Dall’antica Cina a Napoli: un viaggio lungo 2.200 anni!

Era il marzo del 1974, quando a noi contadini era stato chiesto di scavare un nuovo pozzo nella provincia dello Xi’an per rifornire di acqua le piantagioni di cachi. Durante il lavoro, però, il terreno cominciò improvvisamente a divenire sempre più duro, quando ad un certo punto la mia zappa ha estratto il collo di una statua di terracotta, poi il busto e infine le spalle.”

 

 

 

A parlare, in un video nella Basilica dello Spirito Santo, è Yang Zhifa, uomo, ormai anziano, considerato ancora oggi un vero e proprio eroe in patria, grazie alla sua sensazionale scoperta: l’Esercito di Terracotta di Qin.

 

 

 

Imponenti guerrieri armati fino ai denti e dallo sguardo deciso, carri da guerra, cavalli sellati, armature, vasellame, oggetti di vita quotidiana…

Improvvisamente un nuovo mondo appare ai nostri occhi, cosi lontano ma allo stesso tempo cosi vicino; l’atmosfera, resa surreale attraverso un gioco sensoriale di luci e ombre, porta le lancette del tempo nel III secolo a.C., nel profondo della Cina orientale.

 

 

 

Nel cuore del centro storico napoletano, la Basilica dello Spirito Santo si offre come teatro per una magnifica mostra internazionale, la più grande mai realizzata sull’Esercito di terracotta, al cui interno è possibile osservare centinaia di statue in argilla, carri da guerra, armi e tanti altri oggetti di uso quotidiano che riproducono fedelmente la spaventosa armata di Qin Shi Huangdi, Primo Imperatore della Cina.

Un’occasione unica, dove la sacralità dell’imponente luogo di culto, si fonde perfettamente con la Cultura e la Storia millenaria cinese, offrendo al visitatore la possibilità di immergersi completamente in un affascinante viaggio ricco di emozioni e sorprese.

Uno scenario mistico quello in cui sono esposti oltre 300 pezzi tra statue, carri, armi, oggetti scoperti nella Necropoli; naturalmente essi non costituiscono la versione originale, ma una fedele riproduzione elaborata fin nel più minuzioso dettaglio da artigiani cinesi originari della stessa regione degli scavi, che hanno seguito passo per passo le antiche tecniche di fabbricazione dei propri antenati, servendosi degli stessi calchi utilizzati per realizzare le statue originali.

La spettacolarità di queste riproduzioni si riscontra  particolarmente nell’incredibile realismo dei volti e delle magnifiche decorazioni dei soldati; con un occhio più attento, infatti, si può  notare come ogni singola statua sia diversa dall’altra per altezza, peso, età, espressione del volto, capigliatura.  Un’espressione lampante di raffinatezza,  tecnica e irraggiungibile maestria dell’artigianato cinese

 

 

 

L’Esercito di terracotta: l’ottava meraviglia

8000 guerrieri armati di lance, archi, pugnali e scudi in terracotta, 520 cavalli da tiro, 150 carri e 150 cavalli sellati; questi i numeri, secondo gli archeologi cinesi, che costituivano l’Esercito di terracotta, di gran lunga l’elemento più affascinante della necropoli di Qin Shi Huangdi; una rappresentazione di quello che doveva essere il contingente militare schierato dall’Imperatore durante le sue feroci conquiste. Un’opera mastodontica cominciata nel 246 a.C. e portata avanti fino al 210a.C., anno dell’improvvisa scomparsa di Huangdi, che non permise di portare a termine questo capolavoro.

Trentasei lunghi anni di duro lavoro, durante i quali oltre 720 mila uomini provenienti da ogni angolo dell’impero hanno offerto il proprio contributo, per realizzare ciò che non solo, dal 1987, rientra nell’elenco ufficiale del Patrimonio Universale dell’Unesco, ma che, a detta di molti, può essere considerata come l’ottava meraviglia del mondo.

 

 

I resti di questa meraviglia furono riportati alla luce per la prima volta, in modo del tutto fortunosa, nel marzo del 1974, da un gruppo di contadini intenti a costruire nuovi pozzi nello Xi’an, l’attuale capitale della provincia dello Shaanxi. Da allora un numero incredibile di archeologi provenienti da tutto il mondo ha collaborato giorno e notte senza sosta, nel tentativo di dissotterrare, e poi restaurare, le migliaia di statue e oggetti di vario uso dal valore inestimabile.

 

Ma come veniva realizzata una statua?

Studi recenti hanno dimostrato come ogni statua fosse stata realizzata con l’argilla proveniente dal monte “LI”, proprio dove è stata ritrovata anche la necropoli dell’Imperatore.                                                                                                                                     Una volta raccolta l’argilla, gli artigiani modellavano prima i sette elementi principali di ogni guerriero: il basamento, i piedi, le gambe, le braccia, il torso, le mani, la testa; dopodiché si procedeva con la delicatissima fase dell’assemblaggio, un procedimento che richiedeva tempi rigorosi e grande attenzione; l’argilla, infatti, doveva essere sufficientemente liquida, ma al contempo malleabile in superficie per consentire agli artigiani le ultime rifiniture. Giunte a questo punto, le statue erano cotte nei forni a temperature relativamente basse, tra i 950 e 1.110 gradi centigradi. Dopodiché, in ultima battuta, gli artigiani si dedicavano alla pittura delle proprie opere con vernice colorata e lacca, dando così un tocco più realistico oltre che per ripararle dall’ acqua e dall’eccessivo calore.

 

 

 

 

 Chi era  Qin Shi Huangdi?

 

 

Zhen Ying, meglio conosciuto come Qin Shi Huangdi ,divenne il Primo Imperatore della Cina nel 221 a.C. all’età di 38 anni. Raggiunse questo traguardo dopo aver assoggettato l’ultimo regno restante, ritrovandosi a governare su di un impero già all’epoca molto vasto, il più grande mai esistito fino a quel momento, pari a circa un quarto dell’attuale territorio cinese.

Sebbene il suo regno ebbe vita breve, Qin Shi Huagandi lasciò un segno indelebile nella Cultura e nella Storia cinese, tanto che gli storici reputano il 221 a.C., anno dell’ascesa dell’imperatore, come il periodo più florido per il popolo cinese prima dei grandi cambiamenti rivoluzionari del XXI secolo.

 

 

Consolidato il potere, Qin, insieme al cancelliere Li Si, avviò da subito un programma radicale di riforme: promosse l’utilizzo di un unico stile di scrittura, introdusse la moneta unica, il mezzo Liang, elaborò un rigoroso sistema fiscale, rafforzò l’esercito, eresse la prima versione della Grande Muraglia.

Negli ultimi anni della sua via, l’imperatore intraprese lunghi viaggi per controllare personalmente i propri territori; proprio durante uno di questi, però, Huangdi si ammalò improvvisamente, morendo pochi giorni dopo, il 10 settembre 210 a.C., nella provincia costiera di Shandong, all’età di soli 49 anni.

Tutt’oggi le cause della morte sono ancora incerte, l’ipotesi più accreditata è quella per avvelenamento da cinabro, un composto minerale di solfuro di mercurio, altamente tossico, che l’imperatore era solito ingerire credendo di ottenere la vita eterna.

 

Di: Andrea Andolfi

Author: Andrea Andolfi

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