Il Ponte sul Garigliano: quando l’ingegno batte l’opinione pubblica

ponte sul garigliano

 

Il Ponte Real Ferdinando sul Garigliano.

Realizzato nel 1832 fu il primo ponte sospeso d’Italia. Di solito si racconta di come il ponte fu costruito, partendo dal progetto definitivo. Invece oggi vogliamo raccontarvi di come si è arrivati alla grande invenzione che ha reso questo ponte uno dei ponti più ingegnosi di tutta Europa.

Nel 1788 Re Ferdinando I commissionò il progetto di un ponte che attraversasse il Garigliano. Innumerevoli furono le proposte: un ponte ad un unico arco ad opera del direttore signor Piscicelli, un ponte che prevedeva la deviazione del fiume e infine un ponte ad archi in legno come quello che fu costruito sul Calore. Tutte idee che furono abbandonate a causa della mancanza di soldi. Si optò così per un ponte provvisorio, che purtroppo andò distrutto a causa di numerose alluvioni. Fu proprio per quest’ultime che si propose inoltre, innumerevoli volte, di realizzare una platea, deviando le acque del fiume in un nuovo letto. Ma la mancanza di fondi fece fallire anche quest’ultimo progetto.

Fu così che, sentendosi ispirato dal questi continui fallimenti, Carminantonio Lippi, nel 1820, pubblicò le sue memorie proponendo una soluzione a questo sofferto attraversamento. ponte sul garigliano

Si arrivò così al ponte pensile, già proposto a Parigi e a Londra, con delle catene di ferro in sospensione, che rappresentava un uso rivoluzionario di questo materiale il cui utilizzo in edilizia era ancora limitato.

Il signor Lippi, famoso studioso, nei suoi scritti suggerisce di chiamarlo “Ponte della Costituzione” per segnalare l’epoca della rigenerazione dell’ingegno italiano. Egli riuscì a trovare la soluzione alla richiesta del re Ferdinando I già nel 1809, definendo il suo ponte “leggero, solidissimo, elegante e sommamente economico“. Nel 1817 presentò il progetto alla Real Accademia di Scienze, che fu però ampiamente criticato. Ma egli non si diede per vinto e rispose pubblicamente ad ogni singola accusa, anche a quella in cui gli ingegneri del Corpo Borbonico di Ponti e Strade bollarono la sua idea come retrograda assumendola simile ai ponti a corda delle culture antiche dei Cinesi e degli Inca.

Le sue idee all’avanguardia non finirono buttate al vento poichè nel 1825 l’ingegnere Luigi Giura, analizzò questa fatidica idea del ponte sospeso, la fece sua e elaborò un progetto. Progetto che perfezionò fino al 1828, al seguito di alcuni viaggi, e che iniziò a realizzare su incarico di Francesco I di Borbone.

I lavori durarono 5 anni e non tardarono le critiche da parte degli altri paesi europei che oltre a screditare il ponte, screditarono anche l’ingegno napoletano. Ma il sovrano, divenuto Ferdinando II, noncurante, portò avanti i lavori e l’inaugurazione avvenne in Maggio. La cattiva reputazione che si formò attorno a questo ponte impedì al popolo di salirci, fin quando il re in persona, armatosi di coraggio si piazzò al centro del ponte, facendo cenno a due squadre di lancieri al trotto e sedici traini di artiglieria di farsi avanti.

Come si può immaginare il ponte non crollò sotto il peso del sovrano e dei suoi soldati, ma crollò invece sotto il peso dello scoppio delle mine tedesche nel 1943. Fu solo nel 1998 che fu ricostruito e aperto al pubblico nel 2001. Oggi è visitabile durante gli orari di apertura del vicino Comprensorio archeologico di Minturnae.

 

Foto di Federico Quagliuolo

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Author: Roberta Montesano

Studentessa di Ingegneria Edile-Architettura. Sarebbe scontato dire che amo Napoli, più in generale, amo viaggiare e scoprire le culture del mondo. E quale modo migliore per imparare e ricordare nuove cose se non con la fotografia?

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