Christian, il poeta della Suor Orsola Benincasa e le Lettere del Capitano

Università Suor Orsola Benincasa

 

Christian, il poeta della Sob

E’ il 7 Febbraio 2018 e in una università della città di Napoli: la Suor Orsola Benincasa, accade qualcosa di straordinario. La storia che sto per raccontarvi ha infatti tutto con se’: Passione, mistero e tanto, tantissimo romanticismo.

La vicenda ha come protagonista un poeta: Christian, uno studente napoletano che ha deciso di lasciare un potente messaggio d’amore. In un’epoca infatti dove tutto è social, tutto è accelerato ed immediato, è stato in grado di riportare i sentimenti su carta stampata, a dar loro voce e dignità e a scandire il tempo dell’attesa così da renderla preziosa. Christian ha scritto un racconto ispirato al Capitano di una nave pirata e al suo amore disperato per una incantevole sirena, la trama è semplice e lineare e si articola nelle avventure del grande predone attraverso i sette mari per la conquista del bene più ambito: la tenerezza della sua amata.

Il racconto è stato poi suddiviso in cinque lettere recapitate di volta in volta nelle varie sedi dell’università, realizzando così una vera e propria caccia al tesoro che ha mantenuto i lettori e gli studenti della Suor Orsola incollati allo schermo per un mese intero.

 

Le regole per giocare erano molto semplici: chiunque avesse trovato la lettera avrebbe dovuto pubblicare un post sul sito dell’università “Spotted Suor Orsola Benincasa” specificando i dettagli su come l’aveva ritrovata o direttamente ricevuta.

 

Per leggere tutta la storia del capitano clicca qui!

Le lettere del Capitano e la sua sirena

Il vero nome di Christian però ancora oggi rimane sconosciuto, ma noi di Storie di Napoli abbiamo avuto il piacere e l’onore di chiacchierare con lui! Ecco quello che ci ha raccontato.

Ecco come venivano recapitate le lettere!

 

Com’è iniziata e da dove è nata l’idea, quanto tempo è stato necessario per organizzare il tutto?

E’ iniziata così: Mi dimenticai del compleanno di una mia amica, e per farmi perdonare, decisi di regalarle una storia d’amore.
Ben presto mi innamorai anche io di questo racconto e spinto forse un po’ dalla noia e dalla curiosità di scavalcare i miei limiti per provare qualcosa di nuovo, scelsi un’università che non frequento e che non frequenterò, divisi la storia in 5 lettere ed iniziai a lasciarle in giro, consegnandole alla ragazze che di volta in volta mi ispiravano di più.

Ho scelto generalmente soggetti femminili, perché, alla fine, è a loro che ho dedicato il mio racconto.

La prima ragazza si trovava nella biblioteca della sede di Santa Caterina, aveva degli occhi molto belli, azzurri se non sbaglio, sentii di doverla regalare a lei la prima lettera, fu una scelta istintiva e spontanea. Per cui mi avvicinai, le porsi la lettera e andai via. Non ho mai avuto complici o amici che mi aiutassero, ho consegnato tutte le lettere di mano mia, scrivendo tutto da solo.

 

Suor Orsola Benincasa

 

La seconda ragazza si trovava invece nella sede centrale, faceva parte di un gruppo di amici e stavano passeggiando nei giardini, scelsi di lasciare la lettera sul tavolo cosi che la vedessero. L’aula era piena, c’erano ragazzi e ragazze che studiavano, ma nessuno mi fermò, nessuno sospettò che potessi essere io il Christian delle lettere.

Consegnai infine la terza lettera ad una ragazza che si trovava in un bar nei pressi della facoltà e che stava chiacchierando con un’amica, le chiesi di non girarsi e lei davvero non si volse!

• Cosa avresti fatto se si fosse girata?

Niente, sarei andato via tranquillamente, non temo che il mio nome o il mio viso venga scoperto anche se mi diverte l’anonimato. La fortuna comunque fu quella di uscire dal bar insieme ad altre 5 persone, e lei si girò troppo tardi per riconoscermi, fu tutto casuale e fortuito.

La quarta lettera poi fu recapitata di pomeriggio alle 17 circa e nascosta in un quaderno blu, l’università chiuse dopo poco, infatti fu ritrovata qualche giorno più tardi, nella guardiola.

Per l’ultima lettera le cose si fecero un po’ più complesse, fu una giornata particolare, girai a lungo ma non trovai nessuno che mi ispirasse, che mi facesse pensare: sì è la persona giusta. Guardai il tabellone e notai che una Lezione di Comunicazione sarebbe iniziata a momenti. Lì una ragazza mi colpì in maniera fulminea, quasi prepotente, decisi allora di darla a lei. Arrivai ai primi banchi e lasciai la lettera in bella vista, non so perché, ma non la pubblicò; in questo modo ruppe la catena che avevo costruito con la mia caccia al tesoro.

Decisi di riprovare allora con la quinta lettera bis

Per quest’ultima utilizzai un altro social, Instagram per aggiornare i miei lettori e comunicare tutti gli spostamenti, e fu proprio tramite quest’ultimo account anonimo che riuscii a consegnare la lettera finale. Questa è la vicenda.

 

Corridoio della facoltà

 

• Qual è stato lo scopo, quale era il fine che avevi in mente?

Malgrado le incredibili ipotesi e le storie che i lettori mi hanno cucito addosso in realtà quello che volevo fare era semplicemente qualcosa di nuovo e di diverso, qualcosa che ancora nessuno aveva fatto.

A dicembre ho chiuso una relazione molto importante. La delusione e l’insoddisfazione vissuta mi hanno portato ad affrontare me stesso, avevo tutto un fiume di emozioni che avevano bisogno di uscire, e sentivo la necessità di trascinare su carta stampata quei miei sentimenti. Iniziai così a scrivere – e già questo avrebbe dovuto riempirmi – ma non mi bastò.

Scelsi di intraprendere allora questo gioco, questa caccia alla lettera, per liberare tutto l’amore che sentivo ancora dentro, tutta quella fame di dolcezza e di tenerezza, ma anche la passione ed il possesso, che ho celebrato in queste pagine.

E’ stata un’esperienza molto divertente e profonda: l’adrenalina, la sfida del non farsi scoprire, il rischiare troppo a volte. E’ stata una sfida contro il tempo, contro i pregiudizi, una provocazione ed un elogio.

Inoltre i post pubblicati sulla pagina hanno ricevuto un forte feedback da parte del pubblico, anche i commenti mi spronavano a continuare, sia i positivi che i negativi, soprattutto i negativi: ero felice di aver dato vita ad una reazione, ad un’attenzione. Ero io a scatenarla e molti hanno condiviso la storia, è girata molto, ciò significa che ha avuto successo. Di questo sono molto contento.

Molte persone hanno provato a scrivermi ma ho risposto soltanto a poche, pochissime di loro, perché non è mai stato questo il mio scopo, non volevo incontrare ragazze e non mi sarei mai approcciato così. Ho cercato anche di specificarlo nelle lettere. Quello che volevo e che ho sempre voluto fare è stato suscitare emozioni, condividerle in maniera viscerale e profonda, e regalare un messaggio che sentivo di dover esternare: un amore più alto, un inno alla bellezza, un elogio ai sentimenti.

• Quali sono le metafore tra il racconto e la tua vita? Sei tu il Capitano?

Inizio dicendo che c’è stata una ragazza nel mio passato, fu lei il mio primo amore. Le dedicai poesie e storie, tutto me stesso. Nonostante fossi romantico e dolce – certamente molto più di quanto lo sia e lo dimostri adesso – non mi amò come l’amai io. Ho solo ricordi meravigliosi e devo ringraziare lei per avermi lasciato scoprire la mia grande passione per la scrittura. Ultimamente abbiamo ripreso i contatti, è lei infatti la sirena, la mia sirena e dedico a lei queste lettere. Purtroppo sa tutto di questa storia ed infatti ce l’ha un po’ con me per averle condivise…

Le emozioni del pirata sono dunque le mie, quell’amore distruttivo che ti porta alla follia, che ti fa rinnegare te stesso, ti fa rinnegare perfino il cielo.

E c’è un momento, un momento che cambia tutto. L’attimo esatto in cui il pirata sanguinario e feroce, vincitore di tante battaglie e delle forze della natura, si sente debole all’amore. Egli è una persona crudele ed efferata che viene nobilitata dall’amore e dalla gentilezza della sua dolce sirena.

Il finale è volutamente ambiguo, non si sa infatti se il pirata torna da lei o no, ma negli ultimi righi egli scrive nel suo diario: sento che ti sto per abbandonare, a presto amica mia. Qualcuno ha pensato che essendo finito l’amore per la sirena da amante era divenuta amica, in realtà non è così perché nelle altre lettere lui si rivolge alla nave sua amica, compagna di tante meravigliose avventure.

E dunque come tutti coloro che sono entrati nella caverna per amare la sirena sono morti, anche lui è perduto, egli percepisce tutto lo strazio, non è un dolore dell’animo ma un dolore fisico, reale, il Capitano lo interpreta come un dispiacere dettato dalla delusione, ma in realtà sta finendo, infatti la sirena lo attende perché sa che morirà.

Queste cose spingono il lettore ad immergersi completamente, a cercare di capirne i motivi e a sviscerarne le scelte e ciò lo rende attivo, è quasi come se ti avessero tolto un pezzo, perché leggi un racconto e ti fai un’idea su questo e poi ogni tua idea cade, scopri la verità, le vere intenzioni dell’autore ed è come se ti avessero tolto qualcosa. E per riavere quel qualcosa lo rileggi ancora e ancora.

Era questo che volevo, suscitare empatia, generare entropia, legare i cuori dei ragazzi e di tutti gli studenti che mi hanno letto e far sì che si riconoscessero in me, nel capitano, e che ritrovassero un po’ di se stessi tra le mie parole.

Cosa hanno detto i tuoi amici e la tua famiglia di questo tuo progetto?

Raccontai di questa assurda idea a mia nonna e al Il mio migliore amico. Lei, una donna molto romantica, si complimentò parecchio per la storia, decisamente meno per il metodo. Lui invece all’inizio cercò di frenarmi dicendo “che fai a fare queste sciocchezze che devi studiare”, poi però dopo aver letto insieme tutti i commenti e il successo ottenuto mi diede tutto il suo appoggio, sostenendomi tantissimo, spesso controllando la pubblicazione delle lettere e chiedendomi di volta in volta aggiornamenti sulla storia.

In quanto tempo avevi pensato di riuscire a completare la consegna delle lettere?

In realtà speravo di consegnarle tutte entro San Valentino, e di completare il ciclo proprio entro il 14 febbraio, in onore della giornata più romantica dell’anno.

Purtroppo non ci sono riuscito causa esami, ma oltre a tale noioso impiccio in quel periodo non mi sentii particolarmente ispirato perché io non sono uno scrittore, anzi, sono un descrittore: se ho un’emozione, riesco a descriverla bene come un pittore che ritrae un particolare passaggio. E nonostante i miei strumenti siano imperfetti, nei miei pensieri in realtà le idee sono perfette.

Nell’ultima lettera i due amanti finalmente coronano il loro sogno d’amore, legandosi l’uno all’altra in una meravigliosa notte di passione. Ho cercato di descrivere la scena con un susseguirsi di immagini metaforiche, trattando di elementi naturali come gabbiani e nuvole pesanti.

 

Il Capitano e la sirena

 

E’ stata la lettera più difficile, poiché le altre sono state scritte di getto, in quarto d’ora ciascuna, ma per questa ho dovuto lavorare parecchio, scrivendola e rivedendola ben 5 volte, affinché fosse quanto più cortese possibile nonostante toccasse argomenti forti e delicati allo stesso tempo.

Ho usato la prima persona narrante e non il narratore esterno, così da permettere al lettore di immedesimarsi maggiormente.

Inoltre in questa ultima lettera c’è un piccolo bonus, oltre alle parole finali del Capitano ho lasciato anche un piccolo brano: la lettera di Seleuco, edita da un Diadoco alessandrino che descrisse il suo incontro con una ballerina a Babilonia, egli se ne innamorò e le dedicò dei versi.

Nelle lettere vi sono infatti numerosi riferimenti mitologici; mi sono ispirato allo stile attico, il quale tiene poco conto della retorica differentemente dalla letteratura asiana. Ho riportato così, in questa piccola epistola, il nome di una ragazza che mi aveva stupito con i suoi commenti: il suo nome è Sara e conto possa in questo modo riconoscersi.

Credo fermamente che la bellezza debba essere elogiata, forse idealizzo le donne è vero, le ammiro, e mi colpiscono nei piccoli dettagli. C’è un motivo infatti per cui tu sei sirena, c’è un motivo perché sei ballerina. E forse questo è stato il mio proposito, il mio fine.

Sei assolutamente tu il poeta Christian o hai creato un alter-ego? E’ una parte di te che volevi esprimere di più e che magari nella vita di tutti i giorni non riesci ad esternare?

Quando mi sono lasciato, mi sono ritrovato solo con me stesso. Tutte le abitudini che vivevamo in due, adesso dovevo affrontarle da solo e pensavo cose del tipo: – E che faccio stasera, dove giro stasera, con chi mangio stasera?! – Mi sentivo vuoto e a metà, ma da questo vuoto è però finalmente sgorgato il vero Christian, quello che avevo messo in secondo piano per troppo tempo. Avevo una forza, un’energia interna che doveva prendere forma, e nella scrittura ho trovato lo strumento per esprimere me stesso.
Quando ho una penna in mano, scrivo senza pensare, di getto tutto ciò che provo e spesso devo rileggerlo, non per correggere ma per vedere cosa ho scritto, perché non me lo ricordo. Davvero non so cosa ho scritto, perché è un fiume che straripa dallo stomaco e scivola sulla carta.
Forse ho un alter-ego? Forse sì, forse no.

• Nella tua vita ti senti sicuro come Christian il poeta?

Sì. Ho un’energia che mi porta a sollevarmi. Quando scrivo mi sento diverso, anche se ciò che lascio sulla carta comunque mi appartiene, forse è strano, forse è tipico di tutti gli artisti. Infatti non uso pseudonimi, mi firmo come me stesso, come Christian.

• Perché lasciavi sul foglio stampato la tua firma a penna?

Quando scrivo generalmente lo appunto prima a penna, mi piace la sensazione dell’inchiostro e del foglio, inoltre la penna scorre meglio. Riscrivo solo successivamente al pc.

La firma a penna dell’autore

Ho firmato a penna perché non volevo che qualcuno si appropriasse della mia storia solo perché magari condividevamo lo stesso nome, l’ho anche specificato: Chiunque lasci intendere di essere me non è il vero Christian, perché farmi conoscere non è il mio scopo.
Ho riportato sempre la data in cui la lettera è stata scritta da me, datandola nel 1716. Ho cercato di rispettare lo scenario ed il contesto storico utilizzando molti termini tecnici ed introducendo personaggi realmente esistiti come Edward Teach Barbanera, il Capitano lo prende perfino in giro, dicendo: –questo è un codardo che deve cambiare mestiere! – invece sta parlando del futuro Barbanera, il pirata più famoso di tutti i tempi!

Ho cercato dunque di dare un senso storico a ciò che ho scritto, articolando e argomentando la storia in maniera quanto più dettagliata possibile, sfruttando anche elementi del folklore britannico.

Proprio per questo alcuni studenti hanno ipotizzato che fossi un ragazzo proveniente da un altro paese in Erasmus, o un adulto, invece ho cercato solo di dare dignità letteraria al racconto.

• Ti piaceva che cercassero di indovinare come fossi?

Si moltissimo, soprattutto quando pensavano fossi un vecchio, o qualcuno che lavorasse all’università, potevano immaginarmi come desideravano farlo, mi hanno cercato spesso nelle persone che conoscevano, in quelli che volevano che fossi, mi piaceva tantissimo.

Alcuni mi hanno scritto che la storia è stata banale, in realtà il racconto era solo uno scenario, come il pittore che dipinge il paesaggio, uno sfondo, la storia è piccina e semplice e non è importante la trama, ciò che conta per me sono le emozioni del Capitano, il tono incalzante, i ritmi che si gonfiano e si stendono, le parole che egli indossa quasi come se fossero delle vesti, la tempesta che è fuori e dentro di lui, ogni suo respiro e angoscia, questo è importante, fondamentale.

Quando vedi un’opera d’arte non è importante ciò che l’autore voleva trasmettere, ma ciò che provano gli altri quando la osservano e la vivono. Se mi hanno percepito come arrogante, geniale, ridicolo, ben venga, forse lo sono. Mi va bene tutto. Non ho un volto, ne ho tanti.

Sei riuscito a chiudere il cerchio, sei riuscito a completare il tuo progetto, temevi di fallire?

Assolutamente.
Credevo che già alla prima lettera mi avrebbero malmenato! La facoltà è piena di guardiani e gli studenti si accorgono se non studi lì. Cercavo sempre di spostarmi e non stavo mai in un posto fisso. Mi meraviglio che non mi abbiano fermato!

• Se ti avessero chiesto se eri tu Christian, lo avresti ammesso?
No, avrei negato fino allo sfinimento.
Non ho dato alcuna speranza per farmi riconoscere. Non volevo vantarmi anzi essere umile, volevo dire: Io faccio questa cosa, non mi reputo uno scrittore, lo faccio perché mi piace e lo voglio fare, se vi va giochiamo insieme a questa caccia al tesoro.

• Pensi che in futuro potresti scrivere un altro ciclo di racconti da consegnare in forma di lettera?
Non lo escludo assolutamente, non so se in altre università. Questa esperienza mi è piaciuta tantissimo, mi ha entusiasmato ed appassionato, quindi perché no.

 

 

Christian e Arianna Giannetti

Author: Arianna Giannetti

Diplomata al liceo classico Adolfo Pansini, studentessa di Ingegneria Biomedica all'università di Napoli Federico II. Amo leggere e la scrittura è sempre stata una delle mie passioni più intime e forti. E' un onore per me, poter far scoprire a tutti coloro che ne avranno voglia, aspetti e sfumature nuove o preziosamente antiche, di questa incredibile città.

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