Joseph Conrad e le terribili passeggiate del conte Conde!

  “Tra il giardino e il mare c’è la passeggiata elegante,                                                                   una strada larga orlata da un muro basso,                                                                                         di là dal quale il Mediterraneo quando fa bel tempo                                                            sguazza con gentili mormorii.”

 

 

Comincia proprio così la storia che Joseph Conrad decise di raccontare nel 1920, in “il Conde. Vedi Napoli e puoi muori.“, uno dei più affascinanti romanzi della letteratura moderna.

Ma prestate molta attenzione, cari lettori e lettrici!                                                                                            Perché nonostante il suono delle onde del mare, una passeggiata elegante e la verdeggiante Villa Comunale costituiscano uno scenario paradisiaco, questo racconto è uno dei più terrificanti e scellerati mai ambientati nel cuore della città partenopea.

 

La sera si era da poco impadronita della città, il mare era calmo, le luci fioche e le strade semideserte.

Pochi giorni prima era giunto a Napoli “il Conde”, un nobile aristocratico, ricco e dall’animo tanto gentile.

Questi, approfittando di uno scenario paradisiaco, decise bene di fare una passeggiata notturna, inoltrandosi per la bellissima e verdeggiante Villa Nazionale, l’attuale Villa Comunale.

Il buio si faceva sempre più fitto, quando, dopo aver ascoltato alcuni suonatori nella Cassa Armonica, il solitario Conde si sedette in un caffè vicino; accanto a lui, seduto in disparte c’era un ragazzo, anch’egli solo, dall’aspetto incupito, quasi triste.  Ad un certo punto però, il ragazzo gli si avvicinò chiedendogli una sigaretta; il povero Conde non ebbe nemmeno il tempo di esaudire la sua richiesta che si ritrovò con un coltello affilatissimo premuto sul petto, costretto a consegnargli il portafoglio tra l’indifferenza generale degli astanti.

 

 

 

 

Profondamente sconfortato, il nobiluomo si rese conto però di essere riuscito a salvare almeno un’ultima moneta d’oro. Così, intento a riprendersi dallo shock, decise di spendere questo suo ultimo avere in un ristorante elegante. La sfortuna volle che anche lì, il Conde incontrasse nuovamente il giovane malvivente, il quale, fortemente adirato, gli si avvicinò minaccioso perché resosi conto che il nobile non gli aveva consegnato tutto ciò che aveva. E cosi, estratto nuovamente il solito coltello, il malvivente riuscì a portare con se indisturbato anche l’ultima moneta dello sventurato.

A quel punto, il conte fu costretto a lasciare la città, il bel clima e le sue meraviglie.

Solo in un momento successivo fu svelata l’identità del giovane , probabilmente un cavaliere di ottima famiglia proveniente da Bari, che si trovava a Napoli per portare avanti i suoi studi universitari, ma che allo stesso tempo, si racconta, fosse anche a capo di un’associazione criminale di giovani, quella che poi divenne la Camorra.

 

Il racconto, scritto da Joseph Conrad , si chiude con la celebre e quanto mai amara espressione:  “Vedi Napoli e poi muori!”

Un motto la cui origine si perde nella notte dei tempi, e il cui significato era da sempre legato alle enormi bellezze della città. Eppure da questo racconto di Conrad in poi, la prospettiva è stata completamente capovolta: a causa dei crimini della Camorra, si può anche rischiare la vita.

 

Di: Andrea Andolfi

Author: Andrea Andolfi

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