La fuga in Egitto: l’usanza di bruciare la pigna

La fuga in Egitto: l’usanza di bruciare la pigna

Il tema della fuga in Egitto è molto radicato nella tradizione meridionale e partico-larmente nella grande tradizione popolare napoletana che è vissuta per secoli e secoli nella sua immutata oralità. Attraverso i cunti, cioè i racconti, e attraverso le canzoni essa è giunta sino a noi più o meno intatta. Attorno alla fuga in Egitto nacquero varie leggende. Una di queste è la leggenda del lupino.

Essa narra della rocambolesca fuga che la Sacra Famiglia di Nazareth fu costretta ad intraprendere per salvare la vita di Gesù Bambino prima che la spada di un soldato mandato da Erode giungesse a tagliargli la gola. Nel corso della lunga pe-regrinazione i soldati di corte non persero mai d’occhio la Santa Vergine la quale, afflitta e stanca, per sottrarsi ai suoi persecutori chiese aiuto a tutte le piante e agli alberi che si trovavan lungo il percorso accidentato di quella fuga forsennata. Presa dalla debolezza Maria s’avvicinò ad una pianta dall’alto fusto: la pianta di lupino. In mezzo a quei rami, Lei e suo Figlio, avrebbero potuto trovare riparo si-curo e rinfrancarsi dallo sfinimento del viaggio. La Madonna pregò il lupino di disserrare i suoi rami ma il lupino si rifiutò di offrire ospitalità alla Donna e al suo Infante e per questo motivo, in spregio alla sua asprezza, venne irrimediabilmente condannato a generare per l’eternità frutti assai amari. Poco più innanzi la Santa Vergine s’imbatté in un pino e chiese aiuto anche a lui. Alla preghiera accorata e disperata della Madonna il pino – senza alcuna esitazione – aprì benevolmente le sue fronde rigogliose, accogliendo con riguardo e nascondendo con premura la Madre ed il Figlio alla furia dei loro acerrimi persecutori.

Il piccolo Gesù, teneramente involto in un candido manto, si ridestò e solennemente benedisse il frutto di quell’albero e in ogni singolo pinolo volle imprimere un segno perenne della sua sconfinata gratitudine. Ad ogni pinolo lasciò in regalo una sua “manina” e volle donargli l’odore ineguagliabile del santo incenso affinché quell’odore inconfondibile restasse impresso come il ricordo perpetuo della sua immensa generosità. Forse fu a memoria di quel gesto, cioè in rimembranza rispettosa di quello straordinario e grande regalo offerto dal Divino Infante, che a Napoli – durante tutte le festività natalizie e il giorno stesso di Capodanno – era ed è ancora tradizione che in ogni casa, per buon augurio, si bruci una pigna, si raccolgano e si mangino i suoi frutti mentre spande l’odore della resina che si scioglie al fuoco. Quando si sguscia il pignolo abbrustolito sui carboni vi si trova un frutto bianco al cui interno v’è una fioritura candida: è quella la “manina” di Gesù.

La leggenda venne rielaborata dall’immenso maestro Roberto De Simone che la riscrisse e la musicò affidandone il canto alla straordinaria Concetta Barra.

 

Alessandro Basso

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