“Diario Notizioso”, a Napoli nacque il primo quotidiano d’Italia

Immagine di repertorio: l’Archivio storico del Banco di Napoli, fotografia di Federico Quagliuolo

Napoli nel ‘700 era una polveriera di cultura: nel secolo che segnò il trapasso dal disastroso vicereame al regno illuminato di Carlo di Borbone si avvicendarono decine di personaggi dal pensiero e dall’intelletto raffinatissimo, padri dell’epoca moderna.

La città si presentava devastata socialmente da due secoli di cinismo e povertà, segnati dai soprusi delle classi privilegiate e dall’abbandono delle classi povere, che maturarono tutte le frustrazioni sociali che getteranno le basi per la nascita della Camorra moderna.

Napoli, infatti, si affacciava al Secolo dei Lumi con un popolo tanto povero da non riuscire nemmeno a vestirsi di stracci e con un ceto nobiliare che affogava in ricchezze e sfarzi infiniti. E, mentre popolo ed aristocrazia sembravano abitare in due città diverse sullo stesso territorio, la Chiesa godeva di ogni sorta di privilegio economico ed anche politico, coccolata da tutti i Viceré del passato. Non c’era una via di mezzo: o si moriva di fame o si viveva nel lusso sfrenato, il ceto borghese era inesistente ed il mercato era bloccato. Nel frattempo, nei ritrovi massonici, ecclesiastici e nobiliari nacque un vero e proprio laboratorio di idee, le stesse che poi sarebbero esplose nella Rivoluzione Napoletana del 1799. 

 

Era questo il quadro in cui Antonio Genovesi, Gaetano Filangieri e Giambattista Vico cominciarono a sviluppare i loro pensieri sull’economia, in un momento storico in cui, fra Smith in Scozia e Genovesi a Napoli, si stavano gettando la base delle teorie economiche moderne, con la bellissima idea di “felicità” che fu proprio il nostro filosofo a descrivere e che, nel 1780, fu messa per iscritto da Gaetano Filangieri: “ogni uomo ha diritto a raggiungere la felicità“. Questo fu un principio che ispirò la stesura della Costituzione Americana, come dimostrato poi dai carteggi fra Filangieri e Benjamin Franklin.
Ed è ancora più significativo notare come una attività filosofica così intensa e progredita, la stessa che gettò  sia nata proprio : in una città con tasso di analfabetismo elevatissimo si cominciavano a stampare i primi quotidiani d’Italia; nel paese con il ceto borghese inesistente è nata la dottrina economica moderna, con la fiducia nel Mercato.
Un cocktail di estremi, di una Napoli intellettuale ed una popolana che camminano mano nella mano senza mai volersi guardare in faccia.

Il “Diario Notizioso”, immagine di Emeroteca Tucci

Proprio questa incessante attività intellettuale nell’ambito economico portò Napoli a vivere un momento importantissimo per la storia del giornalismo: la nascita del primo quotidiano economico d’Italia. L’anno era il 1752, precisamente il 10 agosto.

Del giornale, tale “Diario Notizioso“, non si sa molto e le numerose copie sono andate perdute nei secoli: le uniche due edizioni sopravvissute a due secoli e mezzo di Storia sono presenti nell’Emeroteca Tucci e sono sufficienti a ricostruire l’impianto delle pubblicazioni. Allo stesso modo anche gli autori e gli editori sono sconosciuti. C’è chi dice che si tratti di tali “Fratelli Coppola“, ma non ci sono certezze bibliografiche.
Il giornale nasceva infatti per essere distribuito al costo di un grano in una libreria di Via Sant’Angelo al Nilo ed in due caffè vicini; il prezzo non era particolarmente alto nemmeno per lo stipendio di un manovale, ma comunque costava poco meno della metà di una pagnotta di pane (da “Prezzi e salari a Napoli nel Secolo XVIII”, Ruggiero Romano, Banca Commerciale Italiana, 1965). Il giornale era di dimensioni pari ad un foglio A5 (21x15cm, la metà di un foglio della stampante per intenderci) ed era estremamente ricco di notizie: conteneva la descrizione minuziosa di tutti gli avvenimenti commerciali avvenuti in città a Napoli, poi si dilungava in considerazioni di ogni genere sull’economia. La prima pagina conteneva poi rigorosamente l’indicazione del santo del giorno, con il racconto della sua vita e di curiosità sulla sua persona.

Non per caso, due anni dopo la nascita del giornale, nacque a Napoli la prima università di Economia al mondo: al suo capo fu posto Antonio Genovesi, che tenne lezioni solo in lingua italiana. Una scelta rivoluzionaria, se si pensa che la lingua più utilizzata in ambito accademico era ancora il latino.

“Api, Mosconi e Vespe”, la rubrica sulla vita mondana di Napoli tenuta da Matilde Serao

La vita del giornale sicuramente fu molto breve e se ne sono perse le tracce circa cinque anni dopo la prima pubblicazione.

 

Va quindi fatta una specificazione sui record: il giornale d’Italia più antico tutt’oggi esistente è “La Gazzetta di Mantova“, nato nel 1664 secondo fonti accertate, ma originariamente era pubblicato in veste settimanale. Apparve in forma quotidiana solo nel 1866, così come “La Gazzetta di Parma“, con la quale contende il primato di giornale più antico ancora in attività.

Fino al XVIII secolo, poi, i giornali venivano pubblicati senza alcuna intestazione e senza titolo della testata, quindi era estremamente difficile identificare e distinguere fra loro le pubblicazioni; il nome “Gazzetta” deriva dalla moneta necessaria per comprarli, la “gazeta”, che era una moneta d’argento diffusa in tutto il Nord Italia.
I singoli giornali, poi, prendevano il nome della città per distinguerli gli uni con gli altri, essendo l’arte della stampa in grande fermento in tutto il Nord sul sorgere del XVII secolo.

Ci sono altri giornali apparsi in Italia diversi anni prima del Diario Notizioso, specialmente nel triangolo fra Firenze, Venezia e Milano, ma il primo quotidiano con pubblicazione giornaliera (pochissime sono le copie sopravvissute, conservate presso l’Emeroteca Tucci) è proprio quello napoletano.

I primati non si fermano qui: Napoli vanta infatti anche il primo giornale fondato e diretto da una donna, “Il Mattino“: il quotidiano più famoso del Sud Italia nacque per mano di Matilde Serao ed Edoardo Scarfoglio, grazie ai ricchissimi finanziamenti del banchiere livornese Matteo Schilizzi venuto a Napoli per investire il proprio denaro, in odore di speculazioni edilizie per la costruzione delle nuove fogne e dei nuovi quartieri del Vomero e del Porto. Se si può obiettare che questo primato sia un po’ discutibile, in quanto il condirettore era suo marito Scarfoglio, la Serao toglierà ogni dubbio fondando nel 1904 “Il Giorno“, diretto da lei sotto uno pseudonimo fino al giorno della sua morte.

 

-Federico Quagliuolo

Author: Federico Quagliuolo

Giornalista, ex studente del Liceo Sannazaro e laureato ad ottobre 2017 in Giurisprudenza all'Università Federico II. Amo i gatti, la fotografia, la Vespa e il Napoli. Finalista nel 2011 e 2012 per il premio nazionale di giornalismo Alboscuole, ho poi lavorato per diversi giornali, fra cui Il Denaro e l'Inchiesta Napoli, oltre ad aver diretto il magazine della facoltà di Giurisprudenza. Innamorato delle storie e delle leggende antiche, sono convinto che raccontarle sia un atto d'amore verso la nostra città. Il mio sogno è poter diventare un giorno un bravo scrittore: mi ispirano infatti le Vite di Guccini, la fotografia di Luciano de Crescenzo ed i racconti di Ferdinando Russo.

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