Baia sommersa, dove il tempo si è fermato

Chi non conosce Pompei ed Ercolano, le cittadine romane che nel 79 d. C. il Vesuvio volle coprire di polveri e lava così da custodirne la bellezza per poi restituirla dopo secoli tra la meraviglia e lo stupore di chi per primo riportò alla luce quelle costruzioni tanto antiche.
Ma l’antica Roma vive immortale e silenziosa nel nostro golfo anche in punti meno conosciuti, forse perché non così semplici da scovare.
Eppure basta immergersi a pochi metri di profondità nelle acque di Baia, località di Bacoli, per fare un tuffo nel passato. Al di sotto del livello del mare si erge infatti quello che, circa duemila anni fa, era uno dei luoghi di villeggiatura più ambiti dall’aristocrazia romana.
Nel corso dei secoli il fenomeno del bradisismo, tipico della zona dei Campi Flegrei, condusse all’abbassamento di questo centro di lusso, fino ad inabissarlo completamente.
La sua riscoperta ebbe inizio solo negli anni ’40, quando durante la Seconda Guerra Mondiale, alcune foto aeree riconobbero le strutture del Portus Julius. Fu però a partire dal 1960 che vennero effettuale le prime vere e proprie ricerche archeologiche subacquee. Ed ecco che il mare cominciò poco a poco a svelare i suoi segreti: vennero riconosciute la villa dei Pisoni ed il ninfeo di Claudio oltre ad una serie di colonne, pilastri e pavimentazioni. Rinacque il deversorium vitiorum come lo definì Seneca, ovvero il villaggio del vizio.
Le sue testimonianze sono ben chiare, pare che un tempo il litorale di Baia fosse teatro di amori maliziosi e burle di giovani ubriachi. Per questo, il vecchio filosofo preferiva ritirasi nella sua villa piuttosto che scendere in spiaggia e mescolarsi tra quella gente che guardava con distacco e quasi disprezzo. Nelle sue Epistulae ad Lucilium scriveva:

Lì tutto si concede all’immoralità, là essa si di sfrena più che altrove, come se il luogo stesso richiedesse ogni specie di scostumatezze […] il saggio o chi aspira ad esserlo non sceglierà Baia

Ancora oggi il parco sommerso di Baia continua a rivelare la sua storia. Le mareggiate consentono spesso la riscoperta di un nuovo angolo, seppur questo patrimonio sia stato in gran parte danneggiato dalle navi che nei secoli hanno approdato in zona.
Dal 2002 è possibile anche per i turisti eseguire delle escursioni subacquee in quella che è diventata un’area marina protetta. Così si può tornare indietro nel tempo toccando le statue di divinità (si tratta di copie, le originali sono custodite al Museo archeologico del Campi Flegrei) oppure scoprendo dei pavimenti in mosaico perfettamente conservati, basta scostare un po’ di sabbia, quel po’ di sedimenti che quotidianamente li ricoprono per ammirare quello che la natura, forse meglio dell’uomo, è stata in grado di custodire.

Laura d’Avossa

Author: Laura d'Avossa

Studentessa del liceo classico Jacopo Sannazaro. Amo tutto ciò che è espressione di se stessi: la scrittura, il disegno, il teatro, la danza. Napoli per me è casa, forse dopo essere nata qui non potrei vivere in nessun altro luogo. Per questo viaggiare sí, ma tornare sempre.

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