Farmacia degli Incurabili: gioiello settecentesco o sede della Massoneria napoletana?

Siamo a Napoli, all’inizio del’500. La città, divenuta tra le metropoli più popolose d’Europa, è da poco entrata a far parte del maestoso Impero spagnolo di Carlo V; le strade pullulano di artisti e intellettuali provenienti da ogni parte del mondo, i cittadini sono coinvolti in nuove iniziative politiche e sociali. Per le vie si respira un clima infervorato di benessere e culturale, mentre la città si prepara ad accogliere funzionari spagnoli.

Nel 1506 giunse in città un importante giurista, Giovanni Llonc, italianizzato in Giovanni Longo, accompagnato dalla moglie Maria Longo, al seguito del re Ferdinando II d’Aragona.

La Storia racconta che, rimasta vedova poco dopo, e affetta sin dalla giovinezza da una grave forma di artrite reumatoide, Maria Longo nel 1516 si recò in pellegrinaggio al santuario della Santa Casa di Loreto , per chiedere la grazia della guarigione: guarita, fece voto di dedicare il resto della sua vita alla cura degli infermi ed entrò a far parte del Terz’ordine secolare di San Francesco assumendo il nome di Maria Lorenza.

La sua iniziativa più importante, fu la fondazione dell’ospedale di Santa Maria del Popolo, o degli Incurabili, inaugurato il 23 marzo del 1522 presso Caponapoli, la zona più alta e salubre della città, un tempo acropoli greca.  Gli “Incurabili”  all’epoca erano i malati di sifilide, più comunemente nota come “mal francese”, i quali trovarono assistenza nella nuova e grande struttura ospedaliera, che per lunghi periodi della sua attività riuscì a contenere oltre 2000 posti letto.

Il complesso comprendeva, oltre l’ospedale, anche la Cappella dei Bianchi, ad oggi chiusa al culto, la Chiesa di Santa Maria del Popolo, e, dall’altro lato del grande cortile, la monumentale Farmacia degli Incurabili; unica testimonianza a noi pervenuta del decorativismo settecentesco partenopeo, un autentico gioiello protetto da un imponente porticato con doppia rampa di scale in piperno, realizzata nel 1750 da Domenico Antonio Vaccaro e Bartolomeo Vecchione, frutto della ristrutturazione dell’antica spezieria del 1500, uno dei più importanti esempi di Rinascimento partenopeo. I lavori furono finanziati dal generoso lascito di 40 mila ducati d’oro da parte di Antonio Magiocca, importante giurista e magistrato della salute, il quale nel suo testamento indicò con minuziosa precisione come esattamente dovessero essere progettati gli interni, e quali artisti, tutti di origine partenopea, avrebbero dovuto prendere parte ai lavori.

Appena entrati in quest’insuperabile esempio di barocco-rococò, è impossibile non farsi trasportare indietro nel tempo. Tutto è rimasto esattamente come tre secoli; sono ancora fortissimi  i più svariati profumi delle erbe antiche, delle quali si serviva l’antico spezierie per realizzare i più disparati e miracolosi farmaci,  su un maestoso tavolo in radica di noce, che regna sovrano al centro della sala. Pregevolissime mensole in legno,  realizzate da Fucito,  arredano gli ambienti,  sulle quali poggiano oltre 400 vasi policromi in stile maiolicato, raffiguranti ciascuno una scena diversa, realizzati presso la fornace dei fratelli Massa, e dipinti da Lorenzo Salandra.                                                                                                                       Il tutto è protetto dall’alto,  da un grande arco, simboleggiante un velo squarciato da due angeli, a rappresentare il passaggio dall’alchimia alla farmacologia, la nuova scienza. In questa sala, poi, sono conservate anche due teche del ‘500, a ricordo dell’antica spezieria, i cui vasi sono, alcuni, riempiti con calcoli umani polverizzati, altri con corna, ossa e denti di animali.

Il secondo salone, detto “la Grande Sala”, era solitamente chiuso alla clientela della farmacia, e aperto solo in occasioni importanti. In alto troneggia con aria solenne la statua di Antonio Maggioca, il committente della struttura, che con un sorriso sulle labbra indica il meraviglioso ambiente; anche qui dominano le mensole in stile radica di noce, intagliate d’oro, sulle quali poggiano oltre 250 vasi maiolicati, impreziositi da scene della Genesi su di essi dipinti sempre da Lorenzo Salandra.

L’intero ambiente è poi vegliato dall’alto da una bellissima tela del 1750 firmata da Pietro Bardellino; il dipinto,tratto da  una scenda dell’Iliade,raffigura  un gruppo di soldati feriti, capeggiati forse da Menelao, che chiedono aiuto a Macaone, medico acheo e primo esponente della medicina di cui si parla nella mitologia, il quale indica ai soldati un’erba curativa, la centella asiatica.

Per molti anni, l’attività principale dell’antica spezieria fu strettamente connessa alla composizione di farmaci curativi, ma non fu l’unica; se vi dicessi, infatti, che questo luogo fu anche uno dei più importanti siti attivi della Massoneria napoletana?

Napoli era in quel periodo un fulcro della Massoneria e dell’esoterismo europeo, e si racconta che, in quel fervido clima, chiostri e  sale del cinquecentesco complesso furono sede dei principali cenacoli esoterici della città, sin dal ‘600.  Luigi d’Aquino, Raimondo Di Sangro, Giovanni Balsamo, meglio conosciuto come Cagliostro, furono tra i principali esponenti massonici ad attraversare le sale della Farmacia, un luogo tutt’oggi colmo di richiami, segreti celati e messaggi nascosti riconducibili alla misteriosa organizzazione; vi sono simboli più evidenti come le piccole piramidi nere poste in alto sulle mensole;  messaggi criptici come il numero e la disposizione nello spazio dei vasi, e persino le dimensioni delle sale non sono casuali, ma rispondono a  precise regole massoniche; o ancora le raffigurazioni, ai lati del soffitto della Grande Sala, dei volti di importanti intellettuali massonici: Alessandro Volta, Antonie Lavoisier e Jacob Berzelius. Volti ben in vista, ma anche nascosti nei posti più impensabili, come quelli raffigurati, di profilo, tra le nuvole del dipinto di Bardellino, o il volto di “bafometto”, posto sotto la statua del Maggioca.

Ancora oggi non siamo in grado di svelare i segreti nascosti e disseminati in questo luogo, e forse non lo saremo mai. Quel che è certo, è che la storia di questa affascinante Farmacia non finisce di sicuro qui; ci sono ancora tante cose da scoprire, tanti altri racconti seppelliti in attesa che qualcuno li riporti alla luce. Questo, è quello che succede quando Arte, Magia e Scienza si fondono in un connubio perfetto. Questo, è quello che succede in una città incredibile come Napoli.

 

 

Di: Andrea Andolfi

 

Author: I lettori di Storie di Napoli

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