Alfonso V d’Aragona va in città: il pozzo segreto che portò alla conquista di Napoli

 

Benedetto Croce in uno dei suoi racconti ci narra delle avventure di Alfonso V d’Aragona e del modo curioso in cui entrò nella città di Napoli.

Ci troviamo in quegl’anni dove gli aragonesi succedettero agli angioini.

Ufficialmente il 2 Giugno 1442 la città di Napoli cadde per mano degli aragonesi, al seguito della fuga di Renato d’Angiò. Alfonso entrò trionfante il 26 Febbraio 1443 dopo aver dichiarato l’unione del Regno di Sicilia con il Regno di Napoli.

Napoli cadde come cadono le grandi città al seguito di un logorante assedio durato mesi, ma alcuni documenti storici testimoniano che Alfonso riuscì invece a prendere la città intrufolandosi dall’interno.

Nei pressi di Santa Sofia, dentro le mura della città, c’erano numerose bottegucce, una tra queste era quella di un umile sarto, “mastro Citiello cosetore” che portava avanti l’attività assieme a sua moglie Ciccarella, sua figlia Elena e suo figlio Leone.

Si narra che una notte, durante l’assedio, gli uomini di Alfonso si intrufolarono in un canale sotterraneo che sbucava proprio in casa del povero sarto e da lì riuscirono ad entrare inosservati in città. La scoperta di questo passaggio segreto, o meglio, la soffiata ad Alfonso, si attesta che sia avvenuta da parte di due muratori, Aniello e Roberto. Anche se fonti più romanzesche sostengono che Ciccarella, la moglie del sarto, abbia voluto aiutare il re aragonese per vendicarsi di Renato d’Angiò che le aveva negato un favore.

Così la storia proseguì come tutti la conosciamo: Renato d’Angiò fuggì e Alfonso entrò trionfante. Il nuovo sovrano, non nascose il segreto del suo successo, anzi, dispose nel testamento, che si provvedesse ad erigere una cappella dedicata a San Giorgio nella bocca del pozzo da dove uscirono le sue genti, e un’altra cappella nella bottega dedicata a San Michele Arcangelo. Inoltre, i protagonisti di questa vicenda: la famiglia del sarto e i due muratori furono ricompensati generosamente, ad ognuno di essi infatti fu assegnata una pensione di trentasei ducati. Ed inoltre, alle donzelle, nel maggio del 1443 si attesta che il re donò loro un panno di drappo nero di perpenna come ulteriore ringraziamento. Alfonso ringraziò proprio tutti, anche la badessa e le monache di Donna Regina ricevettero numerosi doni, avendo indicato durante l’assedio, all’esercito aragonese, le torri che nella confusione erano rimaste prive di sorveglianza.

Nei secoli purtroppo si è persa la traccia di questo pozzo (e delle ipotetiche cappelle) che tanto fu importante per gli aragonesi. Ma nella guida di Napoli di don Carlo Tito Dalbono si racconta che la bottega fu tramandata da sarto a sarto, e che tutti gli artigiani della zona facevano a gara per impadronirsi di quella casetta che in una notte aveva cambiato le sorti della città.

Si dice che un sarto, talmente orgoglioso, ricoprì il pozzo con del marmo bianco per darne lustro, e che nel seicento la presenza di quest’ultimo era ancora visibile, assieme ai ruderi della bottega ormai andata abbandonata. Dal settecento in poi si persero le tracce, così come venne dimenticata questa storia.

Alfonso fu un sovrano che amò enormemente Napoli, e in una romanza spagnola lo si descrive, fermo col suo esercito fuori le mura di Napoli, contemplando bramoso e malinconico la città, pronunciando questo epico lamento:

 

“¡Oh ciudad, cuánto me cuestas

por la gran desdicha mía!

Cuéstasme duques y condes,

hombres de muy gran valía;

cuéstasme un tal hermano

que por hijo le tenía;

d` esotra gente menuda

cuento ni par no tenía.

Cuéstasme veinte y dos años,

los mejores de mi vida,

qu` en ti me nacieron barbas,

y en ti las encanecía”

 

Alfonso dedicò numerosi anni alla conquista della città di Napoli, perse suo fratello nell’intento, e da ragazzino divenne uomo prima di conquistarla. Questi versi esprimono l’amore che un uomo prova per la sua terra, egli non nacque a Napoli, ma ci morì, innamorato di Partenope e del mare che la bagna.

Author: Roberta Montesano

Studentessa di Ingegneria Edile-Architettura. Sarebbe scontato dire che amo Napoli, più in generale, amo viaggiare e scoprire le culture del mondo. E quale modo migliore per imparare e ricordare nuove cose se non con la fotografia?

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