Racconti di Draghi e Vampiri napoletani

La notte di Halloween si avvicina, qui non c’è posto per gli eroi e per i buoni di cuore, qui non c’è tempo, nemmeno per la bellezza.

Nella serata più tetra dell’anno le paure e le angosce possono farcire e inorgoglire ogni pensiero, come un calice traboccante di cattivi propositi o una zuppa fredda di pessime meschinità. Il costume per la festa è già pronto: una strega ingobbita, un fantasma scellerato o un drago feroce, la fantasia è puro plasma caldo nelle nostre mani e possiamo davvero sentirci Creatori di un destino tutto nostro, che per poche ore può trascendere da ogni morale e legge.

Con le tasche gonfie di dolci e caramelle poi, i mostri non fanno più così tanta paura, e quel buio che tanto temevamo da bambini non sembra poi così spaventoso. Forse l’armadio scricchiola ancora con un atteggiamento piuttosto sinistro, ma una giustificazione più che razionale ci rassicura, ed è proprio a questa spiegazione che ci ancoriamo con fermezza, perché i mostri non esistono, no?

Ci sono misteri però che a volte galleggiano in una fitta nebbia per epoche intere, nessuno conosce la verità, nessuno riesce a vedere e a scoprire cosa c’è oltre quella nebbia, ed è allora che questi misteri si allargano, si distendono al di sotto di laghi segreti, lontani da chi vorrebbe comprenderli, da chi vorrebbe svelarli.

Fra Serafino Montorio, nel suo “Zodiaco di Maria, ovvero le dodici provincie del Regno di Napoli” pubblicato nel 1715, narrò dei terribili scontri tra Napoli e i Saraceni.

Lo scrittore riportò nella Cronaca del 789 uno strano e inspiegabile avvistamento avvenuto ai piedi del monte Sant’Elmo lungo il percorso del fiume Petruscolo, il quale anticamente scorreva in quelle zone. Proprio lì infatti fu riconosciuto un Dragone, o’Serpente, un Draco Teterrimus nascosto nell’acqua, crudele e affamato. Molti persero la vita divorati tra le fauci di quella immonda creatura e tutti coloro che incautamente si avvicinarono non fecero più ritorno. La paura dilagò nella città come una malattia contagiosa e repentinamente furono prese delle misure restrittive per domare il panico tra le famiglie: dei soldati furono mandati ad ucciderlo, ma giunti lì le povere reclute non trovarono nulla, e del Dragone non se ne ebbe più traccia.

Che sia realtà, fervida fantasia, suggestione?

Nell’agosto del 1971 alcuni contadini del beneventano rilasciarono delle agghiaccianti dichiarazioni ad un cronista del Roma: un rettile inclassificabile comparve dalla valletta del fiume Calore, affluente del Volturno. Poco dopo scoppiò un tragico incendio che distrusse i campi e i raccolti di quelle terre, le fiamme ingoiarono i boschi e i prati di quei territori e in nessun modo si riuscì a domare la catastrofe. Tra le interviste raccolte emerse un resoconto raccapricciante: –il rettile era di una lunghezza innaturale, oltre i cinque metri, con la testa ampia come un cocomero e con un corno lungo circa trenta centimetri.-

 

Infine, come non citare il primo vampiro dell’età moderna, opera di Rymer, attribuita poi successivamente a Prest: “Varney the Vampire“, il nobile inglese che giunse a Napoli pronto a sbranare e attaccare le sue vittime squisitamente femminili. Colto poi dalla tristezza e dall’agonia della sua condizione, decise di lanciarsi tra le lave infuocate del Vesuvio, per essere inghiottito dalle fiamme e cadere per sempre tra gli inferi dimenticati.

Varney the Vampire, feast of blood

Arianna Giannetti

Author: Arianna Giannetti

Diplomata al liceo classico Adolfo Pansini, studentessa di Ingegneria Biomedica all'università di Napoli Federico II. Amo leggere e la scrittura è sempre stata una delle mie passioni più intime e forti. E' un onore per me, poter far scoprire a tutti coloro che ne avranno voglia, aspetti e sfumature nuove o preziosamente antiche, di questa incredibile città.

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