Gli “Undici fiori del Melarancio”: quando la memoria non basta

Ci sono cose che rimangono immutate dallo scorrere del tempo, e se c’è qualcosa che tutti gli studenti di tutte le epoche aspettano fin da settembre, dalla prima ora del primo giorno di lezione, è la famosa “gita”, oggi meglio nota come “viaggio d’istruzione”. Se alcuni sono impazienti di avere la possibilità di trascorrere del tempo con i compagni di classe e di conoscerli al di fuori di un’aula per andare oltre il giudizio dovuto alla “bravura” nelle varie materie, altri non vedono l’ora di visitare una nuova città e di spedire a casa una cartolina.

Nello stesso clima festoso il 26 aprile del 1983 quarantotto studenti della scuola media “Nicolardi”, accompagnati da tre professori, si preparavano a partire per Limone sul Garda. Per alcuni era il primo viaggio da soli e dopo mille rassicurazioni sulle telefonate che avrebbero fatto ai genitori una volta arrivati a destinazione salirono sull’autobus, pronti a vivere un grande rito di passaggio che li avrebbe resi più indipendenti. Ma quelle telefonate, purtroppo, non arrivarono mai. Nel primo pomeriggio in un tratto curvo della galleria del Melarancio, nei pressi di Firenze, la vita di undici ragazzi fu spezzata.
A causa di alcuni lavori nel tunnel i veicoli dovevano viaggiare a doppio senso di circolazione in un’unica corsia. Forse per gli scherzi e gli schiamazzi gli alunni non si accorsero del tubo di ferro che squarciò la fiancata dell’autobus: non c’era abbastanza spazio per quei due grandi veicoli e l’urto fu inevitabile. Furono attimi che i sopravvissuti, feriti o illesi che fossero, non riusciranno a dimenticare, così come rimarranno scolpiti nella memoria dei primi soccorritori. L’Italia intera di fronte ad una tragedia così grande ed inspiegabile rimase senza parole. E numerosissimi furono i cittadini che parteciparono ai funerali allo stadio Collana, commuovendosi di fronte quelle bare bianche che non avrebbero dovuto essere lì.

Ci furono processi e condanne severe, affinché non dovesse più ripetersi un avvenimento del genere. E per non dimenticare gli “Undici fiori del Melarancio” fu intitolata loro una strada non lontana dalla scuola che frequentavano ed ancora oggi l’associazione culturale “La Rotonda Onlus” organizza dei concorsi nazionali a loro dedicati. Molte volte sono passata davanti la lapide che riporta i nomi di quei ragazzi e mi sono fermata a leggerli, uno per uno: Annalisa Di Girolamo, Eva De Cicco, Francesca Ielpo, Stefania Bianchi, Alfredo Lombardo, Alessandro Sturatti, Eduardo Aurino, Gianpaolo Cajati, Maurizio Autunno, Riccardo Pironti e Ruggiero Giancristofaro. E da brava narratrice di storie, ho iniziato ad immaginarne: chissà se due di loro erano seduti vicini perché avevano aspettato quella situazione per dirsi che forse, un pochino, si piacevano. Chissà se stavano progettando di andare al liceo insieme per rimanere compagni di banco, chissà cosa volevano fare da grandi. Chissà chi sarebbero diventati.

Una cosa però è certa: che per quanto cerchiamo di non dimenticare, alla fine la memoria non riesce a prevenire il ripetersi degli eventi. E l’incidente avvenuto nel 2012 a Sierre in Svizzera, dove altri ragazzi delle scuole medie di ritorno da una settimana bianca hanno perso la vita per lo schianto del loro autobus in un tunnel, ne è la prova.

-Federica Russo

L’immagine della chiesa di S. Maria della Rotonda è stata presa dal web.

Author: Federica Russo

Sono una studentessa del liceo Sannazaro. Adoro il francese, i libri, i film e qualunque forma d'arte in generale. Il mio obiettivo è di girare il mondo non smettendo mai di cercare d'imparare cose nuove. E di mangiare tutti i tipi di cioccolata esistenti, ovviamente. Con tutte queste premesse era prevedibile che io e Storie di Napoli un giorno ci saremmo incontrati, no?

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