni campane , tant’è che in Montedidio, romanzo di Erri De Luca, lo scrittore li cita nel ricordare la sua infanzia:

“Aspettavamo babbo e quando usciva con la giacca buona e la camicia bianca abbottonata fino al collo e si era lavato e pettinato, eravamo la più bella famiglia della marina.
Passeggiavamo fino a Mergellina passando per Santa Lucia, mi comprava un tarallo di Castellammare.”

Le origini dei biscotti di Castellammare, invece, risalirebbero al periodo dei Borbone, ma quella
ufficiale è attestata nel 1848, quando i fratelli Riccardi, proprietari dell’omonimo biscottificio, per la prima volta misero in vendita questo prodotto dal gusto intramontabile. La sua ricetta non venne mai rivelata, divenne piuttosto un segreto di famiglia, da tramandare di generazione in generazione.
Ad accentuare il mistero fu Donna Concetta, figlia di Francesco Riccardi. Si dice che a un certo punto della preparazione allontanasse i cuochi dalla sua cucina per aggiungere un ingrediente segreto.
Forse fu anche per tale motivo che numerosi furono coloro che volevano conoscere la ricetta dei biscotti più amati di quel periodo, ma Donna Concetta decise di non rivelarla mai a nessuno, rifiutando anche le offerte in denaro dei più benestanti tra i suoi estimatori.
Probabilmente qualcuno risentì in modo particolare di questo rifiuto a Castellammare, tant’è che la donna morì avvelenata e il suo presunto assassino non venne mai scoperto. Per fortuna, prima del suo decesso, aveva tramandato il suo segreto all’unico cui, secondo la tradizione, spettasse davvero: suo figlio Mariano. Di padre in figlio la produzione di questi biscotti è giunta sino a noi, benché ormai le tecniche di preparazione siano molteplici.
Tuttavia ancora oggi la ricetta più comune richiede gli stessi semplici ingredienti (per lo più farina e zucchero) e i biscotti vengono venduti nella stessa carta blu dell’antico forno Riccardi.

Laura d’Avossa

Author: Laura d'Avossa

Studentessa di ingegneria elettronica alla Federico II e diplomata al liceo classico Jacopo Sannazaro. Amo tutto ciò che è espressione di se stessi: la scrittura, il disegno, il teatro, la danza. Napoli per me è casa, per questo viaggiare sí, ma tornare sempre.

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