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La prima lavatrice italiana fu progettata a Napoli nel Regno delle Due Sicilie

 

L’evoluzione dell’uomo è un cammino tortuoso a volte, intrepido molto spesso. E’ una condizione necessaria alla sopravvivenza, innalza la nostra specie alla perfezione irraggiungibile ad amplia i nostri orizzonti. Viviamo in un’epoca in cui ogni giorno germogliano rigogliose scoperte ed invenzioni di una tecnologia così avanzata che non siamo nemmeno in grado di comprenderla del tutto; possiamo volare, viaggiare con tempistiche eccezionali, sopravvivere a malattie che prima ritenevamo invincibili, possiamo connetterci all’intero globo e conversare con chi è a centomila km da noi.

Eppure grandi cammini necessitano di piccoli passi, ed è proprio per questo che oggi volevo parlarvi di una meravigliosa invenzione, che come tutti i più grandi progetti, trascinò con sé l’umanità intera verso il cambiamento, verso la sua più profonda rinnegazione e la sua più alta ascesa, no non sto parlando della ruota, né della macchina di Turing, ma della lavatrice.

 

Lavatrice oscillatoria

 

Le vostre smorfie arricciate mi inorgogliscono, ed io, come forse tanti studenti fuorisede, ringrazio ogni giorno per questa invenzione, forse anche mia madre si renderebbe assai superba, se la celebre non fosse rotta in casa nostra da più di due mesi!

Ma lasciamo ai posteri tali sentimentalismi, e a noi il vivace racconto. Ebbene, cos’è la lavatrice?

I primissimi prototipi furono implementati tra il 1765 e il 1767 dallo scrittore lettone Gothards Frīdrihs Stenders.

L’idea in origine fu quella di automatizzare il processo manuale: le prime lavatrici, infatti, furono concepite come macchine atte allo strofinio, la potenza di tali macchinari però era talmente grande che ciò comportava spesso l’usura degli indumenti e della biancheria, presentando infine anche dei lavaggi non troppo soddisfacenti.

L’unica soluzione efficace fu allora l’adozione dell’agitatore: si tendeva infatti a forzare la soluzione detergente attraverso le fibre dei tessuti agitando e mescolando gli abiti, in questo modo i risultati furono ben presto eccellenti.

Secondo alcuni l’inventore della lavatrice fu Jacob Christian Schäffern, un teologo di Ratisbona, il quale congegnò l’apparecchio con una rudimentale centrifuga azionata a mano. Secondo altri fu John Hoskins, nobile inglese, che per primo realizzò il modello nel 1677, caratterizzandolo con un cestello di corda intrecciata fatto ruotare a mano sotto un getto d’acqua.

Ma la vera e propria rivoluzione della lavatrice avvenne, però, nel 1906 quando Alva Fisher costruì la prima lavatrice elettrica.  Ciò permise alle giovani donne e alle massaie di poter risparmiare ore ed ore di fatica e guadagnare così molto più tempo da dedicare a loro stesse, magari per leggere un libro, o sognare una poesia.

 

Come funzionava l’antica lavatrice

 

Il progetto però si rivelò ben presto estremamente pericoloso e tendenzialmente mortale, il motore elettrico infatti non essendo isolato dal cestello, incorreva spesso in cortocircuiti, cosicché entrando in contatto con la macchina si rischiava di rimanere fulminati.

Ma cosa c’entra dunque la geniale invenzione con Napoli?

La prima lavatrice italiana moderna fu costruita e installata nel Regno delle Due Sicilie, a Napoli, nel 1851 su un modello brevettato da Luigi Armingaud. Quest’ultima era un macchinario enorme, capace di lavare fino a 1.000 camicie e oltre 2.000 lenzuola.

Secondo la descrizione del libro “Disamina eseguita dal Reale Istituto d’Incoraggiamento de’ saggi esposti nella solenne mostra industriale del 30 maggio 1853”, conservato nell’Archivio di Stato di Napoli:

Disamina eseguita dal Reale Istituto d’Incoraggiamento de’ saggi esposti nella solenne mostra industriale del 30 maggio 1853

l’apparecchio da far bucato già da molto tempo occupava la mente de’ tecnici perché considerevole è la mano d’opera, grande il tempo e la spesa richiesta, specialmente nelle pie case di pubblica beneficenza per la nettezza e la conservazione della biancheria. L’apparato del sig. Armingaud si compone di caldaja per la produzione del vapore; di grandi recipienti che sono a’ suoi lati, dove va riposta la biancheria, quindi vi sono chiavi per l’immissione del ranno, altre per rendere indipendente l’uso dell’un recipiente dall’altro, e via innanzi. Uno di tali apparati è in pratica son già due anni nel real Alberdo de’ Poveri per 2.000 lenzuole, ed un altro se n’è piantato nell’asilo di S. Maria della Vita e serve per 1.000 camice. I risultamenti sono stati soddisfacentissimi, e quali li aveva preveduti l’abile costruttore”.

 

Arianna Giannetti

 

Bibliografia e sitografia:

[1] Gennaro De Crescenzo, “Le industrie del Regno di Napoli”, Napoli, 2002.

[2] Vacca, Domenico Antonio, “Collezione delle leggi e de’ decreti reali del regno delle Due Sicilie”. 1806-1811 2nd ed.

[3] www.focusjunor.it, “Chi ha inventato la lavatrice?”, Redazione FocusJunior,29 aprile 2017.

[4] G. Nobile, “Disamina eseguita dal Reale Istituto d’Incoraggiamento de’ saggi esposti nella solenne mostra industriale del 30 maggio 1853”,1855.

[5] Vesuviolive, La prima lavatrice in Italia fu opera dei Borbone: poteva lavare 2000 lenzuola.

Author: Arianna Giannetti

Diplomata al liceo classico Adolfo Pansini, ho conseguito la Laurea Triennale in Ingegneria Biomedica all'Università di Napoli Federico II ed ora sono studentessa del corso di Laurea Magistrale Industrial Bioengineering. Amante dei grandi classici della letteratura e dei viaggi avventurosi.

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