L’arrivo dei Re Magi: anche i morti fanno visita al Bambin Gesù

Re Magi 

Re Magi

Il Presepe popolare napoletano è il racconto logico e teologico del cammino che si compie per passare da un mondo di ombre ad un mondo di luce. Il Presepe narra il percorso in discesa o in salita (secondo stile e periodo) dell’uomo verso la vera Luce che è il Divino Bambino. Tutto tende alla grotta: il tempo, la storia, la vita stessa. Anche tutti i personaggi del Presepe tendono alla grotta in un vorticoso gioco elicoidale.

Accanto ai personaggi poveri, cioé ai pastori, ci sono i personaggi nobili: i Re Magi. I tre Re giungono alla grotta in sella a tre cavalli: uno bianco, uno rosso ed uno nero. Nella favolistica campana questi colori simboleggiano il giorno che è bianco all’alba, rosso al mezzodì e nero alla sera. I Re Magi (che partono da Oriente, il luogo dove nasce il sole) rappresentano, in sostanza, il viaggio misterico dell’astro notturno che si conclude lì dove nasce un astro diurno in carne ed ossa. La stella cometa che illumina la rotta dei Re scompare di fronte alla Luce divina del Bambino che è il Sole dell’amore.

L’arrivo dei Re Magi nel Presepe Napoletano segna un punto di svolta estetico nella visione generale dell’operazione artistica. I Re, in quanto nobili e ricchi, non viaggiano da soli, ma sono accompagnati da uno sfavillante corteo di servitori. Il “corteo degli orientali”. Un corteo composto per metà da uomini completamente neri e per metà da mulatti: i georgiani. I servitori recano forzieri colmi di gioielli, ori, sete, velluti, damaschi. Hanno tende e tappeti, piume e flabelli. Sono forniti di scimitarre e pugnali. Portano al seguto cammelli, levrieri, scimmie e pappagalli. Il loro è un corteo rumoroso: i georgiani suonano i loro fastosi strumenti musicali. Ci sono donne e uomini, bambini ed adulti, nane e nani. Il corteo che accompagna i Re è una festa per la vista.

Re Magi 

La simbologia solare dei Re Magi era ancor meglio espressa, un tempo, quando al loro seguito si aggiungeva la “Re Magia”. Questa donna veniva rappresentata su di una portantina condotta da quattro schiavi. Secondo i reconditi significati della tradizione presepiale la donna era la sposa del re moro (la notte) e raffigurava la luna che segue il viaggio notturno dei tre sovrani.

Ai Magi sono legati i morti. Il Natale napoletano inizia, infatti, il 2 novembre quando le anime purganti risalgono dagli inferi. Le anime del Purgatorio vagano per molti giorni e giungono di fronte al Mistero al seguito dei Magi. Sfilano a due a due. Sono vestiti di bianco e hanno un dito che arde come una candela. I morti si mettono dietro ai Magi, attendono che il Bambinello li benedica, e dopo il 6 gennaio, sempre al seguito dei Re, tornano nell’aldilà. Magi e morti restano otto giorni. Quando arrivano i Re con i morti, gli altri pastori vanno via, si voltano e spariscono: fanno come i capoversi. Il Presepe sta per finire.

Tutto il mondo di sopra e tutto il mondo di sotto hanno visto il Bambino. Tutta la storia è messa a parte della sua venuta. Ora che il mondo sa non può più peccare. Ha visto ed ha ascoltato. La Vita ha vinto la morte. La Luce ha squarciato le tenebre.

Re Magi

 

Alessandro Basso

Author: I lettori di Storie di Napoli

Share This Post On